{"id":16819,"date":"2022-03-14T22:52:12","date_gmt":"2022-03-14T21:52:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/?p=16819"},"modified":"2022-05-23T11:08:55","modified_gmt":"2022-05-23T09:08:55","slug":"la-donna-e-la-scrittura-nellitalia-postunitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/2022\/03\/14\/la-donna-e-la-scrittura-nellitalia-postunitaria\/","title":{"rendered":"La donna e la scrittura nell&#8217;Italia postunitaria"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo la ventata rivoluzionaria illuministica \u00a0che aveva immesso in qualche modo, pur se con notevoli ambiguit\u00e0, nel riconoscimento dei diritti\u00a0la donna nella vita cittadina (pensiamo alle tricoteuses parigine ma anche ai salotti di madame de Condorcet e madame Helvetius), i modelli di comportamento del secondo Ottocento circoscrivono la vita della donna nell\u2019ambito della famiglia. Anche se con un ruolo determinante ma solo in questo spazio ristretto. Del resto il tema della famiglia con annessi matrimoni e tradimenti \u00e8 il tema centrale della letteratura dell\u2019epoca, da Maupassant\u00a0che in una novella racconta grottescamente un viaggio di nozze riepilogo della novella <em>Enrag\u00e8e<\/em>,\u00a0a Tolstoj, ai matrimoni economicamente progettati ne<em> I Malavoglia<\/em>. Anzi, secondo qualche critico come Ceserani, la <em>famiglia \u00e8 uno sfondo quasi permanente, spesso ossessivo<\/em>. Con riflessi notevoli, ovviamente, sulla letteratura femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle limitazioni per un&#8217;affermazione sociale esterna della\u00a0donna attraverso il movimento delle suffragettes e quindi della scrittrice, contribuiscono fattori economici ma soprattutto gli ostacoli posti e anche la sensazione di anarchia che questo provoca negli uomini con la paura di perdere il potere. Tutto questo emerge in maniera sorprendente nella riaffermazione da parte della scienza positivistica dell\u2019inferiorit\u00e0 naturale della donna. Su un versante opposto ma concomitante opera come freno anche la valorizzazione del modello cattolico\u00a0di una donna portatrice di spiritualit\u00e0, oltre alla tradizione romantica della donna fragile ed eterea.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 anche per questo che la rappresentazione della donna oscilla tra la visione angelicata (in qualche modo la seconda Lucia manzoniana) e il demonio ( le donne fatali di fine Ottocento dalla popolana lupa alle prostitute di Zola alle donne vampiro di Strindberg). Anche quando la letteratura sembra affrontare con spirito pi\u00f9 libero la tematica femminile, l\u2019esito stesso delle storie nasconde\u00a0la volont\u00e0 di mantenere gli equilibri. Lo si vede in <em>Madame Bovary<\/em> e in <em>Anna Karenina<\/em>, dove il disagio della donna \u00e8 spostato tutto sul piano del rapporto con l\u2019uomo amato. Forse soltanto nella Nora ibnesiana di <em>Casa di bambola<\/em> si comincia a intravedere la ricerca di un\u2019autonomia personale delle donne.  Del resto, l&#8217;emarginazione culturale della donna ha un ampio orizzonte in Europa, dalla Francia progressista ai luterani paesi scandinavi fino alla patriarcale Sicilia verghiana. Determinante in questa marginalizzazione saranno, per\u00f2, anche le difficolt\u00e0 soggettive\u00a0che la donna incontra nell\u2019opera di \u00a0scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p>Non possiamo fare a meno a questo punto di soffermarci un attimo sulle caratteristiche di genere quasi permanenti della voce femminile. Nella scrittura femminile, quasi tutti i critici concordano, ricorre attraverso i tempi una serie di forme letterarie pi\u00f9 immediate culturalmente nelle quali la tradizione letteraria non \u00e8 fortemente vincolante e nelle quali, soprattutto, emerge un continuo rimando alle condizioni esistenziali tipiche della donna: la casa, la famiglia, la solitudine, l\u2019esperienza emotiva. Fino alla met\u00e0 del\u2019700 possiamo dire che le donne scrivono prevalentemente per se stesse, per un pubblico del tutto intimo e