{"id":19410,"date":"2025-06-03T10:25:48","date_gmt":"2025-06-03T08:25:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/?p=19410"},"modified":"2025-09-25T09:27:05","modified_gmt":"2025-09-25T07:27:05","slug":"elettra-di-sofocle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/2025\/06\/03\/elettra-di-sofocle\/","title":{"rendered":"Elettra di Sofocle"},"content":{"rendered":"\n<p>Dal tramonto dell\u2019epica al problema etico nella tragedia<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire l\u2019Elettra di Sofocle, tragedia di straordinaria complessit\u00e0 e purissima poesia, bisogna partire da lontano, dal tempo dell\u2019epica.<br>Il mito degli Atridi \u00e8 paradigmatico per seguire lo sviluppo del pensiero greco nel passaggio dall\u2019epica alla tragedia. L\u2019uomo in Omero vive in perfetta simbiosi col Dio, da cui riceve chiari segnali sul modo di condurre la sua vita. Nessun dubbio n\u00e9 smarrimento, il divino \u00e8 approdo sicuro e stabile e la sua presenza garantisce l\u2019ordine dell\u2019Universo.<br>Tra il sesto e il quinto secolo a.C. questo mondo si sgretola, i protagonisti della tragedia sono uomini che si dibattono tra affermazione della propria volont\u00e0 e costrizione. Gli antichi miti elaborati dall\u2019epica sono il bacino di raccolta di un patrimonio sapienziale a cui ai poeti tragici hanno attinto per rappresentare la condizione umana del loro tempo e proiettarla nella dimensione universale dell\u2019arte.<br>Non \u00e8 solo la volont\u00e0 imperscrutabile del Dio a inchiodare gli eroi tragici in uno stato di perenne impotenza, costretti ad ubbidire a ordini superiori. Ci sono anche forze oscure che nascono dal profondo, pulsioni incontenibili dell\u2019Io, ostacoli che provengono dal contesto sociale, c\u2019\u00e8 la morte e ci sono le leggi di natura.<br>Eppure questa terribile condizione non porta al nichilismo, alla bestemmia contro il destino o il Dio.<br>Solo in Euripide la cupa disperazione prende a tratti il sopravvento, ma neanche in lui si arriva alla negazione della presenza del divino nella vita dell\u2019uomo.<br>La grande lezione della tragedia greca \u00e8 proprio in questa affermazione dell\u2019uomo che, debole e cieco, lotta fino alla fine e non arretra mai davanti alla necessit\u00e0 di scegliere e agire.<br>La strada da intraprendere \u00e8 comunque frutto di una decisione dolorosa, fonte di aporie irrisolvibili, e il poeta affida a lunghe <em>r\u00e9seis<\/em> (monologhi) o al ritmo serrato del dialogo fra due personaggi (<em>sticomit\u00ece<\/em>), il compito di evidenziare la problematicit\u00e0 etica e la dialettica teologico-morale sottese alla vicenda.<br>Per capire leggiamo uno dei dialoghi fra Oreste ed Elettra tratto da Euripide:<br>Euripide Elettra 969<br>OR &#8211; Come posso ucciderla [Clitemestra], lei che mi ha messo al mondo e nutrito ?<br>EL &#8211; Come lei ha ucciso il padre tuo e mio [\u2026]Che danno ne avrai a vendicare tuo padre ?<br>OR &#8211; Sar\u00f2 accusato come matricida, ed ero puro.<br>EL &#8211; E se non difendi tuo padre sarai un empio.<br>OR &#8211; Lo so. Ma non pagher\u00f2 la pena per l\u2019assassinio di mia madre?<br>EL &#8211; E se rinunci a vendicare tuo padre?<br>La risposta non c\u2019\u00e8, restano le domande irrisolte, ma l\u2019azione procede, mai l\u2019eroe tragico si ferma nella irresolutezza, nel dubbio. Resta nei fatti la legge di dolore che contraddistingue il genere umano, spesso incomprensibile ma sola capace di sollevare l\u2019uomo dalla sua abiezione. L\u2019uomo tragico \u00e8 consapevole del suo impegno vitale, ma anche della legge di necessit\u00e0 a cui non pu\u00f2 sottrarsi.<br>Quale sia la sua scelta, essa \u00e8 comunque dolorosa, non lo porta alla salvezza, bens\u00ec alla sofferenza. La sua grandezza \u00e8 nell\u2019 accettazione di questa condizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Citiamo un passo critico che spiega con chiarezza il punto:<br><em>Nell\u2019azione drammatica gli d\u00e8i intervengono, in modo anche crudele, sia per punire una colpa, sia anche senza una ragione apparente. Sofocle non ritocca pesantemente il mito, non lo analizza, non lo discute: sa che se gli d\u00e8i nascondono le cose divine, non si pu\u00f2 conoscerle neanche cercando ed investigando per ogni dove. L\u2019eroe sofocleo \u00e8, per