E’ un problema serio: resta solo odio
Pier Francesco Pingitore, regista, autore e mente di quella fucina satirica che fu il Bagaglino, ha recentemente dichiarato: “La politica può far ridere, ma oggi vedo solo odio”.
È una frase che pesa come un macigno, un’amara constatazione su ciò che la politica italiana è diventata: da palcoscenico della commedia umana a teatro del rancore quotidiano. Un tempo, la politica era anche un terreno fertile per la satira. Si potevano prendere in giro i potenti, imitare le loro gaffe, esagerarne i tic con spirito e intelligenza. Il pubblico rideva, ma sapeva anche riflettere. Ridere della politica era un esercizio di democrazia: si sdrammatizzavano le tensioni, si smussavano gli spigoli ideologici, si trovava un terreno comune fatto di ironia condivisa.
Oggi, invece, lo scenario è cambiato. L’umorismo è stato spazzato via da una comunicazione violenta, dai meme velenosi, dalle urla nei talk show e dagli slogan rabbiosi sui social. L’odio è diventato linguaggio. Non c’è più spazio per la battuta intelligente, perché la polarizzazione ha reso tutto bianco o nero, amico o nemico. Chi prova a scherzare viene tacciato di superficialità o schieramento.
Ma se la politica non fa più ridere, è un problema serio. Perché significa che ha perso contatto con l’umanità delle persone. La risata, quella vera, nasce dal riconoscimento dei nostri limiti, delle nostre contraddizioni. Se la politica diventa solo campo di battaglia, perde la capacità di ascoltare, mediare, accettare le differenze. Pingitore ha usato un verbo preciso: “vedere”. Non ha detto che l’odio ha preso il sopravvento in assoluto, ma ciò che è oggi sì.