Grenwich 1533 – Richmond 1603
Elisabeth Tudor è stata una delle figure più importanti della seconda metà del Cinquecento; diventata regina a pieno titolo per legge di successione, protagonista della scena politica internazionale, capace di una politica equilibrata e prudente che fece dell’Inghilterra una delle maggiori potenze europee. Nata nel 1533 dal secondo matrimonio di Enrico VIII con Anna Bolena, nella sua infanzia risentì della volubilità matrimoniale del padre, infatti dopo essere stata favorita nella successione al trono rispetto alla sorellastra Maria, dopo la decapitazione della madre (accusata di tradimento e stregoneria) venne retrocessa nella linea di successione rispetto al fratellastro Edoardo, nato dalla terza moglie del re, Jane Seymour. Alla morte del padre si avvicendarono due sovrani che governarono per pochi anni, dando vita a due periodi segnati da una drammatica oscillazione sul piano religioso: il fratellastro Edoardo, protestante, e la sorellastra Maria, cattolica.
La successione della protestante Elisabetta (1558) fu contestata dalla regina di Scozia Maria Stuart, discendente di Margherita Tudor (imparentata con la famiglia francese dei Guisa), cattolica e appoggiata dai nobili cattolici, che la consideravano illegittima perché figlia di padre divorziato. Tuttavia il timore che una soluzione del genere favorisse la costituzione di un blocco franco-scozzese, in quanto Maria era sposata con il Delfino di Francia Francesco (poi diventato re come Francesco II), convinse lo stesso Filippo II ad appoggiare Elisabetta, che del resto era sostenuta dal Parlamento. Incoronata nel 1558, si preoccupò di attuare una politica pacificatrice sul piano religioso: avversando sia il “papismo” sia il calvinismo, cercò di attuare una soluzione moderata, anche perché nel clima dell’epoca la religione aveva assunto un carattere essenzialmente sociale e politico e per lei era fondamentale la coesione interna. Attuò infatti una blanda tolleranza verso gli altri culti, purché non professati solennemente.
Nel 1559 fece approvare dal Parlamento un Atto di supremazia in base al quale la chiesa era sottomessa alla regina, che assumeva il titolo di Governor (amministratrice), ma i cattolici non venivano perseguitati; i vescovi cattolici che riconoscevano la sua autorità erano sostituiti; la lingua inglese era riconosciuta come unica lingua del culto; la fonte dell’autorità in materia di fede era la Scrittura; era accettata la giustificazione per fede accanto al libero arbitrio; i sacramenti erano due: battesimo e cena, ma veniva negata la transustanziazione; inoltre veniva ripristinato il Book of common prayer, emanato sotto il regno di Edoardo. L’assetto gerarchico della chiesa era simile a quello cattolico, con i vescovi – sottoposti alla corona – che consacravano preti e diaconi; mentre la corona aveva il controllo sulla cultura e l’università.
Le vicende religiose sono alla base del rapporto conflittuale con Maria Stuart; la regina di Scozia in seguito alla rivolta protestante del 1568, anche per via della sua condotta considerata libertina, si era rifugiata in Inghilterra, diventando il punto di riferimento dell’opposizione cattolica contro Elisabetta. Nel 1584 venne sventato un complotto a Throckrton e due anni dopo quello di Babington. Maria condannata per alto tradimento venne giustiziata nel 1587.
L’Inghilterra di Elisabetta viene considerata e definita The Golden Age, l’età dell’oro. Sotto il suo regno la corte diventò un luogo di cultura; la regina si presentò come mecenate e protettrice delle arti e divenne anche collezionista di opere famose: fra le altre disegni di Michelangelo e di Leonardo, e dipinti dei pittori fiamminghi. In campo letterario si arricchì la lingua, si affermarono poeti lirici e sonettisti, vennero tradotti i classici antichi; ma il genere che si impose fu il teatro, dove emergono i grandi poeti come W. Shakespeare, Ch. Marlowe, B. Jonson, J. Webster, Spencer. Le rappresentazioni teatrali di altissimo livello, popolarissime e molto frequentate, contribuirono alla diffusione di un linguaggio più moderno mentre racchiudevano un simbolismo nazionale per la celebrazione del mondo anglosassone. In precedenza artisti girovaghi si esibivano nelle piazze, ma dopo che tali esibizioni vennero vietate (1574) vennero costruiti dei teatri pubblici all’aperto, aperti a tutti anche se i diversi ceti sociali si differenziavano in base ai posti occupati, più importante dei quali il Globe dove si rappresentavano i drammi shakespeariani. Anche la musica conobbe un notevole sviluppo con le figure di autori, che elaborarono una vasta gamma di stili musicali profani e religiosi: ricordiamo J. Dowland, Byrd, Tallis. Nell’architettura si afferma lo stile Tudor, ispirato a modelli rinascimentali e fiamminghi, caratterizzato da edifici squadrati con lunghe gallerie; tra i più importanti architetti si ricordano P. Sydney, E. Spencer, J. Lyly. Anche la cultura scientifica conobbe un progresso notevole con F. Bacon.
