{"id":17512,"date":"2023-01-02T11:00:51","date_gmt":"2023-01-02T10:00:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/?p=17512"},"modified":"2023-04-21T10:55:14","modified_gmt":"2023-04-21T08:55:14","slug":"dalla-mente-alla-persona-sondaggio-critico-sulla-scienza-cognitiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/2023\/01\/02\/dalla-mente-alla-persona-sondaggio-critico-sulla-scienza-cognitiva\/","title":{"rendered":"Dalla mente alla persona. Sondaggio critico sulla scienza cognitiva"},"content":{"rendered":"\n<p>Giovanni Giorgio, Studium, Roma 2022. Prefazione di Calogero Caltagirone<\/p>\n\n\n\n<p>Le conoscenze attuali sul cervello, imponendo un mutamento di paradigma,\u00a0costituiscono una provocazione antropologica, filosofica ed anche teologica rispetto alla tradizionale contrapposizione tra mente e corpo, fisiologico e psicologico, scienze della natura e scienze dello spirito, soggettivo e oggettivo, natura e cultura. Su questa provocazione, attraversando le diverse correnti di pensiero, si concentra il lavoro di ricerca di Giovanni Giorgio, il quale oltre alle attivit\u00e0 di docenza universitaria e di studioso, \u00e8 tra i primi collaboratori della rivista <em>Prospettiva Persona<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro mette in evidenzia la connessione tra le strutture cerebrali e dunque l\u2019intrigo tra le informazioni fornite dalle neuroscienze e dalle scienze cognitive, e l\u2019esperienza soggettiva e intersoggettiva della persona. A questo inestricabile groviglio di influssi reciproci occorre conformare un sapere in grado di coniugare scienza e filosofia, assumendo prospettive antropologiche olistiche e integrate, che combattono la frammentazione specialistica e autoreferenziale dei saperi, troppo spesso dominante nella cultura contemporanea. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autore lascia al passato le problematiche relative alla ricomposizione ex post di mente e corpo come due realt\u00e0 originariamente pensate diverse. Parimenti mette in guardia dai rischi di far slittare l\u2019antropologia verso la biologia e di annegare in una narrazione del mondo in chiave puramente scientifica, abbassando le potenzialit\u00e0 e le responsabilit\u00e0 personali. \u00c8 in gioco la questione del comportamento intenzionale e degli aspetti valoriali e qualitativi che il soggetto imprime ai suo atti. Infatti tutto ci\u00f2 che fa capo all\u2019imputazione degli atti e alla relativa responsabilit\u00e0 personale (e di conseguenza al diritto) &#8211; su cui ha molto insistito P. Ricoeur, autore di riferimento per G. Giorgio &#8211; traballa quando i processi vengono appiattiti su variabili fisiche. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella <em>Prefazione<\/em>, Caltagirone chiarisce i limiti dei modelli prevalenti, partendo da quello che identifica i processi soggettivi mentali a quelli cerebrali e del sistema nervoso centrale, pista che porta all\u2019identificazione dell\u2019essere umano con le sue propriet\u00e0 neurofisiologiche e dunque alla materializzazione della persona. Nel modello dualista interazionista gli stati psichici e quelli cerebrali sono autonomi e irriducibili ontologicamente, bench\u00e9 interagiscano producendo effetti specifici l\u2019una sull\u2019altra. Questo modello ha il pregio di evitare la trappola del riduzionismo materialista giacch\u00e9 non \u00e8 il meccanismo neuronale a orientare la sintesi ma l\u2019autocoscienza del soggetto che seleziona e agisce. Nel modello <em>emergentista<\/em>\u00a0<em>evolutivo<\/em>\u00a0le propriet\u00e0 delle cose\u00a0emergono dall\u2019interno e si presentano come nuove e non riconducibili alle parti da cui sono emerse, giacch\u00e9 il dato incontrovertibile dell\u2019evoluzione e della plasticit\u00e0 cerebrale \u00a0apre a novit\u00e0 inaspettate. La mente umana risulta cos\u00ec irriducibile all\u2019oggettivit\u00e0 fisiologica, ma neanche separabile, essendone un prodotto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autore affronta tali questioni in chiave antropologico-ermeneutica evidenziando il costituirsi della persona come unitamente e pluralisticamente cerebrale e cognitiva e dunque abbandonando ogni esteriorit\u00e0 e dualit\u00e0 mente corpo: \u00ab<em>il corporeo e il mentale vengono non solo \u2018messi in relazione\u2019, ma anche intrinsecamente pensati e mostrati nel loro reciproco costituirsi relazionale originario<\/em>\u00bb (p. 3). Il libro pertanto \u00e8 una messa in guardia rispetto alla esaltazione della dimensione cognitiva che non tiene conto della persona nella concretezza del suo io. Del resto alla luce delle ricerche contemporanee non si pu\u00f2 parlare della mente in modo da individuare processi universali puri che non si attagliano alla singolarit\u00e0 della persona; \u00ab<em>la mente in s\u00e9 non esiste\u00bb,<\/em> se la si decurta dei suoi intrinseci legami col quel corpo, quelle emozioni, relazioni, esperienze vissute nel tempo che le \u00e8 dato (p. 201).