{"id":19206,"date":"2025-02-14T17:54:17","date_gmt":"2025-02-14T16:54:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/?p=19206"},"modified":"2025-04-07T12:44:25","modified_gmt":"2025-04-07T10:44:25","slug":"i-primi-trenta-anni-del-900-il-mutamento-nelle-espressioni-letterarie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/2025\/02\/14\/i-primi-trenta-anni-del-900-il-mutamento-nelle-espressioni-letterarie\/","title":{"rendered":"I primi trenta anni del &#8216;900: il mutamento nelle espressioni letterarie"},"content":{"rendered":"\n<p>Parte II.<\/p>\n\n\n\n<p>In relazione all\u2019affermazione del valore\u00a0della solitudine\u00a0dell\u2019artista ovviamente potrebbe essere interessante esplorare sia pure\u00a0 per cenni lineari gli effetti anche espressivi sull\u2019attivit\u00e0 e sul prodotto letterario con particolare attenzione a quello italiano. Non sar\u00e0 possibile per ragioni di spazio farlo qui\u00a0ma ciascuno di noi intanto potrebbe riflettere sulla similarit\u00e0 e sulle differenze con la situazione attuale in modo da viverla pi\u00f9 consapevolmente. Riflettendo su quello che riguarda l&#8217;aspetto pi\u00f9 specificamente espressivo, o addirittura tecnico della comunicazione letteraria, la rottura dei vincoli tradizionali appare non soltanto nello spostamento della narrativa europea dall&#8217;osservazione del mondo esteriore a quello interiore con Proust, Musil, Kafka ma, in maniera forse pi\u00f9 rivoluzionaria, nella concezione stessa dell&#8217;espressione artistica, nelle poetiche. Si parte dalla rottura del rapporto convenzionale tra oggetto e parola che avevano gi\u00e0 operato i simbolisti di fine &#8216;800, mettendo in moto l&#8217;infinita libert\u00e0 dell&#8217;analogia rispetto agli schemi razionalmente fissati dalla retorica tradizionale. Per questa via, passando attraverso la dichiarata eversione della sintassi tradizionale ad opera dei futuristi, arriviamo al flusso di coscienza dell&#8217;<em>Ulisse <\/em>di Joyce dove natura, psicologia e cultura si fondono con l&#8217;apparente\u00a0immediatezza dei moti interiori in livelli elaboratissimi di raffinata cultura. E&#8217; chiaro\u00a0che veniva gi\u00e0 emergendo un&#8217;alternativa costruttiva: qualcosa che rompeva frontiere consolidate introducendo il fatto artistico in una dinamica sempre pi\u00f9 veloce e che affondava sempre pi\u00f9 nel profondo, sempre pi\u00f9 aperta a una logica che non era pi\u00f9 quella classica delle successioni causa-temporali, ma aveva la libert\u00e0 dei cerchi, delle spirali infinite che si dilatavano nell&#8217;irrazionale di un universo dell&#8217;immaginario, sempre pi\u00f9 ampio sulla scia dell&#8217;irrazionalismo filosofico e dell&#8217;acquisizione dell&#8217;inconscio, da Bergson a Freud.\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/p>\n\n\n\n<p>In Italia l&#8217;innovazione \u00e8 molto pi\u00f9 cauta, il panorama socio-culturale pi\u00f9 ristretto. C&#8217;\u00e8 una industrializzazione ancora neonata, una classe borghese solo settentrionale e non sempre audace, una forte tradizione classicistica, rinvigorita dall&#8217;autorevolezza del Croce; i processi rivoluzionari nel campo letterario quasi non sono possibili e le suggestioni europee arrivano stemperate. Cos\u00ec il fascino del mistero diviene il torbido, languido <em>cocktail<\/em> di misticismo e sensualit\u00e0 di Fogazzaro, il rifiuto della retorica ottocentesca diventa l&#8217;ironia di Gozzano sommessa e discorsiva sulle &#8220;<em>buone cose di pessimo gusto<\/em>&#8220;, la volont\u00e0 di espressioni nuove, violente e audaci, diventa la chiassosa, anche se interessante, sperimentazione dei futuristi che esaltano la velocit\u00e0, la civilt\u00e0 delle macchine e presentano mini progetti sperimentali di rottura, perfino nella grafica del discorso poetico.                     Il superomismo e il fascino vitalistico ereditati dalla suggestione nicciana diventano quasi propaganda spicciola e spesso retorica vociante nelle riviste fiorentine <em>Leonardo, Hermes<\/em>, talora attraverso la voce roboante del Papini. Sono invece voci isolate ma pi\u00f9 interessanti e pi\u00f9 in sintonia con le grandi intuizioni della lirica europea la poesia visionaria di Dino Campana e quella volutamente spoglia del ligure Sbarbaro.