{"id":18658,"date":"2024-03-11T11:12:42","date_gmt":"2024-03-11T10:12:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/?p=18658"},"modified":"2024-05-02T09:28:53","modified_gmt":"2024-05-02T07:28:53","slug":"pace-oltre-le-bandiere-e-i-proclami","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/2024\/03\/11\/pace-oltre-le-bandiere-e-i-proclami\/","title":{"rendered":"Pace : oltre le bandiere e i proclami"},"content":{"rendered":"\n<p>I tempi sono maturi per chiedersi se il pacifismo ad ogni costo non sia una forma di neutralismo codardo e di accettazione tacita della violenza. Cosa facciamo se veniamo offesi, picchiati, derubati, bombardati? Possiamo limitarci a difendere la nostra pace se assistiamo ad atti di palese ingiustizia tra due parti, di cui una \u00e8 pi\u00f9 fragile? Se la necessit\u00e0 impone di proteggere i propri cari, i confini e gli interessi del proprio popolo, se falliscono gli sforzi diplomatici, ci si pu\u00f2 sentire costretti a impugnare le armi. Come essere sordi a chi subisce un\u2019aggressione, non riesce a difendersi da solo e chiede aiuto? Non possiamo propinargli vaghi richiami ai giusti principi. Prima o poi veniamo messi di fronte alla vacuit\u00e0 delle proclamazioni generiche per legittima difesa, per solidariet\u00e0 o per dovere, facendo ci\u00f2 che in teoria non ammetteremmo mai. Eppure il pi\u00f9 delle volte si sente parlare di guerra e pace limitandosi ad indignarsi contro la crudelt\u00e0, specie su donne e bambini. Nelle relazioni quotidiane, come tra gli Stati, ingiustizie, conflitti e violenze (verbali e di fatto) contraddicono e soffocano la profonda e universale aspirazione alla pace.<\/p>\n\n\n\n<p>In famiglia i genitori cercano di evitare che i figli vedano immagini shock, che arrivano a fiotti nelle nostre case attraverso i media, ma ormai le nuove generazioni si sono abituate alla guerra come uno spettacolo non di rado \u2018avvincente\u2019. I bravi genitori ascoltano e rilanciano le sollecitazioni del Papa, ma poco sanno testimoniare sulla necessit\u00e0 di gestire la pace nelle relazioni quotidiane. Del resto non \u00e8 il caso, specie con i pi\u00f9 grandicelli, di indugiare su un pacifismo di bandiera, parolaio e in pantofole, pago del proprio focolare che si chiude agli estranei.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si possono chiudere occhi e orecchie alla realt\u00e0, che impone di prendere atto che le guerre tornano a ondate. Se la nostra generazione forse riuscir\u00e0 a passare indenne, non sar\u00e0 cos\u00ec per figli, nipoti e pronipoti. Continuiamo pure ad ascoltare i richiami e costruire per quanto possibile la pace attorno a noi, ma sapendo che essa non \u00e8 una conquista definitiva, un capitolo chiuso dopo la seconda guerra mondiale. La guerra esiste e basta, rispunta qua e l\u00e0 come l\u2019ineliminabile della storia, \u00e8 sorda alle prediche, si beffa dei sogni di pace a basso prezzo e dello sdegno dei pacifisti; diffida delle manifestazioni plateali, delle omelie degli idealisti e dei pacifisti, delle bandiere multicolore.<\/p>\n\n\n\n<p>A tutti piace abitare un mondo pacificato. Non ho ancora incontrato qualcuno che dica di non volerlo e non sbandieri ai quattro venti la propria buona disposizione. Eppure lungo il corso della storia non sono pochi coloro che avrebbero voluto evitare la guerra e sono stati obbligati a farla. La pace la vuole Putin, se gli si concede Donbass, Crimea, ecc., verosimilmente la vuole l\u2019Ukraina (se riesce a ricacciare i russi nei propri confini); la vogliono gli USA, se la Russia riconosce il suo potere e sta paga dei confini; la vuole Israele, se le si concedono i territori ambiti dai coloni, la vogliono i palestinesi, se si cancella Israele, la vogliono gli Houthi (branca minoritaria dell\u2019Islam sciita) in funzione anti-USA e anti-Israele (soprattutto dopo l\u2019invasione americana del 2003 in Iraq), la vuole l\u2019Europa, a difesa dei propri principi e degli interessi commerciali. La realt\u00e0 effettuale \u00e8 diversa, anche quando la guerra viene celata dietro un lessico particolarmente adatto a creare confusione: \u2018operazione speciale\u2019, \u201carmate disarmate\u201d, \u201cguerra giusta\u201d, \u201carmate pacifiste\u201d, \u201cpacifismo armato\u201d, \u201cmissioni di pace\u201d, \u201cingerenza umanitaria\u201d, \u201cpolitica internazionale\u201d, \u201cguerra preventiva\u201d, \u201cmissione di pace\u201d. Sono espressioni edulcorate che servono ad esorcizzare la