{"id":17267,"date":"2022-10-03T15:09:12","date_gmt":"2022-10-03T13:09:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/?p=17267"},"modified":"2022-11-24T11:17:38","modified_gmt":"2022-11-24T10:17:38","slug":"lo-spessore-umano-della-scrittura-di-gianna-manzini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/2022\/10\/03\/lo-spessore-umano-della-scrittura-di-gianna-manzini\/","title":{"rendered":"Lo spessore umano della scrittura di Gianna Manzini"},"content":{"rendered":"\n<p>Se osserviamo con una certa attenzione la personalit\u00e0 di Gianna Manzini attraverso un\u2019analisi anche sommaria delle sue opere, possiamo accorgerci di quanto siano cambiati il ruolo e la posizione delle scrittrici del \u2018900 rispetto a quelle della seconda met\u00e0 dell\u2019 &#8216;800. Nella scrittura della Manzini infatti, non esiste pi\u00f9 quella specie di confinamento a una letteratura di intrattenimento pi\u00f9 che di arte alla quale sembravano condannate le scrittrici del secolo precedente. Nel passaggio dall\u2019800 al \u00a0\u2018900 l\u2019evoluzione della condizione femminile, oltre che le specifiche situazioni famigliari, hanno fatto s\u00ec che Gianna Manzini possa dedicarsi veramente a una scrittura alta, colta. Ne \u00e8 prova del resto la sua frequentazione di circoli letterari raffinati come quello di <em>Solaria\u00a0<\/em>caratterizzato dall\u2019apertura verso i percorsi pi\u00f9 innovativi della letteratura europea, ma anche la sua attivit\u00e0 da letterata e giornalista sempre attenta alle raffinatezze stilistiche. Poich\u00e8, tuttavia, la sua non \u00e8 assolutamente una scrittura puramente tecnica\u00a0ma sostanziata da sentimenti \u00a0umani e spessore \u00a0etico, io credo che sia anche importante conoscere di questa autrice la personalit\u00e0 di donna nelle condizioni e nei fatti stessi della sua vita. <\/p>\n\n\n\n<p>Per capire meglio come dalle sue vicende scaturisca poi anche la particolarit\u00e0 delle sue invenzioni letterarie, mi \u00e8 parso opportuno rievocarne i fatti e le situazioni biografiche in retrospettiva, partendo dall\u2019ultima opera importante, <em>Ritratto in piedi<\/em>, nella quale troviamo la figura affascinante del protagonista che era il padre di Gianna, anarchico nato da una famiglia aristocratica e benestante. Sono altrettanto determinanti le sue emozioni e i suoi tormenti di figlia per la particolarit\u00e0 dei suoi rapporti famigliari. Significativo in questo senso \u00e8 anche &nbsp;l\u2019incipit del romanzo in cui lei user\u00e0 una metafora ispirata alla figura di un animale. Perch\u00e8 Gianna Manzini agli animali dedicher\u00e0 successivamente non solo attenzione e affetto ma anche opere letterarie. La descrizione di un &nbsp;cavallo ombroso \u00e8 il primo termine del paragone con se stessa nell\u2019atto di confrontarsi con la imponente e lontana figura del padre. <\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8 in fondo per capire, almeno umanamente ma non solo, la Manzini bisogna partire proprio &nbsp;da qui, da quella vicenda anomala dei suoi genitori: il padre Giuseppe, che era stato capace di rompere con tutti gli assetti del contesto famigliare in nome degli ideali politici, e la madre, Leonilda Mazzoncini mitemente legata al perbenismo borghese. Gianna vivr\u00e0 separata &nbsp;da questo padre spesso imprigionato, costretto a vivere del suo modesto lavoro di orologiaio, per fedelt\u00e0 ai suoi ideali, sempre in bilico tra cospirazione e persecuzione. E tuttavia questo padre le fu sempre vicino con il suo affetto. <\/p>\n\n\n\n<p>Nella