Disarmonia leggera

Disarmonia leggera

“…avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia stessa della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia”

(Eugenio Montale)

===============

Nascono nel suo giardino, quei limoni: Paola li ha portati qui col loro giallo sfrontato perché siano un omaggio a Montale, al suo Ossi di seppia a cent’anni dalla pubblicazione, e al “nostro” aoidos Di Bonaventura che oggi, in questo spazio dedicato alla bellezza e all’arte, ne ripercorre i versi e la biografia poetica.

Ancora poesia – e della più alta – è quella che affianca, quasi didascalie in versi, le creazioni di Paola Celi: e sono, oltre a versi montaliani, oltre al leopardiano grido di dolore “All’Italia”(… dite, dite / Chi la ridusse a tale? ), i versi di Giarmando Dimarti “trovatore dell’ombra”, quelli dello stesso Di Bonaventura, e la “Disarmonia leggera” di Paola Celi con la sua ricerca di approdi sicuri nella Bellezza.

Tanta di quella poesia – pittorica, in versi, e anche in musica – c’è dunque fra le pareti di questa azzurra Palazzina da esserne perfino sopraffatti, sicché vedere dire “fermati, sei bello  a questo frammento di tempo che ci è dato, nel chiassato silenzio del confuso presente…

Bello è dunque il naufragare tra le molte suggestioni di una produzione pittorica magistrale, che trascorre dal figurativo al concettuale senza apparente contrasto, essendo l’energia interiore e la forza evocatrice il solido fil rouge che ne raccorda ogni parte.

Sceglie “l’agile salto del poeta”, Paola Celi, per oltrepassare disarmonie, disaccordi dell’incedere vivere.

E il suo voler guardare il mondo con nuovi occhi è in quei volti femminili che ci chiamano e ci parlano; che reclamano, anzi, e hanno ”voce” perentoria che trattiene e obbliga a fermarsi, a leggere la complessità dentro gli sguardi, l’universo interiore dietro i chiaroscuri.

Sollecitano risposte, quegli occhi aperti su di noi, e le linee sensuali dei corpi suggeriscono storie, indicano percorsi, aggiunti orizzonti per una femminilità finalmente umana, affrancata dal pregiudizio e dallo stereotipo.

Dove poi l’ispirazione trapassa dal figurativo al concettuale, si azzerano le coordinate spazio – temporali e l’oggetto, così come nella poesia montaliana, si fa correlativo oggettivo , evocatore di significati, strumento di una ricerca di senso che superi la disarmonia e collochi l’uomo consapevolmente di fronte a sé stesso e “nel mezzo di una verità”.

Non poteva che essere l’antieloquenza montaliana, allora, la poesia da collocare in questa cornice.

E la scabra essenzialità degli Ossi di seppia che la voce attoriale scaglia fra noi ci appare un tutt’uno con la forza simbolica – ora surreale ora inquieta ora beffarda – degli oggetti alle pareti sottratti alla normalità del quotidiano perché, come la parola poetica, colgano l’essenza delle cose.

Lo sguardo fruga d’intorno , nel verso montaliano, cerca l’illusione e si ritrae sconfitto, e l’azzurro si mostra / soltanto a pezzi, in alto, fra le cimase : eppure tutto, in Ossi di seppia, “cerca di darsi una voce” (S.Solmi), il disincanto si trasforma in messaggio e norma etica nell’attimo stesso in cui constata, e virilmente accetta, il deserto del vivere.

È per questo afflato titanico che oggi il nostro aoidos ripercorre attraverso le interviste al poeta (l’ Intervista immaginaria del 1946 ed altre) la genesi e il senso di quella poetica, la fertilità e l’universalità di un approdo che – così come nel pessimismo leopardiano è l’utopia solidaristica de La Ginestra – in Montale e in Ossi di seppia è la ricerca della smagliatura nella rete, dell’anello che non tiene, del fantasma che può salvare. E che, nell’accettazione del male di vivere, diviene rifiuto di miti e di ottimismi consolatori, poderosa lezione etica capace di tradursi, all’epoca, in azione politica e militante opposizione.

Scivola via, e vorremmo trattenerla, l’abbondante ora e mezza di immersione nella poesia montaliana che il vulcanico Di Bonaventura arricchisce di stralci di confidenze e “confessioni” attraverso le interviste: ci rivelano, fra molto altro, il talento musicale del poeta, l’aspirazione a una carriera baritonale (“Un’ambizione più concreta e strana mi occupava, diventare baritono”) fatalmente spezzata dalla morte del suo maestro, Sivori, e accomodatasi più tardi nel lavoro di critico musicale; e perfino, curiosamente, la passione per la pittura (“…tornò con una cassettina piena di gessi colorati e con un cartone in cui si vedeva un paesaggio che ricordava vagamente lo stile di Semeghini…” **).

È dunque nel posto giusto oggi, il poeta: perché Qui delle divertite passioni tace la guerra, perché qui si sentirebbe in gradita ed ottima compagnia, con Paola Celi, con Vincenzo Di Bonaventura, con Giarmando Antonio Dimarti.

================

*Quando un giorno da un mal chiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo del cuore si sfa,

e in petto ci scrosciano

le loro canzoni

le trombe d’oro della solarità.

(E.Montale, I limoni, in Ossi di seppia )