del benemerito amico dell’Arte Pasquale Limoncelli.
Alberto Chiarini (Teramo, 1939 – 1988) è stato un artista poliedrico: pittore, grafico, scultore e innovatore culturale. Diplomato all’Istituto d’Arte di Macerata, proseguì gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di Franco Gentilini e Mino Maccari. Attivo sin da giovane, fu tra i fondatori del gruppo innovativo “Il Pastore Bianco”, guidato da Guido Montauti, con cui visse una stagione di rinnovamento artistico e territoriale. Si cimentò anche nella grafica, riscoprendo la tecnica delle acqueforti e delle litografie – fu tra i primi a dotarsi di uno studio con torchio “a stella” per stampe in calcografia a Teramo. Sempre curioso e innovativo, fu tra i collaboratori più creativi di Tele Teramo da me diretta, dando voce alla cultura popolare e al dialetto abruzzese quando ancora erano appannaggio marginale.
La sua produzione artistica, contrassegnata da una raffinata adesione lirica al territorio, ha spaziato tra paesaggi, sculture, nature morte e figure, sempre permeate da una luce mediterranea, atmosfere rarefatte e rigore prospettico rinascimentale. A fianco all’arte, Chiarini fu anche docente all’Istituto Magistrale di Teramo. Un tragico incidente stradale, avvenuto il 16 agosto 1988 mentre stava preparando una personale a Scanno, pose fine alla sua vita terrena ma vide i suoi amici organizzare lo stesso quell’esposizione omaggio.
Anche dopo quasi quattro decenni dalla sua scomparsa, l’opera di Chiarini continua a illuminare la scena culturale abruzzese. La Casa della Cultura, guidata da Pasquale Limoncelli, presenta ora una mostra incentrata sulle sue acqueforti, affiancata dalle incisioni di Enrico Piras (incisore sardo, attivo fin dagli anni ’70) e Carlo Pescatori, offrendo un ideale dialogo tra le tecniche incisorie e la sensibilità grafica dei tre artisti. Nonostante il passare degli anni, l’arte di Alberto Chiarini resta viva grazie a mostre come quella allestita dalla Casa della Cultura, diretta da Pasquale Limoncelli, che conferma ancora una volta la sua perseverante missione di valorizzatore delle figure più significative della cultura e dell’arte.
Questa mostra, infatti, non è solo un tributo a un rimpianto artista che non c’è più, ma un incontro tra generazioni, tecniche e sensibilità grafica. In un colpo d’occhio, la mostra ricorda e ripropone Chiarini: maestro di grafica, maestro di cultura, maestro di Paesaggio. Un’occasione preziosa per riscoprire un artista che, attraverso segni, colori e simboli, ha raccontato l’Abruzzo, lasciando un’eredità luminescente che continua a ispirare ogni amante del bello.