guerra, a rimuoverla dalla coscienza della gente e trasfigurarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe fuorviante e persino diseducativo indurre a credere che si possa vivere in una pace irenica, in famiglia come nei pi\u00f9 estesi rapporti sociali e politici. Si pu\u00f2 eliminare la parola guerra dal vocabolario, ma non dalla vita, come non \u00e8 possibile fronteggiare la prepotenza con la buona educazione o trasformare le bombe in pallottole di carta. Si pu\u00f2 fare l\u2019impossibile per evitare la guerra, la si pu\u00f2 governare con regole pi\u00f9 cogenti, ma come realizzare con le nostre forze un mondo in cui il lupo e l\u2019agnello si abbracciano?<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, anche se consapevoli che lo sviluppo si realizza passando attraverso e oltre i conflitti aperto o latenti, gli esseri umani non cesseranno di perseguire ostinatamente la pace. <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Campo_di_concentramento_di_Auschwitz\">Auschwitz e la ferocia degli scontri Oriente-Occidente, destra sinistra, conservatori-progressisti, ci costringono ad ammetterne la fragilit\u00e0 e la instabilit\u00e0. Mostrano che il male non \u00e8 stato affatto eradicato dall\u2019animo umano ed erutta violentemente e senza preavvisi. La storia non procede per via lineare verso orizzonti sempre pi\u00f9 pacificati, come volevano gli evoluzionisti, fiduciosi nel progresso a 360 gradi.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe il caso di rileggere Dandieu, quando diceva che i pacifisti sono i peggiori nemici della pace. A sua volta Simone Weil, sindacalista pacifista fino al 1938, che giudicava ogni guerra la tomba dei buoni ideali, dopo il suo viaggio in Germania (1932) si rese conto che i comunisti pacifisti erano tiepidi nei confronti del nazismo e li giudic\u00f2 corresponsabili: avrebbero dovuto affrontare il toro per le corna usando la forza. \u00abDal giorno in cui &#8211; ha scritto &#8211; dopo una lunga lotta interiore, ho deciso in me stessa che, malgrado le mie inclinazioni pacifiste, il primo dei miei doveri diveniva ai miei occhi perseguire la distruzione di Hitler con o senza speranza di successo, da quel giorno non ho mai desistito; \u00e8 stato il momento dell\u2019entrata di Hitler a Praga\u2026 Forse ho assunto tale atteggiamento troppo tardi\u00bb (S. Weil, <em>Scritti sulla guerra<\/em> 2005).<\/p>\n\n\n\n<p>La pace non \u00e8 un diritto da rivendicare urlando slogan spesso violenti, cantando canzoni che invitano a mettere i fiori nei cannoni, sbandierando bandiere colorate, dividendo il mondo in amici e nemici, fomentando l\u2019anti americanismo e l\u2019anti capitalismo (lo si \u00e8 fatto a lungo nel secondo dopoguerra, specie a partire dagli anni Sessanta e Settanta). I popoli che godono della loro pace ne parlano troppo, quelli schiacciati dalla brutalit\u00e0 del potere giungono ad augurarsi una guerra per poter rimuovere situazioni incancrenite. Questo hanno desiderato, sino alla caduta del muro, non pochi intellettuali dell\u2019Est, che hanno rimproverato all\u2019Occidente il pacifismo satollo di chi difende i privilegi dei diritti conquistati e fa come lo struzzo, per non mettere a rischio la propria pace (\u2018<em>quieta non movere\u2019<\/em>). Una pace stagnante \u00e8 la palude egoista dei sazi sulla pelle degli affamati.<\/p>\n\n\n\n<p>La visione realistica non esalta di certo la guerra &#8211; come taluni hanno fatto specie nel passato &#8211; come fonte di avventura, di rimescolamento delle classi, di rinnovamento della storia (allo scoppiare della prima guerra mondiale, ci sono cascati anche grandi nomi come Thomas Mann, poi pentito amaramente). Si tratta semplicemente di non cullare operazioni di funambolismo concettuale, di rimestamento magico di parole per edulcorare la realt\u00e0. In tutti gli ambiti, occorre prevenire, ascoltare le diverse prospettive, gestire diplomaticamente i conflitti in atto, rifiutare letture semplificate e retoriche che riducono la guerra all\u2019estremo maleficio dei cattivissimi, Hitler in testa. La pace \u00e8 un compito gravoso da perseguire ostinatamente e costantemente. A volte costa la vita. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tempi sono maturi per chiedersi se il pacifismo ad ogni costo non sia una forma di neutralismo codardo e di accettazione tacita della violenza. Cosa facciamo se veniamo offesi, picchiati, derubati, bombardati? 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