cos\u00ec dire, rassegnato, e mentre in Eschilo la trilogia legata faceva in modo che si giungesse, nella terza parte, ad una sintesi, ad un compromesso (come l\u2019istituzione dell\u2019Areopago nelle Eumenidi), i patimenti di cui i personaggi sofoclei restano vittime non si traducono in alcuna acquisizione per la collettivit\u00e0: da essi non emergono leggi pi\u00f9 giuste, istituzioni pi\u00f9 umane, convivenza pi\u00f9 equilibrate. Si tratta semplicemente di una serie di sconfitte dell\u2019individuo schiacciato da forze incomprensibili\u201d. (da U. Albini, Nel nome di Dioniso. Vita teatrale nell&#8217;Atene classica<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>PROTAGONISTI<\/p>\n\n\n\n<p>ELETTRA nella tragedia attica<br>In Eschilo, il pi\u00f9 antico dei tre tragici, Elettra \u00e8 protagonista con Oreste delle <em>Coefore<\/em>, seconda tragedia della trilogia composta da <em>Agamennone, Coefore, Eumenidi<\/em>.<br>L\u2019<em>Elettra <\/em>di Sofocle e quella di Euripide sono quasi contemporanee, composte sul finire del V sec. Il mondo omerico non conosce l\u2019eroina, che comincia ad apparire in et\u00e0 successive con sempre maggior rilievo in Stesicoro e Pindaro.<br>ELETTRA personaggio tragico<br>Nei tragici la donna assume una centralit\u00e0 sempre maggiore. Il mito di Elettra \u00e8 tra i pi\u00f9 suggestivi e importanti del mondo greco e un caso felice ha voluto che fosse presente, dunque confrontabile, in tutti e tre i tragici.<br>Elettra vive da anni ai margini del Palazzo trattata come una schiava, questa sua condizione \u00e8 sottolineata soprattutto in Sofocle. Clitemestra, la madre, ed Egisto, suo amante, la temono e la odiano, la sua presenza \u00e8 inquietante perch\u00e9 sentono che \u00e8 la loro irriducibile nemica e stanno per mettere in atto un piano che l\u2019allontaner\u00e0 per sempre dal Palazzo. E\u2019 Crisotemi, la sorella, a rivelarle il piano criminoso.<br>Se l\u2019Elettra di Eschilo \u00e8 una donna delicata, smarrita, bisognosa di consiglio e protezione che rientrer\u00e0 nell\u2019ombra dopo l\u2019uccisione della madre perch\u00e9 chi giganteggia nelle Coefore \u00e8 Oreste, in Sofocle \u00e8 unica e assoluta protagonista, gli altri personaggi sono meteore che girano intorno a lei che tiene la scena dall\u2019inizio alla fine.<br>Nulla pu\u00f2 arrestarla e nulla teme. Dotata di forza eroica, non arretra di fronte a nessuna minaccia e si tiene in vita con l\u2019odio e la speranza del ritorno di Oreste. E\u2019 una donna isolata, dalla morte del padre ha solo nemici intorno o figure incapaci di condividere il suo dramma. La sorella Crisotemi \u00e8 pavida, incline a scendere a compromessi con i potenti per quieto vivere. Di Oreste non si sa nulla da quasi dieci anni. Elettra non \u00e8 interprete di nessun ordine di Apollo. Obbedisce ad una insopprimibile sete di giustizia ed \u00e8 la vera vincitrice dell\u2019agone tragico. Le sue sofferenze fisiche e spirituali sono il<br>centro del dramma di cui il matricidio \u00e8 la cornice. Come i pi\u00f9 grandi eroi sofoclei, Aiace, Edipo, Antigone, Filottete, \u00e8 una lottatrice contro il mondo avverso. Fedele alla sua missione di sentinella di giustizia, non ha esitato a sacrificare tutta s\u00e9 stessa, condannandosi ad una vita miserabile. Esce tragica vincitrice nella lotta, la fedelt\u00e0 alla stirpe e l\u2019amore per i suoi cari sono il suo trofeo.<\/p>\n\n\n\n<p>ORESTE<br>E\u2019 lo strumento del Dio, a differenza di Elettra che agisce spinta dalla sua sola sete di giustizia. E\u2019 comunque determinato e senza tentennamenti nel compimento della sua azione, ma non essendo vissuto nel Palazzo non ha condiviso lo strazio della sorella. Aderisce al dovere di vendicare il padre ma non ha la tragica passionalit\u00e0 di Elettra. Con l\u2019uccisione della madre adempie ad un obbligo religioso e di rispetto della stirpe, il legame fraterno \u00e8 la manifestazione pi\u00f9 autentica della<br>sua umanit\u00e0. La madre per lui \u00e8 un\u2019estranea e, soprattutto, l\u2019assassina del padre. La scena dell\u2019uccisione \u00e8 quasi asettica, priva di pathos, un\u2019esecuzione ordinata dal Dio e condivisa dagli uomini che solo la tensione di Elettra contribuisce ad animare.