privato, ma anche quando nella seconda met\u00e0 dell\u2019 800 si misurano con il mercato editoriale, spesso continuano a praticare la soggettivit\u00e0 privata attraverso l\u2019autobiografia, lettere e diari. Tuttavia, anche quando affrontano \u00a0generi pi\u00f9 esterni come la narrativa d\u2019ambiente, il giornalismo, l\u2019inchiesta, portano il punto di vista femminile determinato sia positivamente da una sensibilit\u00e0 di genere che negativamente dai condizionamenti\u00a0di una situazione di esclusione o, quanto meno, di emarginazione sociale. Partendo da questo limite almeno spaziale,\u00a0non possiamo fare a meno di registrare come l\u2019educazione ottocentesca riservata alle bambine con la sua approssimazione qualitativa e la brevit\u00e0 temporale (la scuola per loro va quasi sempre fino ai dodici,tredici anni)  abbia costituito un handicap serio anche per quelle che poi si affermeranno come scrittrici da Sibilla Aleramo a Grazia Deledda, da Neera ad Ada Negri, per dire solo qualche nome. E\u2019stato anche per superare questo ostacolo che quasi tutte le scrittrici si sono dedicate a un acculturamento del tutto autonomo e, inevitabilmente, disordinato, attraverso letture personali ed \u00e8 anche per questo che i loro temi di indagine e rappresentazione sono stati per lo pi\u00f9 quelli dell\u2019esperienza esistenziale nei generi pi\u00f9 vicini al vivere come romanzi, novelle e liriche. E tuttavia non possiamo trascurare neppure il fatto che l\u2019appartenenza a una sensibilit\u00e0 di genere abbia loro fornito i mezzi per una rappresentazione meno stereotipata di quella angelo-demonio delineata dagli uomini, nella capacit\u00e0 di cogliere la realt\u00e0 del vivere paradossalmente pi\u00f9 viva nelle scrittrici donne nonostante la confusione tra gli abbandoni al fantastico, l\u2019analisi del reale e la carenza del filtro intellettuale e culturale<\/p>\n\n\n\n<p>Esaminando le dimensioni e i caratteri della scrittura sulle donne e delle donne nell\u2019Italia postunitaria, appaiono evidenti alcuni nodi problematici soprattutto se teniamo conto degli squilibri territoriali che in Italia si creano per le opportunit\u00e0 editoriali,\u00a0con le conseguenti differenziazioni di indirizzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella strutturazione territoriale dell\u2019editoria si registra una specie di spaccatura o, meglio, di struttura binaria con l\u2019editoria per letteratura diciamo alta, consacrata dal Carducci, concentrata in Toscana e a Roma con un indirizzo prevalentemente pedagogico a Firenze\u00a0e con predilezioni estetizzanti quasi divistiche a Roma, dove il pubblico \u00e8 pi\u00f9 eterogeneo. L\u2019altro percorso \u00e8 quello della \u00a0letteratura di consumo riservata non tanto a un pubblico specialistico quanto al cittadino medio borghese a Milano, rappresentata soprattutto dai piani editoriali della Sonzogno\u00a0nata gi\u00e0 nel 1818 \u00a0accanto alla Hoepli, che si dedica ai manuali divulgativi, e della Treves. E\u2019interessante notare come  questa editoria si rivolga con particolare predilezione a un pubblico femminile\u00a0con tonalit\u00e0 ideologiche nettamente borghesi, data anche la relativa ristrettezza del pubblico, se pensiamo che solo a inizio del \u2018900 <em>Il Corriere della sera<\/em> raggiunge le 75.000 copie. D\u2019altronde gli stessi ambienti di discussione letteraria sono nettamente borghesi, non pi\u00f9 i salotti aristocratici del primo Ottocento ma i caff\u00e8. A Napoli la ricchezza della vita popolare e la vivacit\u00e0 dell\u2019editoria giornalistica animata dalla coppia Scarfoglio-Serao spinge notevolmente a interessi sociologici mentre Torino con la perdita della capitale si ripiega su una produzione di tipo tradi zionale umanistico<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla base di questa situazione strutturale, \u00e8 naturale che il tipo dominante di produzione a Milano sia quello della narrativa: romanzi ma anche novelle, spesso a puntate fino alla letteratura tipica di appendice con tutte le caratteristiche di questa produzione