Mary Wollstonecraft (1759 .1797) e i diritti delle donne.

Vorrei che le donne avessero potere non sugli uomini, ma su loro stesse

Sono parole tratte dal saggio “Rivendicazione dei diritti della donna” (1791) di Mary Wollstonecraft, scrittrice britannica considerata una delle fondatrici del femminismo moderno.

Mary nasce a Londra nel 1759 in una famiglia numerosa dove trascorre un’infanzia disagiata. Il padre, agricoltore e tessitore, un uomo violento e troppo spesso in preda ai fumi dell’alcool, tenterà alcuni investimenti, tutti fallimentari, che ridurranno la famiglia in povertà. La futura scrittrice frequenta la scuola in modo irregolare e, appena ventenne, lascia la casa paterna per guadagnarsi da vivere presso famiglie altolocate. Decisione che, in un’epoca in cui la donna sola è vista come figura marginale, assume un valore politico. Mary entra in contatto con gli ambienti radicali londinesi e stringe amicizia con intellettuali che stimoleranno il suo desiderio di conoscenza; consapevole di avere prospettive piuttosto limitate data la sua condizione sociale, continua a studiare da autodidatta acquisendo conoscenza e padronanza dei classici, della Bibbia e di Shakespeare.

Con l’aiuto di un’amica e di una sorella, apre una scuola a nord di Londra e pubblica la sua prima opera: “Pensieri sull’educazione delle figlie”. Parte poi per la Francia, entusiasta per gli eventi rivoluzionari della nazione ma ben presto rimane delusa dagli orrori che caratterizzano il periodo del terrore. Assiste al collasso delle speranze rivoluzionarie e nota, come scriverà in seguito, che il popolo, sotto la repubblica, “si comporta in modo servile nei confronti dei detentori del potere e definisce il governo dei giacobini “venale e brutale”. La scrittrice britannica si dichiara inoltre profondamente offesa per il trattamento irriguardoso nei confronti delle donne, alle quali vengono rifiutati pari diritti. Segue un periodo di relazioni tempestose e poco convenzionali (per l’epoca) e, rientrata in Inghilterra, soffre di una grave forma di depressione che la porterà a tentare il suicidio gettandosi nel Tamigi, ma viene salvata. Per superare il difficile momento, inizia di nuovo a scrivere e a collaborare con una casa editrice dove incontra William Godwin, filosofo progressista precursore dell’anarchismo, con cui inizia una relazione. Rimasta incinta, lo sposa e nel 1797 dà alla luce una bambina che si chiamerà Mary anche lei ma non conoscerà mai la madre, che morirà di setticemia dieci giorni dopo il parto.. Quella bambina diventerà famosa come Mary Schelley, moglie del poeta romantico Percy Bisshe Schelley ed autrice del romanzo gotico “Frankenstein o il moderno Prometeo”.

La fama di Mary Wollstonecraft è comunque legata soprattutto al saggio “Rivendicazione dei diritti delle donne”, considerato in seguito un manifesto delle femministe che spesso si sono interessate più alla vita anticonformista dell’autrice che ai suoi scritti. Pubblicata nel 1792, l’opera risente dell’influenza delle idee di William Godwin: l’autrice critica intellettuali, teorici ed educatori del XVIII secolo, Rousseau compreso, che negano l’opportunità dell’istruzione alle donne, che lei invece ritiene “essenziale” in quanto educatrici dei figli.. Esse potrebbero inoltre essere “compagne” dei loro mariti piuttosto che semplici mogli relegate nel focolare domestico. La scrittrice pone l’accento sulla necessità di un’istruzione adeguata per migliorare la loro capacità critica. Invece le donne sono private della capacità di ragionare come i soldati. Fin dall’infanzia sono abituate ad obbedire ad un’autorità superiore (prima al padre e poi al marito). In un saggio di 87.000 parole, in un’epoca che esalta la ragione ma nega alle donne la possibilità di ragionare, Mary Wollstonecraft Goldwin non abolisce il ruolo di genere ma, a suo parere, è necessaria una separazione per un corretto funzionamento della famiglia e dello Stato. Le argomentazioni razionali si alternano a riflessioni piene di fervore ed emotività. La pubblicazione susciterà immediatamente critiche ed opinioni contrastanti, e per oltre un secolo non verrà ristampata. Controcorrente si schiera la scrittrice George Eliot (pseudonimo di Mary Anne Evans), che definisce il saggio “estremamente serio, con una morale piuttosto pesante“.

Un’opera, quella della scrittrice britannica, che rappresenterà un modello per scrittrici ed attiviste di molte nazioni e che può essere considerata fra i documenti più significativi della modernità.