<\/p>\n\n\n\n<p>CLITEMESTRA<br>Clitemestra si caratterizza subito come madre e moglie indegna: le parole di condanna di Elettra, ossessivamente ripetute, il sogno (cit. versi), la sua gioia di fronte alla (falsa) notizia della morte di Oreste, tutto collabora a definirne il profilo morale.<\/p>\n\n\n\n<p>LETTURA DEL TESTO (parti scelte)<\/p>\n\n\n\n<p>SEZIONI<br>Prologo 1-86 &#8211; Monodia di Elettra 87- 120<br>Parodo commatica 121-255<br>I Episodio 256-471<br>I Stasimo 472-515<br>II episodio 516-822<br>Commo 823-870 (in luogo del secondo stasimo)<br>III Episodio 871-1057<br>III Stasimo 1058- 1097<br>IV Episodio 1098-1383<br>IV Stasimo 1384-1397<br>Commo &#8211; Esodo 1398-1510<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>PERSONAGGI<br>Protagonista Elettra<br>Deuteragonisti Oreste &#8211; Clitemestra<br>Tritagonisti Pedagogo &#8211; Crisotemi &#8211; Egisto<br>Coro 15 donne libere di Micene<br>Personaggi muti Pilade &#8211; una schiava di Clitemestra &#8211; due servi di Oreste<br>Scenario Acropoli di Micene davanti al palazzo dei Pelopidi<br>Sinossi<br>Oreste, figlio di&nbsp;Agamennone, in compagnia di Pilade e del Pedagogo, torna a&nbsp;Micene dopo un\u2019assenza di quasi dieci anni. Su ordine di Apollo deve vendicare la morte del padre, ucciso dalla moglie Clitemestra e dal suo amante Egisto per usurparne il trono. Da bambino, essendo erede al trono, era stato salvato da sicura morte dalla sorella Elettra. Questa infatti l\u2019aveva affidato ad un uomo della Focide&nbsp;che lo aveva tenuto lontano dagli intrighi di palazzo. Da quel giorno Elettra, che prova un odio profondo (e ricambiato) verso i due assassini, \u00e8 vissuta nella speranza che Oreste un giorno torni a vendicare il padre.<br>Oreste torna a Micene all\u2019insaputa di tutti e organizza un tranello: diffonde la falsa notizia della propria morte, che gli permette di constatare la gioia (e quindi la malvagit\u00e0) della madre Clitemestra.<br>Elettra, al contrario, si dispera, dimostrando il suo immutato affetto per il fratello. Ottenuta la prova della fedelt\u00e0 della sorella, Oreste le rivela la propria identit\u00e0, ed insieme organizzano un piano per attuare la vendetta. Oreste penetra nel palazzo e uccide senza piet\u00e0 la madre supplicante, poi incontra Egisto e lo uccide portando a completo compimento la vendetta per la morte del padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Impostazione della tragedia<\/p>\n\n\n\n<p>Del matricidio, che avverr\u00e0 nel finale, avvertiamo l\u2019imminenza fin dai primi versi nell\u2019atmosfera di orrore che crea una climax culminante nell\u2019uccisione di Clitemestra.<br>Prologo<br>Nel prologo e nella parodo commatica, che segna l\u2019ingresso del coro dialogante con Elettra, si riassumono tutti i drammatici eventi che hanno portato la situazione al punto in cui \u00e8 adesso. S\u2019impone il personaggio di Elettra e la piet\u00e0 del Coro sgorga profonda dalle donne di Micene che conoscono il suo dolore. Elettra \u00e8 una donna sola, stanca, abbandonata e tradita. Si delinea il leit motiv di tutto il dramma, il ricordo del nobile padre ingiustamente ucciso e la sua sete inesausta di giustizia.<br>E\u2019 l\u2019alba e appaiono per primi Oreste e il Pedagogo, poi entrer\u00e0 Elettra di cui si ode il lamento provenire dall\u2019interno. I due uomini sono usciti di scena perch\u00e9 il loro arrivo dev\u2019essere segreto. Hanno elaborato il piano dell\u2019inganno e Oreste si \u00e8 rivolto agli Dei indigeni, alla casa paterna e alla terra in cui \u00e8 nato perch\u00e9 siano favorevoli alla sua impresa. Il grido di dolore di Elettra esplode al suo ingresso in una dolorosa monodia a cui fa seguito la parodo commatica con l\u2019ingresso del coro.<br>I versi 1-255 sono tra i pi\u00f9 belli e significativi della tragedia, una lettura integrale aiuta ad entrare nel vivo dell\u2019agone tragico.<\/p>\n\n\n\n<p>Monodia di Elettra<br>O fulgida luce,<br>o aria che cingi la terra,<br>deh, quanti miei carmi di dolore<br>udiste, e sul seno sanguineo<br>le fitte percosse, nell&#8217;ora<br>che il buio notturno si sperde!<br>E il letto od\u00efoso del tristo<br>palazzo sa bene le mie veglie<br>ch&#8217;io, misera, piango mio padre,<br>a cui non fu ospite Marte<br>cruento, su estranea terra:<br>a lui mia madre, il suo drudo<br>Egisto, la testa fenderono<br>con la scure sanguinea, come<br>boscaioli una quercia; e nessuno,<br>tranne me, tal cordoglio sostenne<br>di te, padre, ucciso con tanta<br>vergogna, con tanta piet\u00e0.