letteraria. D\u2019altra parte sono gli indirizzi culturali del secondo Ottocento e gli esempi delle altre esperienze europee a spingere verso questa tipologia letteraria: il Positivismo\u00a0come pensiero rivolto all\u2019indagine di fatti e situazioni concreti con uno spostamento dall\u2019analisi dei sentimenti a quella dei comportamenti, il Naturalismo\u00a0con il suo impegno sociologico e il Verismo\u00a0con la dolente e austera scoperta della realt\u00e0 cruda delle masse popolari. Come afferma il critico Spinazzola, la narrativa verista abbandona l\u2019indagine filosofica dello spirito interiore e getta la sua luce soprattutto sui comportamenti dell\u2019individuo nel rapporto con gli altri uomini e con la relativa necessit\u00e0 dello studio di ambiente. In questo compito abbandona anche gli intenti politici e ideologici dello scrittore risorgimentale e perfino l\u2019interesse all\u2019allargamento del pubblico intrapreso dai romantici lombardi. Questo intento \u00a0viene lasciato alla stampa periodica e alla letteratura di consumo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si spiega anche in questo rapporto privilegiato tra scrittore e pubblico la fortuna crescente del romanzo di appendice nel quale si impongono alcune scrittrici come Carolina Invernizio\u00a0e che, secondo\u00a0Angela Bianchini, assume sempre pi\u00f9 una caratteristica ambientale immediata, regionale. Le caratteristiche del romanzo a puntate in un certo senso si adattano\u00a0molto bene, sia come proiezione nei personaggi rappresentati sia nella sensibilit\u00e0 del narratore,\u00a0alla sensibilit\u00e0 e alla condizione femminile: la sua visione consolatoria per la quale tutto nel corso delle varie puntate \u201csi accomoda\u201d si accorda molto bene con il paternalismo della cultura media e della considerazione verso la donna. Secondo Giulio Ferroni, questo tipo di letteratura trova il pubblico pi\u00f9 disponibile in quello femminile e il perch\u00e9 non \u00e8 difficile comprenderlo, se si d\u00e0 uno sguardo alla reale condizione femminile sia nella struttura socio-economica che nell\u2019immaginario collettivo<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 proprio nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento che la donna comincia a essere inserita nel mondo del lavoro esterno all\u2019ambito famigliare\u00a0e di pari passo si diffonde la consapevolezza della questione femminile, a partire dalle aree pi\u00f9 industrializzate, in termini di parit\u00e0 di salario e parit\u00e0 di diritti civili. In Italia, soprattutto nella societ\u00e0 industriale, le donne si trovano a svolgere un doppio lavoro con una discriminazione notevole in termini di carriera, tanto \u00e8 vero che con lo sviluppo della siderurgia e delle macchine vengono spesso estromesse perch\u00e9 ritenute troppo deboli per governare le macchine. D\u2019altronde, anche nel lavoro extradomestico vige il sistema patriarcale. Lo dimostrano le norme del codice civile e la subalternit\u00e0 al capofamiglia al punto tale che nella prima industrializzazione, quando una donna viene \u00a0assunta, spesso lo \u00e8 nella fabbriche dove lavora gi\u00e0 il marito il quale \u00e8 responsabile del suo comportamento sul posto di lavoro. Perfino nella sviluppata America la legge Blockstore nel 1853 stabiliva che <em>Il marito e la moglie sono una sola persona.Questa persona \u00e8 il marito<\/em>.\u00a0E poich\u00e9 la famiglia \u00e8 non soltanto luogo di relazioni di vita e di comunione economica ma anche di regolazione di strategie matrimoniali, si pu\u00f2 vedere come in essa si attui in modo prevalente la prima accumulazione capitalistica. Alleanze matrimoniali e fidanzamenti costituiscono spesso la rete di allargamento delle fortune economiche di un casato.