Le cure palliative

“La speranza è fatta di cose che hanno bisogno che qualcuno le faccia accadere”
ACOS EMILIA ROMAGNA, 15 novembre 2025

L’incontro ACOS Emilia-Romagna di sabato 15 novembre 2025 dal titolo “La cura della vita alla fine della vita” dal sottotitolo “La speranza è fatta di cose che hanno bisogno che qualcuno le faccia accadere”, è stato sostenuto da diverse associazioni
fra cui la “Benigno Zaccagnini Aps”, Acli Valle Savio, Fondazione Opera Don Baronio ed ha ricevuto numerosi patrocini (Comune di Cesena, Unione dei Comuni Valle Savio, Ordine dei Medici di Forlì Cesena, Ordine delle Professioni infermieristiche Forlì Cesena…) di riflessione e sensibilizzazione circa l’importanza delle cure palliative attraverso
l’esperienza di chi, tutti i giorni, si dedica professionalmente a questa realtà.

Il messaggio che si è inteso trasmettere con l’evento è che le cure palliative non sono la fine, ma sono un percorso di cura che valorizza la qualità di vita. Sono pensate per garantire il benessere dei pazienti con malattie croniche invalidanti, degenerative o terminali e anche per supportare le famiglie.
E’ stato un momento molto partecipato di riflessione sul senso della sofferenza e del morire, attraverso la voce di testimoni alla scoperta di cosa significa accompagnare la vita in qualsiasi condizione. L’evento era rivolto a tutti, operatori sanitari, familiari e amici di persone malate.
Durante la mattinata, si è ricordata Cicely Saunders (1918-2005), prima infermiera e poi medico, pioniera delle cure palliative. La Saunders lottò fortemente per aprire il primo hospice moderno che, come desiderava lei, doveva essere «una casa specializzata come un ospedale e un ospedale caldo come una casa», insomma un ospedale-casa. La prima, quindi, a sottolineare il valore delle cure palliative nella medicina moderna. Cicely Saunders era sempre più convinta che i “morenti sono stati dimenticati dalla medicina e per la scienza è una vera sconfitta” e affermava che «prima di ogni terapia, la medicina è uno sguardo all’altro pieno di rispetto» cioè una relazione!

Di fronte al “non c’è più niente da fare” non ci si arrende, ma come operatori sanitari, e non solo, si lotta per restituire dignità ai malati perché anche in questa fase “C’è ancora molto da fare”. Occorre quindi prendersi cura non della malattia, ma della persona sofferente e della sua famiglia, con un’attenzione totale ai sui bisogni e a quelli dei suoi familiari/caregiver. La persona ha bisogno di essere accompagnata e non sentirsi sola. Se si sente accompagnata, non perde la speranza
La speranza esiste e può illuminarci fino all’ultimo respiro, ma questa speranza “è fatta di cose che hanno bisogno che qualcuno le faccia accadere”. Ecco perché ci siamo ritrovati come ACOS a parlare ancora di cure palliative in
quest’anno Giubilare della Speranza: perché le cure palliative sono un percorso di speranza.
Alla fine della vita c’è speranza se non si è soli.

Durante la mattinata moderata alternativamente da Elena Amaducci, responsabile dell’hospice di Savignano sul Rubicone e da Sandra Montalti, già responsabile del corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Bologna e responsabile del
personale infermieristico e tecnico presso l’Istituto di Cura e Ricerca in oncologia di Meldola (FC), si sono trattati diversi argomenti. Si è partiti dall’esperienza di Carla Bettini, giovane specializzanda in cure palliative, che ha descritto i motivi che l’hanno spinta a scegliere un percorso formativo così particolare. Poi è intervenuto il Prof Marco Maltoni, docente di Medicina palliativa dell’università di Bologna e responsabile del Dipartimento Cure Palliative della Romagna, sul tema della “Cura della vita alla fine della vita”.
Uno spazio è poi stato riservato a Laura Brunelli, infermiera e tutor didattico, che ha presentato una relazione storica sul “Curare la cura nelle tradizioni antiche: dall’Egitto al cristianesimo” come preoccupazione costante e parallela alla storia dell’uomo. A conclusione, è intervenuto Carlo Pantaleo, formatore e coordinatore di progetti generativi con caregiver, che ha centrato il suo intervento “I caregiver: il prendersi cura invisibile, ma necessario” sulla cura offerta quotidianamente dai caregiver.

Carlo Pantaleo