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto le tensioni accumulate sfociano nella grande tragedia della prima guerra mondiale; dopo non cambier\u00e0 molto ma niente sar\u00e0 come prima, anche nel campo della letteratura. La Rivoluzione Russa\u00a0ha posto un problema vivo, un interrogativo pressante a tutto il mondo europeo anche per quanto riguarda i rapporti tra arte e vita, tra poeta e societ\u00e0. La guerra, sognata da parecchi artisti come avventura rigeneratrice, \u00e8 vissuta, invece, come tragedia e non \u00e8 un caso che nell&#8217;ambito della guerra maturi l&#8217;esistenzialismo ermetico di Ungaretti. Soprattutto gli esiti della guerra non hanno affatto risolto le tensioni ma le volont\u00e0 imperialistiche che permangono nella volont\u00e0 di rivincita sulla pace mortificante di Versailles introducono nuovi elementi di conflitto. La Societ\u00e0 delle Nazioni non funziona, le dissipazioni anche economiche della guerra hanno impoverito le economie e immiserito nella disoccupazione\u00a0 la vita dei popoli, la crisi economica diventa spesso crisi sociale. L&#8217;inettitudine di alcuni governi porta all&#8217;affermazione di forme dittatoriali: arrivano al potere nel 1922 il fascismo in Italia, il nazismo in Germania.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro storico l&#8217;artista \u00e8 sempre pi\u00f9 in fuga dal mondo violento e oppressivo. Pochi sono quelli che tentano un&#8217;analisi dei fattori storico-sociali e che hanno la speranza e la volont\u00e0 di intervenire per cambiare. In Italia si collocano su questa linea, a proprie spese, il liberale Gobetti, il comunista Gramsci e solo tredici professori universitari rifiutano il giuramento di fedelt\u00e0 al regime fascista; molti intellettuali si adeguano ai compiti di celebrazione e alcuni si rifugiano nella neutralit\u00e0. Sulla scia e con l&#8217;alibi dell&#8217;atteggiamento di Croce, i letterati della<em> Ronda <\/em>si chiudono nell&#8217;ideale della prosa d&#8217;arte, di una poesia che punti esclusivamente alla perfezione espressiva. Comunque questa tensione stilistica non \u00e8 cosa limitata; la maggior parte dei poeti europei si muove alla ricerca di mezzi di espressione nuovi e non solo con una ricerca puramente tecnica ma con una ricerca epistemologica, di segni pi\u00f9 significativi sul piano esistenziale, capaci di rappresentare, con il valore spoglio della verit\u00e0 dopo tanta mistificazione del potere, i nuovi livelli di conoscenza e di coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<em>Quando trovo-in questo mio silenzio-una parola scavata \u00e8 nella mia vita-come un abisso&#8221;<\/em>, dice Ungaretti e la ricerca della &#8220;parola&#8221; nel senso proposto da De Saussure \u00e8 anche, sia pure indirettamente, il rifiuto di un mondo ingabbiato; <em>&#8220;Cerco un paese innocente&#8221;<\/em>, \u00e8 ancora Ungaretti. Oppure, nella severa denuncia della scarna essenzialit\u00e0 di Montale, si afferma <em>&#8220;Codesto solo oggi possiamo dirti-ci\u00f2 che non siamo, ci\u00f2 che non vogliamo&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La coscienza della disgregazione di un mondo diventa anche crisi del racconto naturalistico e ricerca di un&#8217;ironica fluidit\u00e0 fra interno ed esterno nel monologo sveviano de &#8220;<em>La coscienza di Zeno&#8221;<\/em>. Non si tratta soltanto di una tecnica espressiva nuova sotto l&#8217;influenza di Freud e di Joyce ma \u00e8 la chiave pi\u00f9 adatta\u00a0 rendere visibili le contraddizioni di una crisi storica e ideologica. Cos\u00ec in Pirandello l&#8217;umorismo acre e amaro diventa il lucido strumento dell&#8217;intelligenza per demistificare le convenzioni e frantumare le certezze fittizie; l&#8217;uomo socialmente mistificato attraverso la\u00a0&#8220;chiave&#8221; ironica si ritrova &#8220;<em>Uno, nessuno, centomila<\/em>&#8220;. Non sempre, per\u00f2, la nuova letteratura \u00e8 solo giudizio o condanna; in alcuni autori si presenta con il volto della speranza, con il coraggio di costruire, con la volont\u00e0 dell&#8217;artista di impegnarsi nella trasformazione della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il surrealismo per esempio gi\u00e0 nel primo manifesto del 1924 si presenta come desiderio irrefrenabile di libert\u00e0 e va al di l\u00e0 della pura negazione del dadaismo per proiettare un mondo nuovo, anche attraverso la liberazione della parola dalla profondit\u00e0 dell&#8217;inconscio; non \u00e8 un caso che i pi\u00f9 importanti surrealisti Breton, Eluard, Aragon si buttino nell&#8217;impegno sociale. Cos\u00ec, penso, altrettanto e forse ancora pi\u00f9 chiara \u00e8 la volont\u00e0 di intervento di B. Brecht che parte, insieme con l&#8217;espressionismo, dalla violenta denuncia del presente per scendere poi in campo a lottare. Il suo teatro didattico, pi\u00f9 tardi epico, \u00e8 un deciso atto di volont\u00e0 per riportare