{"id":16936,"date":"2022-05-01T11:48:26","date_gmt":"2022-05-01T09:48:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/?p=16936"},"modified":"2022-05-23T11:10:47","modified_gmt":"2022-05-23T09:10:47","slug":"la-scrittura-femminile-nel-900-e-natalia-ginzburg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/2022\/05\/01\/la-scrittura-femminile-nel-900-e-natalia-ginzburg\/","title":{"rendered":"La scrittura femminile nel &#8216;900 e Natalia Ginzburg"},"content":{"rendered":"\n<p>Penso che possa essere utile raggruppare su due nuclei l\u2019attenzione: sui movimenti pi\u00f9 importanti<strong> <\/strong>dal punto di vista storico-sociale e soprattutto culturale e, in particolare, sulla evoluzione della scrittura femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda gli avvenimenti non si pu\u00f2 non tenere conto di quello che ha rappresentato la seconda guerra mondiale con la fine della dittatura e la nascita dell\u2019Italia repubblicana. Dalla fine degli anni quaranta fino agli anni settanta si svolge una fase di sviluppo economico rapido nel quale si afferma il neocapitalismo con risultati sorprendenti che in Italia fanno parlare di miracolo economico o di boom. Connessa a questa fase economica in Italia si svolge una trasformazione radicale anche della societ\u00e0, nelle masse giovanili, nello spostamento dei lavoratori dal sud al nord, e anche nel mondo della cultura. In relazione agli &nbsp;squilibri dei cambiamenti,&nbsp;si arriver\u00e0 poi alla contestazione della fine degli anni \u201960 con il movimento europeo del \u201968.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano letterario in Italia, dopo le prime esperienze di anteguerra&nbsp;di collegamento con la cultura europea attuate dalla rivista <em>Solaria<\/em> e dopo la breve ma intensa stagione&nbsp;della &nbsp;narrativa e anche del cinema&nbsp;neorealisti del dopoguerra, si sviluppa lo sperimentalismo &nbsp;con una volont\u00e0 di rottura dagli schemi del passato &nbsp;(<em>Officina<\/em>-Pasolini-<em>Il Verri<\/em>) &nbsp;&nbsp;con un forte collegamento alle esperienze europee del primo novecento.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi anni settanta cominciano ad estinguersi le lotte (anche se nel &#8217;77 ci saranno quelle terribili del terrorismo) &nbsp;e insieme con un periodo di stagnazione economica (crisi petrolifera del \u201973-restrizione dei consumi-societ\u00e0 dei sacrifici), &nbsp;un ritorno all\u2019ordine. L\u2019unica forza innovativa in questo periodo \u00e8 rappresentata dalle conquiste delle donne (diritto di famiglia )<\/p>\n\n\n\n<p>Anche sul piano letterario c\u2019\u00e8 un cambiamento: viene meno la sperimentazione e si ritorna al recupero della narrativa. Successivamente la globalizzazion e le novit\u00e0 produttive determineranno altri e variegati cambiamenti che non rientrano nella visuale delle scrittrici da esaminare.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa succede della scrittura femminile? Ora &nbsp;il massiccio ingresso delle donne nel mondo del lavoro ha senz\u2019altro creato un loro pi\u00f9 stretto rapporto con le varie forme della cultura anche attraverso l&#8217; espansione dell\u2019istruzione scolastica. Inoltre, la pi\u00f9 capillare organizzazione dell\u2019attivit\u00e0 editoriale (\u00e8 particolarmente significativa a questo proposito l\u2019attivit\u00e0 della casa editrice Einaudi che, partita da tematiche economiche, si orienta sempre pi\u00f9 verso narrativa, saggistica e poesia di respiro internazionale) permette