<br>Ma io non desisto<br>dai pianti, dagli ululi lunghi,<br>finch\u00e9 io le ardentissime ruote<br>degli astri ed il giorno contempli.<br>Come orbo dei figli usignuolo,<br>far\u00f2 su le soglie paterne<br>suonar dei miei gemiti l&#8217;eco.<br>O dimora di Ade e di Pers\u00e8fone,<br>o Erm\u00e8te sotterraneo, o figlie dei Numi<br>Erinni, che sopra gli uccisi<br>per frode vegliate, e sui talami<br>usurpati, movete al soccorso,<br>vendicate la strage del padre,<br>e a me rimandate il fratello,<br>ch\u00e9 io pi\u00f9 regger non posso da sola<br>il peso di questo insostenibile affanno.<br>Aria, erede di uguali orizzonti<br>senti, che canto di morte<br>che vibrare di colpi<br>sui miei lividi seni quando il buio del cielo dilegua.<br>Notti bianche ! Complice conscio<br>il mio amaro giaciglio, tra mura dolenti,<br>sa la sofferta canzone di morte<br>che dedico al padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Parodo commatica<br>Elettra (rivolta al coro)<br>Per consolarmi dei miei dolori<br>veniste, o figlie d&#8217;eroi magnanimi,<br>lo so, lo intendo, non son dimentica.<br>Ma non per questo posso desistere<br>Dal piangere l&#8217;infelice padre.<br>O voi che d&#8217;ogni grazia remunerate l&#8217;amicizia mia,<br>vi supplico, lasciatemi<br>a questa mia follia.<\/p>\n\n\n\n<p>CORO&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Coraggio, coraggio, figlia mia, grande ancora in cielo \u00e8 Zeus, che tutto vede e domina: a lui rimetti<br>la tua rabbia, a lui il tuo dolore. E non soffrire troppo per chi odi, ma non dimenticare: il Tempo \u00e8<br>un dio che tutto rimedia\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>ELETTRA<br>E intanto il meglio della mia vita scivola nella delusione e sono stanca; e mi logoro senza figli,<br>senza un amico, senza un uomo che mi voglia bene e mi protegga. Vivo tra queste mura come<br>un&#8217;estranea, con questi cenci addosso, costretta a mangiare i loro avanzi: vivo come una serva in<br>casa di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>CORO&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Torn\u00f2 suo padre e lev\u00f2 il suo grido. Atroce il grido dalle sue stanze, quando la scure vibr\u00f2 il colpo<br>sul cranio. Fu rete d&#8217;inganno, fu morbosa passione d&#8217;amore a colpire: e dell&#8217;amplesso orrendo il<br>parto fu un mostro, fu aborto di un uomo o di un dio.<\/p>\n\n\n\n<p>ELETTRA<br>Giorno pieno di odio per me! Notte piena di angoscia per quel banchetto infame. Li vide mio padre<br>i colpi mortali vibrati da quelle stesse mani che mi hanno rubato questa vita mia, che mi hanno<br>tradita, annientata. A loro il grande dio d&#8217;Olimpo faccia patire le stesse pene: non se la godano la<br>ricchezza, loro che hanno compiuto il crimine.<\/p>\n\n\n\n<p>CORO &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Ora attenta! Non dire di pi\u00f9! Non comprendi la causa delle tue disgrazie? Con le tue mani<br>sprofondi nel baratro delle tue miserie. Gi\u00e0 troppo male ti sei fatta, perch\u00e9 il tuo cuore inasprito ha<br>cercato lo scontro. Ma con chi ha il potere non si pu\u00f2 lottare.<\/p>\n\n\n\n<p>ELETTRA<br>Sono stata costretta da una dura, durissima necessit\u00e0. Oh, la conosco bene la rabbia che ho qui<br>dentro! Eppure, anche nella disgrazia, voglio tenermela dentro questa angoscia, finch\u00e9 avr\u00f2 vita.<br>Ma chi, chi, care amiche, pu\u00f2 darmi una parola di conforto o un consiglio giusto? \u00c9 inutile, amiche<br>mie, non consolatemi: per me non ci sar\u00e0 rimedio, mai; non ci sar\u00e0 tregua, mai, per le mie pene e i<br>miei lamenti, mai.<\/p>\n\n\n\n<p>CORO&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Te lo dico ancora con affetto, come una mamma: non cercarti altro male.<\/p>\n\n\n\n<p>ELETTRA<br>Va bene! Va bene! Ma c&#8217;\u00e8 un limite al male? Ditemi: \u00e8 un comandamento dimenticare i morti?