La pace è un’utopia?

Il trattato firmato sotto l’egida degli USA  per la cessazione delle ostilità nella tormentata Striscia di Gaza ha suscitato alcune riserve relative al tipo di accordo stipulato: è stato definito trattato di pace, ma non so se si possa definire pace un trattato stipulato senza la firma dei due contendenti. Se infatti non dialogano tra loro i diretti interessati, quale certezza si può avere sul rispetto delle condizioni stabilite e soprattutto sulla sospensione delle ostilità?

La situazione di belligeranza in Europa e in Medio Oriente suscita l’interrogativo su cosa sia veramente pace e se è possibile conseguirla. La storia umana è costellata di guerre: tutti i popoli conosciuti hanno combattuto per necessità o per desiderio di conquista, anche se hanno sempre invocato la pace. Oggi si parla della situazione di Gaza e del conflitto fra Russia e Ucraina, ma vi sono tanti altri scenari di guerra, come è stato più volte ricordato anche dai Pontefici. In molti Paesi si svolgono conflitti di cui non abbiamo notizie, ma se pensiamo ai tanti rifugiati presenti sul territorio europeo, viene da pensare che la pace sia solo un desiderio e che la guerra sia insita nella natura umana, e perciò inevitabile. 

Non si può definire la pace se non in opposizione alla guerra, per questo il discorso sulla pace richiede una riflessione sulla guerra. Vi sono molteplici cause alla base dei conflitti fra i popoli: desiderio di conquista, differenze religiose, interessi economici, ma in ogni caso la guerra è espressione di violenza distruttiva, che genera una risposta altrettanto violenta, la guerra difensiva. Non sempre la guerra viene combattuta con le armi: si può attuare a livello commerciale, come anche oggi avviene ad opera delle grandi potenze, ma si può manifestare anche a livello culturale come contrapposizione violenta fra diverse posizioni ideologiche (guerra fredda), senza contare i conflitti intestini in diversi paesi.

Da sempre la guerra è stata considerata un elemento costitutivo della realtà e come tale teorizzata in ambito filosofico: tra il VI e il V sec.  Eraclito scriveva: Polemos di tutte le cose è padre, di tutte è re perché il contrasto tra forze contrapposte rappresenta il fondamento (archè) della realtà; nel Seicento Hobbes definiva lo stato di natura  come la condizione degli uomini che vivono in uno stato di guerra di tutti contro tutti (bellum omnium contra omnes), ossia la guerra è un elemento essenziale della natura umana; per Hegel la guerra è il movimento necessario allo sviluppo dello Spirito nella storia, in quanto realizza lo sviluppo morale dell’umanità. In un trattato sulla guerra Clausewitz sostiene che la guerra si ha quando sorge un contrasto ed è costituita da due elementi, il sentimento di ostilità e l’intenzione ostile, essa “non è altro che un duello ingrandito … il suo scopo immediato è di rovesciare l’avversario e ridurlo così incapace di opporre qualunque resistenza”.

A fronte di queste, ed altre, teorizzazioni sulla bellicosità umana, si sono levate numerose voci per invocare la pace, o comunque un controllo della guerra; a partire da coloro che giustificano solo la guerra come necessaria autodifesa; agli illumnisti; a coloro che assumono una posizione decisamente pacifista, come Kant che ha scritto Per la pace perpetua, preconizzando la costituzione di un diritto internazionale cosmopolitico, che deve fondarsi su un federalismo di liberi stati. Nell’ Ottocento si è sviluppato il pacifismo, movimento teorico e pratico teso al raggiungimento della pace tra i popoli e all’abolizione giuridica della guerra come il mezzo per risolvere i conflitti (Tolstoj). La pace, che è il più antico sogno dell’umanità, la più sentita aspirazione di ogni individuo, rimane ancora ideale inappagato di concordia, armonia, fraternità.

Oggi da più parti si levano voci ad invocare la pace in campo laico attraverso appelli di intellettuali e politici, o anche con manifestazioni popolari. Il termine pace deriva da un antico termine sanscrito che significa “legare”, “unire”. Per gli Stati vuol dire infatti vivere in accordo, essere uniti da vincoli di amicizia e cooperazione; per gli individui significa essere in armonia con se stessi, superare le proprie chiusure, accettare gli altri, valorizzare l’ essere rispetto all’ avere, sentirsi solidali gli uni con gli altri. Ma non si può essere in pace se non insieme, perciò occorre che vi sia la collaborazione di tutti per raggiungere questo difficile traguardo.   

A livello politico è necessario riconoscere la pari dignità delle varie comunità, senza discriminazioni razziali, culturali o sociali, in modo da eliminare gli squilibri tra i popoli e tra le popolazioni e le risorse, al fine di costruire una realtà solidale a livello mondiale. Per garantire la pace dopo la Grande Guerra, che causò milioni di vittime militari e civili, si avvertì l’esigenza di controllare i fenomeni bellici a livello internazionale, perciò  fu costituita la Società delle Nazioni, che però non riuscì a evitare il secondo conflitto mondiale, ancora più sanguinoso e terribile, per il coinvolgimento delle popolazioni civili e l’uso di armi sempre più distruttive, in particolare la bomba atomica. Venne costituita perciò una nuova assemblea mondiale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, dotata anche di proprie truppe; tuttavia i conflitti, anche se su scala ridotta non sono stati eliminati, anche a causa del meccanismo di funzionamento dell’assemblea (diritto di veto attribuito alle  potenze vincitrici).  

In ambito religioso, senza contare tutte le voci che hanno invocato la pace fin dagli inizi del cristianesimo, a partire dai testi evangelici, numerosi e importanti sono stati i richiami alla pace da parte di teologi, Padri della Chiesa, intellettuali (Erasmo), e pontefici. Tra gli interventi più significativi  e attuali ricordiamo quello di Benedetto XV che nel 1917  si rivolse ai capi delle nazioni belligeranti affinché ponessero fine a quella “inutile strage”; ma un documento fondamentale è la Lettera enciclica Pacem in terris, indirizzata da Giovanni XXIII  “a tutti gli uomini di buona volontà” (11 aprile 1963). Nel testo giovanneo il concetto di pace integra e supera il significato comune, richiamandosi all’ordine stabilito da Dio per l’umanità, ordine indirizzato al fine soprannaturale. Il papa afferma che la pace non è un dato, ma si deve costruire, è un  progetto affidato alla volontà buona degli uomini; la pace, che è il bene più fragile e raro, è anche il bene più prezioso e deve essere perseguito con tutte le forze. Per la dottrina cristiana il concetto di pace ha varie sfaccettature: è concordia tra i singoli uomini che possiedono per natura gli stessi diritti e doveri e la stessa dignità, al di là delle differenze di lingua, cultura e religione; è armonia tra individui e pubblici poteri, avente come fine la costruzione di una realtà solidale; è concordia tra nazioni e popoli, tutti uguali al di là delle specificazioni di ciascuno, concordia che si può ottenere eliminando i pregiudizi e le discriminazioni, e favorendo la conoscenza reciproca  per conseguire verità, giustizia, libertà e solidarietà.