una pi\u00f9 decisa democratizzazione della cultura e nuove opportunit\u00e0 anche per le scrittrici. Le donne quindi leggono ma anche scrivono di pi\u00f9 e non sono costrette come una volta alla letteratura d\u2019appendice, di puro svago, ma si confrontano sull\u2019esempio di scrittrici europee come Virginia Woolf, anche con tematiche alte. Eppure la scrittura femminile conserva caratteri propri: la predilezione per le indagini psicologiche&nbsp;che troveremo ad esempio in Gianna Manzini, l\u2019analisi della vita familiare&nbsp;soprattutto evidente negli scritti di Natalia Ginzburg, l\u2019espressione dei sentimenti concreti della vita&nbsp;anche nella storia come fa Elsa Morante. In tutte le scrittrici dell\u2019epoca, da Fausta Cialente ad Anna Banti, da Anna Maria Ortese a Maria Bellonci, \u00e8 la concretezza della vita vissuta che viene esplorata nelle sue pieghe infinite. Anche quando ci si occupa di figure storiche come fa Maria Bellonci.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi soffermo ora su Natalia Ginzburg. Nell&#8217;analizzare la sua scrittura, non si pu\u00f2 prescindere da due elementi: il suo contesto familiare e la sua attivit\u00e0 nella casa editrice Einaudi accanto a personalit\u00e0 importanti come Pavese, Vittorini, Norberto Bobbio eccc.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ambiente familiare di Natalia nata Levi ma che poi, nel firmarsi, assumer\u00e0 per sempre il cognome del primo marito, il professore di letteratura russa Leone Ginzburg, morto a pochi anni dal matrimonio avvenuto nel 1938, quando lei aveva appena 22 anni. \u00c8 un ambiente di colta borghesia caratterizzata dall\u2019appartenenza all\u2019origine ebraica e dalla personalit\u00e0 anticonformista del padre&nbsp;Giuseppe, professore universitario di anatomia di origine triestina, poi insegnante a Palermo dove Natal\u00eca nasce, e infine approdato a Torino dove i cinque figli si formeranno. L\u00ec Natal\u00eca, dopo una formazione primaria&nbsp;nell\u2019ambito della famiglia, si iscrive al famoso liceo D\u2019Azeglio che sar\u00e0 una fucina di grandi intellettuali&nbsp;e poi alla facolt\u00e0 di lettere senza peraltro mai laurearsi. Conoscer\u00e0 tra le frequentazioni dei suoi fratelli il giovane ebreo studioso di letteratura russa Leone Ginzburg che sposer\u00e0 nel 1938. Di Leone, nel famoso romanzo autobiografico \u201cLessico famigliare\u201d, ci d\u00e0 con la sua solita asciuttezza priva di ogni eccesso retorico un ritratto breve ma significativo. Il legame tra di loro \u00e8 molto forte&nbsp;tanto che quando Leone, che aveva aderito al movimento <em>Giustizia e libert\u00e0<\/em> oppositore del fascismo sulla scia del liberalismo sociale di Gobetti, viene mandato al confino in Abruzzo, lei lo segue con i &nbsp;primi due figli. A L\u2019Aquila nel \u201940 nasce la figlia Alessandra. Qui vivr\u00e0 per tre anni dal 1940 al 1943 .<\/p>\n\n\n\n<p> Nella tranquilla vita di paese Natal\u00eca ha modo di dedicarsi alla scrittura &nbsp;narrativa che gi\u00e0 aveva intrapreso nella sua prima giovinezza. Sono del 1941 infatti sia il lungo racconto \u201c<em>Mio marito<\/em>\u201d che il romanzo breve \u201c<em>La strada che va in citt\u00e0<\/em>\u201d, pubblicato con lo pseudonimo attinto nel nome da quello della figlia e nel cognome da un paesetto vicino.Il romanzo \u00e8 incentrato su figure di ragazze ansiose di ribellarsi al grigiore della vita di paese &nbsp;dove emerge la nostalgia del mondo della citt\u00e0. E la citt\u00e0, per la stessa ammissione