<br>Quale uomo pu\u00f2 avere una simile idea? Io non la voglio la stima di quei due l\u00e0. Non voglio un<br>quieto vivere qui, insieme a loro, se in me resta ancora un po&#8217; di buono. Non voglio reprimere i miei<br>acuti gemiti per mio padre. Se quel povero morto sar\u00e0 solo polvere e nulla pi\u00f9 e se quei due non<br>pagheranno col loro sangue la pena della sua morte, al mondo non ci sar\u00e0 pi\u00f9 rispetto n\u00e9 piet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>I Episodio<br>Nel primo episodio entra in scena Crisotemi, sorella di Elettra, figura molto diversa, debole,<br>incapace di forti passioni come l\u2019altra. E\u2019 portatrice di brutte notizie e vorrebbe che la sorella<br>cessasse dall\u2019odio che la perseguita da anni. E\u2019 l\u2019episodio del sogno fatto da Clitemestra e<br>raccontato da Crisotemi.<\/p>\n\n\n\n<p>CRISOTEMI<br>\u00c8 stato un sogno, un sogno pauroso, questa notte.<br>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br>Si dice che lei abbia visto tuo padre e mio tornare alla luce e unirsi a lei una seconda volta. E poi<br>lui prende lo scettro di un tempo, ora nelle mani d&#8217;Egisto, e lo pianta nel focolare; e dallo scettro,<br>in alto, germoglia un ramo pieno di rigoglio che spande la sua ombra su tutta la terra di Micene.<br>Questo mi ha detto un uomo che era l\u00ec presente, mentre lei confidava il suo sogno al Sole per<br>purificarsi. Altro non so, ma per questo mi manda alla tomba, per questa sua paura. Per gli d\u00e8i<br>della nostra famiglia, ti prego, ascoltami, non cadere nella tua pazzia: se mi respingi ora, verrai a<br>cercarmi un giorno, quando sprofonderai nella disgrazia.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>II Episodio<br>Appare Clitemestra per un drammatico confronto con Elettra. Ognuna delle due donne esprime le<br>sue ragioni, ma quelle di Clitemestra sono evidentemente pretestuose, sostenendo di aver ucciso<br>Agamennone per vendicare il sacrificio a Troia della figlia Ifigenia.<br>Dopo aver smontato le sue ragioni con dialettica stringente Elettra conclude:<\/p>\n\n\n\n<p>ELETTRA<br>Ma tu per me non sei mamma, sei padrona: e io vivo una vita di stenti e di pene per colpa tua e del<br>tuo amante. E mio fratello, strappato da me a stento dalle tue mani, povero Oreste, anche lui vive<br>una misera esistenza: lui, che tante volte mi hai accusato di crescerlo per la vendetta! E lo farei, lo<br>farei, stanne certa, se ne avessi la forza. E allora proclama pure a tutti, se ti pare, che sono cattiva,<br>maligna e sfrontata. Se ho tutte queste doti, puoi essere fiera di tua figlia: non disonora i pregi che<br>le vengono dalla tua natura.<br>Mentre lo scontro continua senza risparmio di colpi arriva il Pedagogo che si finge ignaro di tutto,<br>mandato solo a comunicare la morte di Oreste. Questo \u00e8 il suo racconto:<\/p>\n\n\n\n<p>PEDAGOGO<br>Oreste era andato ai giochi di Delfi, festa solenne e vanto della Grecia intera. Quando l&#8217;araldo<br>annunci\u00f2 la prima delle gare, la corsa a piedi, lui entr\u00f2 nello stadio: era splendido, l&#8217;idolo di tutti,<br>e nella corsa fu pari al suo splendore e conquist\u00f2 il premio ambito della vittoria.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando un dio vuole la tua rovina, nessuno, anche se forte, pu\u00f2 sfuggire. Il giorno dopo, quando al levar del sole, fu il momento della corsa dei cocchi, Oreste scese in campo insieme a molti aurighi\u2026\u2026 Si serrano confusi, agitano la frusta senza tregua per superare ciascuno la ruota dell&#8217;altro e i cavalli frementi. Sul dorso degli aurighi e sulle ruote in fuga schizzava la schiuma e il fiato ansimante dei cavalli. Oreste si teneva stretto alla meta, la sfiorava col m\u00f2zzo della ruota, allentava le redini al cavallo di destra, frenava il cavallo di sinistra che la rasentava.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>E intanto Oreste si mantiene in coda, risparmia col freno le cavalle, fiducioso nell&#8217;ultimo giro\u2026\u2026\u2026Ma poi allenta la briglia sinistra alla cavalla pi\u00f9 rasente alla curva e non si accorge e urta sullo spigolo la meta: il m\u00f2zzo dell&#8217;asse va in frantumi, lui s&#8217;impiglia nelle redini e viene trascinato dai cavalli dispersi per la pista. \u2026\u2026\u2026..Riescono a stento alcuni aurighi a frenare i cavalli e lo liberano: \u00e8 coperto di sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 la reazione di Clitemestra<\/p>\n\n\n\n<p>CLITEMESTRA<br>Mi hai portato prove sicure della sua morte, la morte di quel figlio nato dalla mia vita, di quel figlio<br>che poi si \u00e8 staccato dal mio seno ed \u00e8 fuggito via lontano, in esilio. Di quel figlio che non mi ha<br>pi\u00f9 rivisto da quando usc\u00ec da questa terra e mi accusava della morte di suo padre e minacciava<br>vendetta. Giorno e notte il sonno, dolce, non riusciva a chiudere i miei occhi e il tempo scivolava su<br>di me in attesa ogni istante della morte. Ma ora, ora in questo giorno, mi sono liberata &#8211; per sempre dalla paura di lui e di lei, perch\u00e9 lei, lei che sta nella mia casa era il male peggiore e mi succhiava il sangue, il sangue della vita mia. Ma ora, finalmente, posso vivere in pace, senza le sue minacce.