l&#8217;opera dell&#8217;artista nella societ\u00e0 con l&#8217;intento di modificarla. Significativi per la concezione antilirica alla quale egli approda tra gli anni &#8217;20 e &#8217;30 sono i versi che costituiscono una dichiarazione di lotta contro la dittatura nazista <em>&#8220;In me combattono-l&#8217;entusiasmo per il melo in fiore-e l&#8217;orrore per i discorsi dell&#8217;Imbianchino-Ma solo il secondo-mi spinge al tavolo di lavoro&#8221;<\/em>. Con la stessa scelta, anche se in un&#8217;atmosfera pi\u00f9 esaltante, Majakovskij aveva impiegato la ricchezza immaginifica delle sue espressioni analogiche per cantare nella rivoluzione russa una societ\u00e0 nuova. Per lui il futurismo, la ricerca espressiva di avanguardia, era strumento di un intervento nella societ\u00e0, uno strumento che egli us\u00f2 con coraggio anche per denunciare le contraddizioni stesse di quella Rivoluzione, soprattutto il burocratismo della politica culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi rivoluzionari trenta anni, quindi, l\u2019esplorazione di nuovi parametri per la conoscenza del mondo va in un certo senso di pari passo con la ricerca inquieta e variegata di nuovi codici di lettura di quell\u2019universo mai del tutto esplorato che \u00e8 l\u2019uomo. La denuncia della scarna essenzialit\u00e0 di Montale si afferma: &#8220;<em>Codesto solo oggi possiamo dirti-ci\u00f2 che non siamo, ci\u00f2 che non vogliamo&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La coscienza della disgregazione di un mondo diventa anche crisi del racconto naturalistico e ricerca di un&#8217;ironica fluidit\u00e0 fra interno ed esterno nel monologo sveviano de &#8220;<em>La coscienza di Zeno<\/em>&#8220;. Non si tratta soltanto di una tecnica espressiva nuova sotto l&#8217;influenza di Freud e di Joyce ma \u00e8 la chiave pi\u00f9 adatta\u00a0 rendere visibili le contraddizioni di una crisi storica e ideologica.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec in Pirandello l&#8217;umorismo acre, amaro diventa il lucido strumento dell&#8217;intelligenza per demistificare le convenzioni e frantumare le certezze fittizie; l&#8217;uomo socialmente mistificato attraverso la\u00a0 &#8220;chiave&#8221; ironica si ritrova  in &#8220;<em>Uno, nessuno, centomila&#8221;<\/em>. Non sempre, per\u00f2, la nuova letteratura \u00e8 solo giudizio o condanna; in alcuni autori si presenta con il volto della speranza, con il coraggio di costruire, con la volont\u00e0 dell&#8217;artista di impegnarsi nella trasformazione della societ\u00e0. Il surrealismo per esempio gi\u00e0 nel primo manifesto del 1924 si presenta come desiderio irrefrenabile di libert\u00e0 e va al di l\u00e0 della pura negazione del dadaismo per proiettare, anche attraverso la liberazione della parola dalla profondit\u00e0 dell&#8217;inconscio, un mondo nuovo: non \u00e8 un caso che i pi\u00f9 importanti surrealisti, Breton, Eluard, Aragon, si buttino nell&#8217;impegno sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>La coscienza della disgregazione di un mondo diventa anche crisi del racconto naturalistico e ricerca di un&#8217;ironica fluidit\u00e0 fra interno ed esterno nel monologo sveviano de &#8220;<em>La coscienza di Zeno<\/em>&#8220;.Non si tratta soltanto di una tecnica espressiva nuova sotto l&#8217;influenza di Freud e di Joyce ma \u00e8 la chiave pi\u00f9 adatta\u00a0 rendere visibili le contraddizioni di una crisi storica e ideologica.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, penso, altrettanto e forse ancora pi\u00f9 chiara \u00e8 la volont\u00e0 di intervento di B. Brecht che parte, insieme con l&#8217;espressionismo, dalla violenta denuncia del presente per scendere poi in campo a lottare. Il suo teatro didattico, pi\u00f9 tardi epico, \u00e8 un deciso atto di volont\u00e0 per riportare l&#8217;opera dell&#8217;artista nella societ\u00e0 con l&#8217;intento di modificarla. Significativi per la concezione antilirica alla quale egli approda tra gli anni &#8217;20 e &#8217;30 sono i versi che costituiscono una dichiarazione di lotta contro la dittatura nazista; &#8220;<em>In me combattono -l&#8217;entusiasmo per il melo in fiore -e l&#8217;orrore per i discorsi dell&#8217;Imbianchino-Ma solo il secondo -mi spinge al tavolo di lavoro<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>Con la stessa scelta, anche se in un&#8217;atmosfera pi\u00f9 esaltante, Majakovskij aveva impiegato la ricchezza immaginifica delle sue espressioni analogiche per cantare nella rivoluzione russa una societ\u00e0 nuova. 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