<\/p>\n\n\n\n<p>La cultura postmoderna non \u00e8 affatto esente dallo slittare tacitamente nel peccato originale del naturalismo, paradossalmente coniugato da una parte con il soggettivismo e dall\u2019altra con l\u2019appiattimento del soggetto nei sistemi autoreferenziali. L\u2019autore si rivolge a L. Pareyson e al suo connotare la persona col carattere dell\u2019esistenza nel concreto delle situazioni e delle relazioni vissute, che mediano la sua conoscenza del mondo chiamando a coglierne il senso e a prendere posizione. Le situazioni infatti motivano la persona ad agire lavorando su ci\u00f2 che le \u00e8 dato pur trascendendolo. La conoscenza perde il suo trono alto e solitario, giacch\u00e9 alla persona non \u00e8 dato di avere una conoscenza esaustiva della realt\u00e0 quasi potesse vederla e giudicarla da un punto esterno ed oggettivo. Essa \u00e8 \u2018<em>gettata nel fiume della storia<\/em>\u2019, abita un orizzonte determinato e a questo orizzonte \u00e8 chiamata a dare senso. Non \u00e8 possibile conoscere sfuggendo alla difficolt\u00e0 di dover approcciare la persona nell\u2019unit\u00e0 integrata di fattori cerebrali, biospisichici, sociali, spirituali e del resto\u00a0l\u2019agire umano va ricondotto alla responsabilit\u00e0 di un \u00a0soggetto cosciente e agente in grado di dare senso, unificare e agire di conseguenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volume \u00e8 denso di argomentazioni, documentato, lontano da soluzioni frettolose che scadrebbero in sintesi posticce. L\u2019autore accetta la problematicit\u00e0 della tensione tra componenti che interagiscono e che ogni singola persona \u00e8 chiamata a dirimere nel vissuto esistenziale che la connota. Egli non si sottrae al rapporto persona-essere che consente di andare oltre la soggettivit\u00e0 di quella modernit\u00e0 che pretende di autofondare la coscienza. La persona \u00e8 \u2018<em>vitalmente inserita nella morsa dell\u2019essere\u2019<\/em>, il che implica che la sua identit\u00e0 non \u00e8 separabile dal legame ontologico con l\u2019essere, in un rapporto che va letto sul registro dell\u2019essere-in e non dell\u2019essere di fronte come col mondo. Per ogni ambito a cui la persona si volge le \u00e8 data una capacit\u00e0 ermeneutica che anche se non pu\u00f2 pretendere di dare spiegazioni esaustive le\u00a0consente di interpretare il mondo in modo innovativo e singolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Avere coscienza di s\u00e9 non significa avere conoscenza di s\u00e9, giacch\u00e9 la propria identit\u00e0 s\u2019impara e si costruisce gradualmente nel mosaico delle scelte effettuate e narrate. La narrazione d\u00e0 corpo alla storia singolare e purtuttavia onni-riconoscibile del vissuto \u00a0di ciascuno la cui fisionomia risulta sempre aperta a rinnovate comprensioni di s\u00e9 e del mondo, al contempo innovative e fedeli (si pensi all\u2019<em>idem<\/em>\u00a0e all\u2019<em>ipse<\/em>\u00a0di Ricoeur) \u00a0che s\u2019intrecciano con le storie e le narrazioni che altri danno del mondo e dell\u2019io. Si tratta di interpretazioni che in quanto non universali sono fallaci? Per il nostro vi \u00e9 una solidariet\u00e0 originaria tra persona ed essere che garantisce una verit\u00e0 interpretata e intesa come compito: nella situazione in cui ciascuno si trova pu\u00f2 definire la sua strada, la sua missione.<\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca di G. Giorgio che va dalla mente alla persona lo avvicina a Pareyson, che parla di formativit\u00e0 per tutta l\u2019esperienza umana e in specie per l\u2019arte, ossia un fare che mentre fa inventa il modo di fare. Non dunque un\u2019adesione incondizionata a leggi e regole generali, ma singolarit\u00e0 di un compito di produzione che delinea la buona riuscita di una vita, meta che non pu\u00f2 essere sottratta ad alcuno. L\u2019autore conclude: \u00ab<em>La vita riuscita di una persona \u00e8 questo corrispondere tra il compito da essa assunto per s\u00e9 nell\u2019interpretazione della verit\u00e0 dell\u2019essere situata e la produzione di s\u00e9 come opera<\/em>\u00bb (p. 210).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Giulia Paola Di Nicola<\/em><em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Giorgio, Studium, Roma 2022. Prefazione di Calogero Caltagirone Le conoscenze attuali sul cervello, imponendo un mutamento di paradigma,\u00a0costituiscono una provocazione antropologica, filosofica ed anche teologica rispetto alla tradizionale contrapposizione tra mente e corpo, fisiologico e psicologico, scienze della natura e scienze dello spirito, soggettivo e oggettivo, natura e cultura. 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