<br>Alla drammatica notizia della morte di Oreste Elettra, al contrario, tocca il fondo del suo dolore<\/p>\n\n\n\n<p>ELETTRA<br>L&#8217;avete vista, quella donna: vi sembra addolorata, afflitta? Vi sembra che versi lacrime per suo<br>figlio, morto in quel modo orrendo? No! \u00c9 andata via, lei, con un riso di scherno! Povera me! Mio<br>caro, caro Oreste, la tua morte mi ha ucciso! Mi abbandoni e mi strappi dal cuore l&#8217;unica speranza:<br>vedere il tuo ritorno, vivo, per vendicare tuo padre e la tua povera sorella! Dove andr\u00f2 ora? Io<br>sono sola: tu non ci sei, nostro padre non c&#8217;\u00e8! Io sono sola! Ancora dovr\u00f2 fare la serva a quella<br>gente che odio con tutto il mio cuore, agli assassini di mio padre. Bella esistenza la mia! No, no,<br>non entrer\u00f2 l\u00e0 dentro, non vivr\u00f2 con loro nemmeno un istante. Mi lascer\u00f2 cadere qui su questa<br>porta, sola, senza nessuno che mi vuole bene, e qui lascer\u00f2 inaridire la mia vita. S\u00ec, mi ammazzino<br>pure quelli l\u00e0! Mi ammazzino, se \u00e8 un peso per loro la mia vita! \u00c8 un bene, se mi ammazzano, un<br>dolore se vivo, perch\u00e9 della vita non ho pi\u00f9 desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p>III Episodio<br>Nell\u2019apparente immobilit\u00e0 indotta dallo spazio teatrale, il teatro di Sofocle \u00e8 straordinariamente<br>mosso dal sovrapporsi di colpi di scena, repentini mutamenti di situazione, interazione fra<br>protagonisti e fra personaggi e Coro, la trama narrativa s\u2019infittisce di momento in momento e i<br>risvolti psicologici si definiscono sempre pi\u00f9 complessi.<br>Entra Crisotemi, ignara della sorte del fratello. E\u2019 stata sulla tomba di Agamennone e ha visto il<br>ricciolo biondo che Oreste, appena arrivato, aveva lasciato sul tumulo.<br>E\u2019 convinta che lui sia tornato e che apparir\u00e0 di l\u00ec a poco.<\/p>\n\n\n\n<p>CRISOTEMI<br>\u00c8 qui! Oreste \u00e8 qui, accanto a noi! \u00c8 vero, ascolta, \u00e8 vero! Com&#8217;\u00e8 vero che ora tu mi vedi! <\/p>\n\n\n\n<p>ELETTRA<br>Sei pazza, pazza, e te la ridi delle mie disgrazie e delle tue?!<\/p>\n\n\n\n<p>CRISOTEMI<br>Ti dir\u00f2 tutto quello che ho visto. Arrivo all&#8217;antica tomba di nostro padre e vedo scorrere gi\u00f9<br>dall&#8217;alto del tumulo un fiume di latte, e il tumulo pieno di corone, corone di fiori ancora freschi e<br>d&#8217;ogni specie. Mi guardo intorno, stupita; e intorno\u2026 silenzio; e allora mi accosto piano piano,<br>tremavo tutta; e sulla tomba vedo una ciocca di capelli appena tagliata. E subito, appena la vedo,<br>povera me, un colpo qui al cuore a quella visione per me cos\u00ec cara: vedevo l\u00ec davanti a me il segno<br>di Oreste, la persona a me pi\u00f9 cara al mondo. Sfioro quei capelli, li tengo in queste mani in silenzio<br>e subito per la gioia gli occhi mi si riempiono di lacrime. E ora, come in quel momento, sento di<br>sicuro che quel dono splendido non poteva essere che suo.<br>Crisotemi non sa quanto sia vicino al vero quello che sta dicendo, ma la verit\u00e0 in questo momento \u00e8<br>per tutti ammantata di nebbia.<br>Ecco dunque una delle tante sticomitie del testo che rendono l\u2019azione continuamente cangiante,<br>mossa, in divenire:<br>ELETTRA<br>Sei pazza! Da tempo sei pazza! E mi fai compassione.<br>CRISOTEMI<br>Perch\u00e9, perch\u00e9? Non ti fanno piacere queste mie parole?<br>ELETTRA<br>Sei fuori di te e non ragioni.<br>CRISOTEMI<br>Che dici? Io non saprei quello che ho visto con questi miei occhi?<br>ELETTRA<br>\u00c8 morto! E tutte le speranze di salvezza da te riposte in lui sono svanite. Non pensare pi\u00f9 a lui!<br>CRISOTEMI<br>Povera me! E da chi l&#8217;hai saputo?<br>ELETTRA<br>Da chi l&#8217;ha visto morto.