famiglia borghese della madre trova protezione e sostegno materiale, non del tutto la comprensione per i suoi bisogni &nbsp;intellettuali. La sua sete di sapere trover\u00e0 invece alimento nell\u2019ambiente fiorentino quando vi si trasferisce da Pistoia con la madre nel 1914. Qui comincia a partecipare al dibattito culturale,&nbsp;tanto pi\u00f9 che una specie di colpo di fulmine la avvicina a un intellettuale, il famoso giornalista Bruno Fallaci, zio della futura scrittrice Oriana. Si sposano nel 1920 &nbsp;e intanto Gianna comincia ad avere i primi riconoscimenti critici e soprattutto a frequentare l\u2019ambiente della rivista <em>Solaria<\/em>, attorno alla quale gravitavano scrittori come Prezzolini, De Robertis, Montale. I suoi scritti, unici di provenienza femminile, vengono inseriti in un\u2019antologia curata da Vittorini e Falqui.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo matrimonio va in crisi e si separa nel 1933, lascia Firenze per Roma e si unisce in una lunga convivenza con il critico Enrico Falqui, fondando con lui una rivista che ospita anche le opere degli scrittori europei pi\u00f9 innovativi (Woolf, Sartre, Mann ecc). Fa anche la giornalista e la cronista di moda con grande eleganza e raffinatezza. Precedentemente, nel 1928, aveva scritto il suo primo romanzo, <em><em>Tempo Innamorato<\/em><\/em>,&nbsp;ma \u00e8 negli anni &#8217;60 che arriva il vero successo con <em><em>La sparviera<\/em><\/em>,&nbsp;vincitore nel 1956 del premio Viareggio.<\/p>\n\n\n\n<p><em><em>La sparviera <\/em><\/em>parte da un\u2019invenzione originale: la personificazione in una figura quasi demoniaca di una malattia infantile. E\u2019 la stessa autrice a darci la notizia della scelta &nbsp;di questo anomalo personaggio: <em>A un tratto mi \u00e8 balenata l\u2019idea di fare d\u2019una malattia la protagonista di un racconto. Una malattia e il suo uomo. La malattia come un grande movente segreto, coperto. <\/em>Quell\u2019idea la intriga a fondo e con diversi passaggi prova&nbsp;a darle la consistenza di un romanzo arricchendo sempre pi\u00f9 i passi iniziali. Il personaggio apparentemente protagonista \u00e8 un uomo, Giovanni Sermonti, accompagnato nella narrazione dall\u2019infanzia&nbsp;alla morte. Un&#8217;infanzia nella quale appare la malattia, la tosse convulsa, e la prima conoscenza di Stella, una bambina che lo affascina, poi l\u2019adolescenza con gli studi, gli amori, le recite, la maturit\u00e0 con la morte di Stella e infine la morte di Giovanni. Nella realt\u00e0 inventiva la protagonista \u00e8 la malattia. Lo dichiara la stessa autrice, <em>La tosse sar\u00e0 la vera protagonista del racconto:una presenza dittatoriale, una formidabile entit\u00e0<\/em>, in una intervista. E\u2019 gi\u00e0 visibile fin dalle prime pagine la capacit\u00e0 dell\u2019autrice di creare atmosfere quasi magiche e paurose nel riemergere della malattia, meravigliose nel riemergere dell\u2019amore per Stella. Si tratta di una narrazione raffinatissima, quasi sospesa in un alone indeterminato. Eppure quella malattia \u00e8 un fatto reale autobiografico, come Gianna Manzini confesser\u00e0 nel 1961 a Paolo Monelli. Ma l\u2019addentrarsi nei percorsi interiori \u00e8 da una parte determinato da quei conflitti famigliari di modelli e stili di vita che Gianna ha vissuto nella sua famiglia. La figura della madre di Giovanni, Giuliana, \u00e8 in qualche modo una proiezione delll\u2019incapacit\u00e0 della piccola borghese Leonilda di condividere gli ideali francescani del