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il modello cattolico di donna, secondo Michela de Giorgio, svolge una specie di funzione paradossale: da una parte esalta nella donna la spiritualit\u00e0 e la dolcezza, facendola depositaria dei valori pi\u00f9 alti, dall\u2019altra costringe la donna reale \u00a0con i suoi problemi e le sue aspirazioni in una specie di stereotipo di angelica perfezione. Questo modello del femminile etereo e delicato sar\u00e0 ripreso, e in un certo senso paganizzato, dalla cultura decadente nella figura della donna fiore, della donna sirena con una sensualit\u00e0 avvolgente e dolce quale si manifesta nei quadri di Klimt.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella letteratura d\u2019autrice del secondo Ottocento emergono capacit\u00e0 di costruire un realismo diverso da quello genericamente e intellettualisticamente sociologico che \u00e8 quello di un radicamento esistenziale, di una letteratura incardinata\u00a0in una condizione, nella quale i sentimenti si dipanano all\u2019interno di spaccati di vita di una quotidiana normalit\u00e0 come, ad esempio, nei romanzi di Maria Antonietta Torriani (<em>Un matrimonio in provincia)<\/em>\u00a0e di Neera <em>(Teresa<\/em>). Questi scritti paiono quasi anticipare quella letteratura volutamente scarna e minimalista che sar\u00e0 ad esempio quella subliminale di Cassola. E comunque la normalit\u00e0 della vita femminile si sviluppa non con genericit\u00e0 ma attorno a personaggi ben costruiti con toni piani e con attenzione ai moti del cuore. Per queste doti di genere pu\u00f2 essere significativo ricordare la lucida individuazione condotta con differenti percorsi ideologici da due donne di cultura di diverso ambiente: Madame de Stael che agli inizi dell\u2019800 rileva l\u2019utilit\u00e0 e, quasi, la necessit\u00e0 sociale dell\u2019istruzione per la donna e, soprattutto,\u00a0Lou Salom\u00e8, la celebre e spregiudicata musa ispiratrice di intellettuali come Nietzsche e Freud,\u00a0che mette orgogliosamente in luce\u00a0alla fine dell\u2019800 la specifica sensibilit\u00e0 \u00a0femminile, la peculiarit\u00e0 della donna nel suo essere pi\u00f9 legata alla natura e al corpo e nella sua capacit\u00e0 di seguire quasi musicalmente il ritmo del vivere in una realizzazione piena della personalit\u00e0. Certamente pu\u00f2 colpire la sproporzione tra le sue dichiarazioni di rivendicazione del femminile\u00a0e la sua stessa esperienza spregiudicata maschilisticamente, ma \u00e8 innegabile che le sue parole mettono in luce caratteri determinanti per la scrittura femminile. \u00a0E\u2019 quel ritmo quotidiano della vita che ritroviamo ad esempio nel romanzo <em>In risaia<\/em> di Marchesa Colombi, dove la storia amara della giovane Nanna, che lavora per comprarsi quegli spilloni da capelli che non potr\u00e0 indossare per la caduta dei capelli stessi, si dipana nella comunione della vita quotidiana di natura e uomini nell\u2019atmosfera soffocante della risaia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora \u00e8 evidente che non sono solo queste doti di genere a delineare il panorama della scrittura femminile ma anche tutte le ragioni, le spinte, le limitazioni \u00a0contestuali da quelle sociali a quelle culturali e organizzative alle quali abbiamo accennato, che incanalano la voce delle donne nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, prevalentemente in Italia. Possiamo notare come gran parte delle scrittrici italiane di questo periodo sono accomunate da almeno due caratteristiche: l\u2019impegno, in alcuni casi drammaticamente vissuto in altri serenamente e combattivamente attuato, per superare l\u2019emarginazione femminile e la canalizzazione prevalente della loro voce sulla stampa periodica, riviste e giornali pi\u00f9 disponibili ad accogliere i loro scritti offrendo una opportunit\u00e0 ma in qualche modo anche relegando in una sfera di minore dignit\u00e0 letteraria i loro lavori, in una specie di riserva di letteratura di consumo. Tuttavia possiamo cercare di raggrupparle anche secondo le prevalenti funzioni alle quali esse destinarono ci\u00f2 che scrivevano.