Si è acceso a Teramo un dibattito molto sentito dagli anziani privi di una rete familiare, anche se non privi di mezzi, sul servizio del cosiddetto taxi sociale in occasione della sua istituzione nel comune di Alba Adriatica. La notizia riportata dalla pagina locale di Il Messaggero ha destato molto interesse tra le cosiddette fasce deboli, soprattutto per il chiarimento che al riguardo ha fornito l’assessora ai servizi sociali del suddetto comune, Francesca Di Matteo: “Un servizio che nasce dall’ascolto dei bisogni reali dei cittadini anziani soli, persone in difficoltà economica, cittadini privi di una rete familiare di supporto che, troppo spesso, incontrano ostacoli anche negli spostamenti necessari per cure mediche o per soddisfare esigenze essenziali. Garantire loro la possibilità di muoversi significa tutelare un diritto fondamentale: quello alla dignità e all’accesso ai servizi.”
C’è anche chi ha rivolto o ha intenzione di rivolgere richiesta scritta al Comune di Teramo per perorare la causa della sua attivazione anche qui. Approfondendo la questione, mi sono però accorta che già da giugno 2024 tale servizio viene erogato, sebbene limitatamente alle persone con ISEE basso, che pertanto non potrebbero permettersi il pagamento di un taxi “normale” o l’accompagnamento di un/una badante. Parlando con la vicesindaca e assessora alle Politiche Sociali del nostro Comune, Stefania Di Padova, ho ricevuto tutte le informazioni e i chiarimenti del caso, indispensabili per farsi un’idea.
Personalmente, trovo giustissimo proteggere le fasce più deboli e fragili della popolazione fornendo gratuitamente l’opportunità di muoversi in autonomia, come tutte le città dovrebbero fare per rispondere ad una visione solidale; comprensibile anche il fatto che non sia possibile estendere la gratuità a tutti i cittadini che non si trovano in ristrettezze economiche, viste le casse comunali sempre più esigue, ma si potrebbe pensare forse ad una forma mista di contributo del Comune per la terza/quarta età. Molti anziani infatti, non sentendosi più sicuri nella guida e non avendo figli o nipoti vicino o non avendoli affatto, sono costretti agli spostamenti con i mezzi pubblici ma non sempre questi hanno orari o percorsi ad hoc. Alcuni possono contare sulla disponibilità di amici ma non sempre ciò è consentito e non tutti hanno una rete di amici liberi e ancora in forma. Né è possibile ricorrere spesso a taxi o badanti, considerato il sempre minore potere d’acquisto delle pensioni rispetto al sempre maggiore costo della vita. Un contributo dell’anziano, allora, integrato a quello del comune, potrebbe essere la panacea per alleviare almeno in parte i disagi dell’età.
Si potrebbero ridurre i budget per i cantanti molto esosi o per eventi molto costosi per impinguare un po’ il settore del welfare, senza eccedere nel ridimensionare quello dell’intrattenimento sociale che attiene più ai giovani, perché ci rendiamo conto che già Teramo non offre molto e non è il caso di penalizzare nessuna fascia della popolazione. Né è il caso di penalizzare la cultura di cui in questo periodo di crisi di valori c’è estremo bisogno per tutti. Magari una razionalizzazione delle spese potrebbe favorire un aiuto che per gli anziani è prioritario e per il quale sarebbero disposti ad integrare il contributo.