della scrittrice, \u00e8 nello stesso tempo Torino&nbsp;ma anche L\u2019Aquila, la ragazza della quale si parla \u00e8 un po\u2019 lei stessa,  un po\u2019 una ragazza &nbsp;del posto, un po\u2019 un\u2019antica compagna di scuola. E\u2019 insomma la vita nelle sue sfaccettature ad ispirarla, e negli stessi abitanti del posto lei sovrappone il ricordo dei fratelli e della madre che \u00e8, secondo quanto &nbsp;scrive&nbsp;lei, la destinataria ideale del racconto. <\/p>\n\n\n\n<p>Sono quindi evidenti i due punti focali della narrativa anche futura: la famiglia e la memoria. La sua colta, anticonformista famiglia dominata solo apparentemente dalla presenza imponente del padre ma anche dall\u2019allegra e&nbsp;solo apparentemente distratta influenza della madre Livia,&nbsp;\u00e8 in sostanza il centro ispiratore non solo del pi\u00f9 famoso libro <em>Lessico famigliare<\/em> che scriver\u00e0 nel 1963 ma anche dei racconti precedenti <em>Valentino<\/em>, <em>La madre<\/em>,&nbsp;storie di donne incentrate su una solitudine affettiva che diventa tragica nei racconti <em>E\u2019 stato cos\u00ec<\/em> e <em>Le voci della sera<\/em>, ispirato alla famiglia degli industriali di Ivrea Olivetti con la quale i Levi si imparentano<\/p>\n\n\n\n<p>Intorno a questa famiglia,&nbsp;gi\u00e0 ricca di personaggi intellettuali come&nbsp;il padre della madre, l\u2019avvocato socialista Carlo Tanzi amico di Turati, il musicologo Silvio Tanzi fratello della madre e il critico teatrale Cesare Levi fratello del padre, ruota una serie di personaggi che diventeranno storici da Cesare Pavese a Filippo Turati, da Giulio Einaudi a Carlo Levi, a Giancarlo Pajetta. Con la storia progressista dell\u2019epoca Natal\u00eca convive fin da bambina ma la sua attenzione si rivolger\u00e0 soprattutto all\u2019aspetto umano delle figure e degli eventi. E\u2019 interessante per capire il suo ambiente vedere il ritratto affettuosamente ironico che lei fa del padre gi\u00e0 all\u2019inizio del romanzo. In questa famiglia colta, dotata delle virt\u00f9 borgesi, Natal\u00eca \u00e8 cresciuta &nbsp;ed ha assimilato quella capacit\u00e0 di contemplare con acutezza ironica il mondo ma anche la forza morale di fedelt\u00e0 agli ideali. La sua vita infatti non \u00e8 tutta rose e fiori. Dopo la morte del marito nel &#8217;44, catturato dai tedeschi e torturato nel carcere di Regina Coeli, lei va a vivere con i 3 figli prima nel convento delle Orsoline al Nomentano poi a Firenze presso una zia &nbsp;materna e torna a Roma dopo la liberazione, ma&nbsp;dovr\u00e0 mettersi a lavorare per mantenere i figli e viene assunta nella giovane casa editrice Einaudi nella quale collaborer\u00e0 con Pavese e Vittorini.  <\/p>\n\n\n\n<p>Anche la sua ispirazione dominante di memoria trova l\u2019approdo letterario nel romanzo del \u201963 <em>Lessico famigliare<\/em>&nbsp;&nbsp;che incontrer\u00e0 molto successo di pubblico e avr\u00e0 il premio Strega. E\u2019 interessante notare come la stessa Natal\u00eca, nell\u2019Avvertenza alla prima edizione del romanzo, sottolinei quattro elementi costitutivi del libro: <em>Luoghi, fatti e persone&nbsp;sono, in questo libro, reali:non ho inventato niente\u2026Anche i nomi sono veri.