Una sera di marzo

Alfonso Gatto. 

Fu in quel tempo di marzo che nel cielo/

guardando alla città di sera, al volo/

delle sue prime rondini, più solo/

mi vidi, ma con tutti./

Come a un gelo/

dischiuso dal tepore, gli occhi fissi/

all’accadere di quel mutamento,/

ricordavo nel vivere che vissi./

E distratto così nel farmi intento/

al mio segreto sorgere dal nulla,/

trovavo nella voce le parole/

da raggiungere, padre, madre, culla,/

la terra che s’illumina nel sole./

Nel cielo di Milano d’agro e d’oro/

nella sera di marzo, per l’oriente/

affacciata a guardare era la gente/

della mia voce e del mio volto, coro/

di povertà che invoca dalle cose/

il suo nome perpetuo. Non rispose/

l’azzurro che vedevo farsi oscuro/

presentimento, non rispose il muro./