Il Rinascimento inglese venne favorito dal notevole sviluppo economico che si verificò nell’età elisabettiana, caratterizzato dalla nascita delle prime forme di industria, dagli investimenti in campo agricolo che diedero vita a una vera e propria rivoluzione (campi aperti, allevamenti intensivi di pecore per sostenere l’industria laniera), dall’industria mineraria legata alla lavorazione del ferro. Lo sviluppo economico si accompagnò a un forte incremento demografico e allo sviluppo delle città; in particolare Londra divenne una capitale moderna, centro commerciale, finanziario e culturale. Tuttavia accanto all’aumento della ricchezza si venne a creare una sacca di pauperismo (come anche in altri paesi europei), che il governo cercò di mitigare con le Poor Laws, e con la creazione di ospedali e ostelli per ospitare donne e bambini, ma anche con misure repressive.
Le basi della potenza inglese furono poste dal grande commercio internazionale al quale si affiancò la pirateria, che assaliva i galeoni spagnoli depredandoli dei carichi di oro con cui venivano incrementate le finanze statali: per i meriti acquisiti con la sua attività piratesca Francis Drake, il comandante della flotta inglese, venne insignito del titolo di Sir. Gli inglesi entrarono anche nella competizione per la conquista dei territori americani, così Walter Raleigh nel 1584 fondò la prima colonia in America, chiamata Virginia in onore della regina che non si era mai voluta sposare.
In campo politico Elisabetta cercò di mantenere un atteggiamento neutrale verso i conflitti degli stati europei e attuò nel corso del suo lungo regno una politica equilibrata, oculata e prudente, volta sempre alla difesa dell’interesse dell’Inghilterra. Si mantenne lontana dai conflitti politico-religiosi che insanguinavano l’Europa continentale, ma la sua politica di espansionismo sui mari e i continui attacchi dei pirati contro la flotta spagnola indussero Filippo di Spagna ad attaccare l’Inghilterra, con il pretesto di voler “vendicare” la morte della cattolica Maria Stuart. Nel 1588 Filippo II attaccò direttamente l’Inghilterra con la sua Invencible Armada; la flotta spagnola avrebbe dovuto ricongiungersi con le truppe di Alessandro Farnese, ma la più agile flotta inglese e la conoscenza delle correnti del canale della Manica furono fatali ai pesanti galeoni spagnoli. Da questa sconfitta si può datare l’inizio della decadenza spagnola e l’ascesa inarrestabile della potenza marittima inglese in campo commerciale e coloniale.
Elisabetta ebbe grande cura della propria immagine, costruendo da sé una iconografia del proprio potere, come dimostra il dipinto di Hans Ewort Il giudizio di Paride, in cui viene raffigurata nelle vesti di Paride in piedi, “donna nell’aspetto ma uomo per il ruolo che detiene”(Françoise Borin), sicché la sua immagine si scosta da quella dei comuni mortali. Divenne un’icona per la moda del tempo per la cura che riservava all’abbigliamento, fastoso e impreziosito da gioielli; aveva moltissimi abiti e accessori e impiegava molto tempo per prepararsi. Ricopriva il viso con un pesante trucco a base di cerussite o biacca, per togliere il quale usava una sostanza a base di mercurio; il trucco serviva per nascondere i segni del vaiolo, che aveva contratto intorno ai 25 anni, e secondo alcuni storici tali sostanze le avrebbero causato la caduta dei capelli.
Elisabetta morì il 24 marzo 1603. In mancanza di eredi diretti, poiché non si era mai voluta sposare, il regno passò al figlio di Maria Stuart, Giacomo I, che era stato educato nel culto protestante.