<br>CRISOTEMI<br>E quest&#8217;uomo dov&#8217;\u00e8? Mi fa impressione questa nuova notizia.<br>ELETTRA<br>\u00c8 l\u00e0, in casa; ospite, assai gradito, di nostra madre.<br>CRISOTEMI<br>Povera me! E di chi erano allora quelle offerte?<br>ELETTRA<br>Le avr\u00e0 lasciate qualcuno in memoria di Oreste.<br>A questo punto Elettra, con tono conciliante come mai finora, le propone il suo piano, uccidere i<br>due assassini.<br>ELETTRA<br>Dammi retta, sorella cara, dammi un sostegno nella lotta per i nostri cari, salva subito me, salva te<br>stessa, pensa che vivere nella vergogna \u00e8 una vergogna per chi \u00e8 nobile di natura come noi.<br>CRISOTEMI (arretra inorridita)<br>Dove vedi, pazza, tanta forza per scendere in campo armata da questa febbre d&#8217;azione e per<br>chiamarmi a combattere al tuo fianco? Tu sei una donna. Non lo vedi? Sei una donna, donna non<br>uomo, e non hai in queste braccia la forza dei tuoi nemici. La fortuna \u00e8 con loro da sempre: la nostra declina, s&#8217;\u00e8 ridotta a niente. Chi pu\u00f2 pensare di uccidere un uomo tanto forte e uscirne sano e salvo? \u00c8 vero, noi stiamo male, ma attenta a non tirarci addosso mali peggiori, se qualcuno sente questi tuoi discorsi\u2026 e se la forza non c&#8217;\u00e8, impara a cedere a quelli che ce l&#8217;hanno.<br>ELETTRA<br>Non mi ero illusa: sapevo gi\u00e0 che il mio piano era respinto, scontato il tuo rifiuto. E allora compir\u00f2 <br>l&#8217;opera con le mie mani e sola: io non mi tiro indietro.<br>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<br>ELETTRA<br>Questo tuo consiglio significa che non vuoi aiutarmi.<br>CRISOTEMI<br>\u00c8 vero, non ti aiuter\u00f2, perch\u00e9 il tuo piano ti roviner\u00e0.<br>ELETTRA<br>Ah! la tua sapiente rassegnazione, come la invidio! Ma come mi fa ribrezzo la tua vilt\u00e0!<br>TERZO STASIMO<br>Il compianto del coro sulle sorti di questa famiglia \u00e8 segnato da profondo dolore, ma in questo canto<br>del coro c\u2019\u00e8 il momento pi\u00f9 alto di lode per la grandezza di Elettra. Ascoltiamolo.<br>CORO &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Perch\u00e9 non guardiamo agli uccelli del cielo? Si prendono cura e portano cibo a chi li ha generati e<br>nutriti. Perch\u00e9 anche noi non ripaghiamo cos\u00ec i nostri cari? Per la folgore di Zeus, per la Giustizia<br>celeste, i colpevoli non resteranno a lungo impuniti. Fama delle umane vicende che scendi tra i<br>morti, fa&#8217; risonare laggi\u00f9 per gli Atridi il mio doloroso lamento, porta laggi\u00f9 notizia dei miei tristi<br>oltraggi.<br>Questa famiglia \u00e8 marcia ormai; c&#8217;\u00e8 discordia fra due sorelle, non pi\u00f9 armonia di affetti. Elettra,<br>tradita, \u00e8 sola nella tempesta e sempre piange, infelice, suo padre: un eterno lamento d&#8217;usignolo,<br>Elettra sfida la morte, \u00e8 pronta a chiudere gli occhi alla luce. Due fiamme di vendetta bruciano nel<br>suo cuore. Quale germoglio di donna c&#8217;\u00e8 al mondo pi\u00f9 generosa di lei?<br>IV Episodio<br>Il culmine della tensione tragica si realizza nel quarto episodio, momento nell\u2019agnizione fra Elettra<br>e Oreste.<br>I due giovani non si riconoscono subito, Oreste porta l\u2019urna con le sue false ceneri e sta per entrare<br>nel Palazzo. Elettra, prostrata, gli chiede di poter stringere a s\u00e9 l\u2019urna.<br>Il riconoscimento fra i due fratelli \u00e8 affidato ad una lunga<em> sticomit\u00eca <\/em>(dialogo con battute di un solo<br>verso), che porta all\u2019estremo l\u2019<em>akm\u00e8<\/em> tragica. E\u2019 un riconoscimento graduale, teso, drammatico, che<br>culmina nella gioia incontenibile di Elettra e nell\u2019orrore di Oreste nel vedere le condizioni a cui \u00e8<br>ridotta la sorella.<br>Da questo momento l\u2019azione si fa rapida, convulsa, torna in scena il Pedagogo che con Pilade e<br>Oreste rientra nel Palazzo per attuare il piano di morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Esodo<br>Finale piuttosto breve rispetto allo sviluppo delle sezioni precedenti. La catastrofe tragica si compie<br>con l\u2019uccisione fulmInea di Clitemestra, seguita da quella di Egisto.<br>Mentre Oreste \u00e8 all\u2019interno, Elettra esce sul portico colma di furente gioia per ci\u00f2 che sta per<br>accadere. E\u2019quella che \u00e8 stata definita la sua \u201cmania etica\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Commo<br>vv 1407-1441<br>Dall\u2019interno arriva il grido di Clitemestra che vede gli uomini armati:<br>Egisto dove mai sei ?