marito. Dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 per\u00f2 la componente letteraria con la predilezione per la scrittrice Virginia Woolf con la sua scelta di narrativa introspettiva. <\/p>\n\n\n\n<p>Man mano, per\u00f2, forse sotto la spinta di quel conflitto esistenziale interiorizzato, Gianna evolve sempre pi\u00f9 verso una narrativa che si rivolge ai fatti. La critica Ines Scaramucci parla di un progressivo tentativo da parte di Gianna Manzini di <em>toccare terra<\/em> con un cammino <em>dall\u2019astratto al figurativo<\/em>, anche se aggiunge che l\u2019anima della scrittrice rimane sempre <em>fissa al dominio dell\u2019invisibile<\/em>. Questo, per\u00f2, non la porta ad evadere dal mondo umano perch\u00e9 il suo interesse primario \u00e8 sempre quello dell\u2019indagine psicologica, dello scavo paziente e acuto nell\u2019animo umano. Lo si vede gi\u00e0 nel romanzo <em><em>Un\u2019altra cosa<\/em><\/em>,&nbsp;dove si creano atmosfere surreali ma sempre con l\u2019intento di esplorare l\u2019infelicit\u00e0 dei sentimenti, soprattutto l\u2019impossibilit\u00e0&nbsp;di seguire fino in fondo le vocazioni personali. La finezza dell\u2019analisi psicologica si pu\u00f2 cogliere, per esempio, nella narrazione del primo incontro del protagonista Riccardo Rossi con la ragazza della quale si innamora nell\u2019ambiente, ben noto all\u2019autrice, della Biblioteca Nazionale di Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 soprattutto nel romanzo diciamo cos\u00ec della sua anima, <em><em>Ritratto in piedi<\/em><\/em>, che si pu\u00f2 cogliere come l\u2019evocazione della figura del padre, quasi contemplata come una statua di moderno eroe dell\u2019ideale (appunto in piedi),&nbsp;che la sua arte descrittiva si impregna della concretezza degli affetti: ammirazione, nostalgia, inquietudine, per questo padre eccezionale, amoroso e solitario. Qui si va dal ricordo&nbsp;dei suoi tormenti infantili, nella lacerazione tra l\u2019ammirazione per la generosit\u00e0 del padre e la sofferenza repressa per il perbenismo un po\u2019 vigliacco della madre, all\u2019apparentemente distratta osservazione di quell\u2019amore tormentato che comunque resiste tra padre e madre, nei rari incontri. La parte culminante di questo doloroso investimento dei sentimenti di Gianna Manzini nel descrivere la figura del padre sta certamente nelle pagine finali nel racconto scioccante dell\u2019agguato che gli viene teso nel piccolo paese dove \u00e8 stato confinato e successivamente della morte. Il racconto qui &nbsp;ha quasi la suspense di un giallo. Il romanzo vinse il premio Campiello&nbsp;e dopo due anni, appena dopo pochi mesi dalla scomparsa di Enrico Falqui che era stato il suo grande amore, Gianna Manzini mor\u00ec nel 31 agosto 1974.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 da dire che la sua raffinatezza linguistica non fu applicata soltanto all\u2019indagine del mondo umano&nbsp;ma anche alla descrizione degli amati animali: <em>Ogni tanto sul far di sera ricompare e si sofferma vicino al portone. si capisce che vuol notizie. Non pu\u00f2 ammettere che il compagno si sia accasato:e alla morte ci crede soltanto per i nemici.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se osserviamo con una certa attenzione la personalit\u00e0 di Gianna Manzini attraverso un\u2019analisi anche sommaria delle sue opere, possiamo accorgerci di quanto siano cambiati il ruolo e la posizione delle scrittrici del \u2018900 rispetto a quelle della seconda met\u00e0 dell\u2019 &#8216;800. 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