<\/p>\n\n\n\n<p>Troviamo fra le educatrici soprattutto\u00a0Annamaria Mozzoni, ben inserita nell\u2019attivit\u00e0 sociale, Luigia Codemo e Aurelia Folliero Cimini\u00a0e anche Maria Antonietta Torriani\u00a0che divenne nota con lo pseudonimo di Marchesa Colombi e della quale sono noti alcuni bei romanzi. Fra le donne che scrissero soprattutto sui giornali possiamo ricordare Paola Bianchetti Drigo, Anna Franchi, Clelia Romano Pellicani e la moglie di Capuana Adelaide Bernardini Capuana oltre alla Contessa Lara che sembra quasi anticipare con la sua vita spregiudicata un fenomeno di divismo<\/p>\n\n\n\n<p>Invece possiamo definire pi\u00f9 propriamente letterata Anna Zuccari Radius\u00a0nota con lo pseudonimo di Neera. Narratrici in qualche modo pi\u00f9 pure sono Caterina Percoto, Carolina Invernizio, Carola Prosperi, Rina Faccio nota come Sibilla Aleramo. Prima di istituire un breve confronto, anche per una scelta di evidenziazione di contrasto con alcune personalit\u00e0 straniere<strong>\u00a0<\/strong>dell\u2019epoca, vorrei comunque ricordare, soprattutto per la drammaticit\u00e0 esistenziale con la quale testimoniano\u00a0le difficolt\u00e0 della donna scrittrice,\u00a0due personalit\u00e0 di donne meridionali<strong>:<\/strong> Enrichetta Caracciolo Fiorino e Mariannina Coffa. Interessante \u00e8 anche un accenno ad almeno due romanzi di autrici dell\u2019epoca che la Zambon definisce <em>due dei pi\u00f9 bei romanzi del secondo Ottocento italiano<\/em>: <em>Un matrimonio in provincia <\/em>della Marchesa Colombi\u00a0e <em>Teresa <\/em>di Neera incentrati sulla vita difficile\u00a0di due donne sacrificate, Denza \u00a0che attende per dieci anni una richiesta di matrimonio delusa dall\u2019ottuso egoismo e opportunismo maschile,\u00a0e Teresa sacrificata dall\u2019egoismo di un padre padrone. Accanto alla loro lucida analisi introspettiva del quotidiano reale femminile non possiamo non ricordare la sensibilit\u00e0 sociale di Beatrice Speraz che tratta nel romanzo\u00a0<em>La fabbrica<\/em> il tema fortemente sociologico del lavoro di fabbrica. Interessante \u00e8 anche la considerazione dei caratteri di una scrittrice \u00a0di forte successo di lettori come Carolina Invernizio\u00a0che nei suoi pi\u00f9 di cento romanzi rappresenta i caratteri tipici della letteratura d\u2019appendice all\u2019interno di temi macabri e mutuati dalla cronaca giudiziaria accompagnando il gusto morboso con il populismo verso le figure dei poveri. In questo modo presentava una struttura consolatoria che veniva incontro alle frustrazioni sociali dei poveri \u00a0mentre le tipiche strutture narrative finalizzate alla suspense e all\u2019identificazione emotiva, pur nella loro povert\u00e0 culturale, di linguaggio banale e povero, sono documento dei bisogni repressi di larghi strati della societ\u00e0 italiana del secondo Ottocento<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il confronto con le scrittrici straniere, prendendo in considerazione solo alcune figure possiamo notare la considerevole distanza culturale che separa da esse le scrittrici italiane dell\u2019epoca, fortemente limitate dai condizionamenti culturali. Basti pensare alla sicura e profondamente e originalmente\u00a0assimilata cultura classica \u00a0di Virginia Wooolf, alla frequentazione paritaria che Gertrude Stein ebbe con artisti innovativi come Picasso, alla capacit\u00e0 di discutere di alta cultura antropologica di Jane Ellen Harrison per renderci conto di come questa voce delle scrittrici italiane assomigli a volte a un faticoso e debole grido nel deserto di una societ\u00e0 ancora culturalmente attardata su notevoli pregiudizi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;immagine, Caterina Percoto. Illustrazione di Ernesto Mancastroppa, incisore (Milano, 1857 &#8211; Milano, 1909)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la ventata rivoluzionaria illuministica \u00a0che aveva immesso in qualche modo, pur se con notevoli ambiguit\u00e0, nel riconoscimento dei diritti\u00a0la donna nella vita cittadina (pensiamo alle tricoteuses parigine ma anche ai salotti di madame de Condorcet e madame Helvetius), i modelli di comportamento del secondo Ottocento circoscrivono la vita della donna nell\u2019ambito della famiglia. 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