<\/em> Ma c&#8217;\u00e8 anche la trasformazione romanzesca della realt\u00e0:  <em>Bench\u00e8 tratto dalla realt\u00e0, penso che si debba leggerlo come se fosse un romanzo e cio\u00e8 senza chiedergli nulla di pi\u00f9, n\u00e9 di meno di quello che un romanzo pu\u00f2 dare. <\/em>Inoltre il riserbo autobiografico: <em>Non avevo voglia di parlare di me. Questa difatti non \u00e8 la mia storia ma piuttosto, pur con vuoti e lacune, la storia della mia famiglia<\/em>. A me pare qui di scorgere proprio un tratto tipico delle donne che immergono sempre la loro individualit\u00e0 nel mondo delle relazioni. Infine lei confessa &nbsp;che questo progetto narrativo l\u2019ha avuto fin dall\u2019infanzia. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra i personaggi che popolano questo romanzo godibilissimo anche nel discorso narrativo emergono, oltre a quello del padre, dei fratelli (Mario, Alberto e Gino ) e della sorella, la figura di Adriano Olivetti che la aiuter\u00e0 dopo la morte di Leone&nbsp;e che rappresenta un po\u2019 i caratteri migliori degli Ebrei pi\u00f9 ancora che quelli &nbsp;dei nonni. All\u2019interno di questo romanzo convivono due registri linguistici:&nbsp;quello limpido e ironico della scrittrice che racconta e quello particolare &nbsp;della sua cerchia famigliare.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa &nbsp;centralit\u00e0 dell\u2019interesse &nbsp;per la famiglia &nbsp;non diminuir\u00e0 neppure nella vita e nella produzione successiva della Ginzburg. Nel 1950 Natal\u00eca si sposa in seconde nozze&nbsp;con lo studioso anglista Gabriele Baldini, lo segue in Inghilterra, affronter\u00e0 dopo la morte del secondo marito, che avviene nel 1969, l\u2019impegno giornalistico e politico come deputata della sinistra indipendente ma il tema fondamentale del suo narrare \u00e8 la dimensione privata scandita dai fatti elementari di vita, nascita, matrimonio, maternit\u00e0, gioie e sofferenze, da quello che il critico Cesare Garboli chiama <em>il rapporto psicologico con il mondo<\/em>. Cos\u00ec nel romanzo \u201c<em>Caro Michele\u201d<\/em>&nbsp;la famiglia viene ancora rappresentata nei suoi drammi e nelle sue lontananze dei ritmi moderni, nella corrispondenza con questo figlio che vive e muore nella turbolenza degli anni &#8217;70<\/p>\n\n\n\n<p>Infine addirittura, l\u2019esplorazione famigliare la ritroveremo anche nel romanzo saggio del 1983 &nbsp;<em>La famiglia Manzoni<\/em>&nbsp;dove la scrittrice, pi\u00f9 che dedicare la sua attenzione al personaggio carismatico del grande scrittore, si rivolger\u00e0 nella sua esplorazione ai suoi rapporti familiari con asciutta e drammatica verit\u00e0, mettendo a nudo anche l\u2019egoismo dello scrittore verso la giovane figlia Matilde.<\/p>\n\n\n\n<p>Natal\u00eca anche nel teatro si dedica all\u2019esplorazione dei sentimenti quotidiani,&nbsp;come nella famosa commedia <em>Ti ho sposato per allegria<\/em>&nbsp;del 1965 &nbsp;con quel suo asciutto e quotidiano parlare intriso di umanit\u00e0 e di ironia. Perfino in una delle sue ultime opere <em>Serena Cruz o la vera giustizia<\/em> ispirato a un dibattuto fatto di cronaca, affronta un dramma familiare, quello di una bambina contesa tra madre naturale e madre adottiva. In un certo senso, attraverso le sue tematiche quotidiane e perfino nel suo linguaggio apparentemente spoglio ma appreso con Pavese alla scuola dei narratori americani, possiamo dire che nell\u2019opera di Natal\u00eca Ginzburg la vita quotidiana assume significato e valore di storia <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Penso che possa essere utile raggruppare su due nuclei l\u2019attenzione: sui movimenti pi\u00f9 importanti dal punto di vista storico-sociale e soprattutto culturale e, in particolare, sulla evoluzione della scrittura femminile. 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