<br>Il suo primo sentimento \u00e8 il senso di abbandono.<br>Riconosce Oreste:<br>Figlio, piet\u00e0 per chi ti diede la vita<br>Elettra commenta beffarda di fronte al coro inorridito:<br>Ma piet\u00e0 di lui tu non avesti, n\u00e9 del padre<br>Clitemestra:<br>Mi colpiscono, ahim\u00e8<br>Elettra (rivolta ad Oreste):<br>Se puoi raddoppia, per tutti e due<br>Oreste esce dal Palazzo con la spada insanguinata, arriva Egisto con cui avr\u00e0 un breve confronto in<br>cui ribadisce la necessit\u00e0 di un giusto castigo per gli assassini:<br>Oreste<br>Scattasse subito per tutti questa pena: morte<br>a chi valica le norme! La delinquenza<br>calerebbe molto<br>Il canto finale del Coro, a cui ogni tragedia affida il congedo, riflette dolorosamente sul destino<br>dell\u2019uomo e sulla sua determinazione ad andare con \u201cfermo volere\u201d alla conquista della libert\u00e0:<br>Coro<br>O stirpe di Atreo, quanti affanni<br>Hai sofferto per giungere<br>Alla meta penosa e prefissa,<br>alla tua libert\u00e0, conseguita<br>finalmente con fermo volere.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>Il problema etico del matricidio<\/p>\n\n\n\n<p>Prevalente nella tragedia \u00e8 il problema etico del matricidio che si scontra con la sua dura necessit\u00e0 in quanto ordinato da Apollo.<br>La giusta punizione della madre uxoricida \u00e8 un ordine del Dio a cui \u00e8 impossibile sottrarsi, ma Oreste non \u00e8 mosso solo da cieca ubbidienza, quello che compie \u00e8 frutto della sua piena volont\u00e0.<br>Stessa cosa possiamo dire di Elettra.<br>Il senso del tragico \u00e8 in questa duplice spinta al matricidio che, bench\u00e9 ordinato da un Dio, \u00e8 anche un atto volontario che pone un enorme problema etico.<br>Poich\u00e9 il matricidio \u00e8 un crimine efferato, s\u2019impone l\u2019intervento divino a \u201cgiustificarlo\u201d e ad \u201cassolverlo\u201d, ma perch\u00e9 all\u2019uomo tocchi fare scelte cos\u00ec tremende la tragedia non d\u00e0 risposta.<br>Possono essere avanzate ipotesi, colpe ancestrali, errori, macchie che gli Dei vogliono punire, o non trovare assolutamente nulla, come far\u00e0 Euripide e come accade all\u2019Edipo sofocleo, il colpevole\/incolpevole la cui vicenda dimostra, come afferm\u00f2 Jaspers, \u201c<em>l\u2019apparente assurdit\u00e0 della sventura<\/em>\u201d. Nessuno ha il diritto di considerarsi immune dalla fatale disgrazia, fosse anche la persona pi\u00f9 giusta del mondo.<br>Il dramma, che si presentava a Sofocle in tutta la sua impressionante gravit\u00e0, era: trascurare la vendetta voluta dallo spirito del padre che la reclamava attraverso il Dio o macchiarsi di una colpa nefanda come il matricidio?<br>Come risolvere il problema morale e religioso insieme, oltre che drammaturgico?<br>Sofocle non pu\u00f2 risolverlo ma neppure pu\u00f2 nascondersi l\u2019atroce gravit\u00e0 di un gesto voluto dagli Dei, dallo spirito del padre e dalla giustizia umana. Il matricidio \u00e8 il nodo centrale della saga tragica degli Atridi, aperta in Eschilo con l\u2019uccisione di<br>Agamennone, tornato in patria dopo la distruzione di Troia, e conclusa in Sofocle con la morte di Clitemestra per mano del figlio Oreste, complice la sorella Elettra.<br>Nel panorama della tragedia attica \u00e8 il tema pi\u00f9 scottante in assoluto, e, dopo l\u2019uccisione dei figli da parte di Medea, il pi\u00f9 atroce e difficile da guardare con occhio distaccato.<br>Sull\u2019 Elettra di Sofocle il dibattito critico \u00e8 stato lungo, concentrato su come porsi a proposito dell\u2019orrore del matricidio che nella tragedia pu\u00f2 sembrare quasi ignorato, con Elettra e Oreste ossessivamente determinati fino alla fine.<br>Una parte della critica ha ritenuto di vedere in Sofocle un\u2019adesione totale alla versione omerica del mito, secondo cui il matricidio sarebbe un\u2019azione eroica e gloriosa comandata dal Dio.<br>In questa prospettiva nessun problema morale n\u00e9 conflitto di doveri, nessuno scrupolo e rimorso da parte dei due fratelli.<br>Negli ultimi trenta anni, per\u00f2, l\u2019orientamento critico \u00e8 cambiato, ritenendo che Sofocle non potesse essere indifferente all\u2019orrore per un simile delitto.<br>Apollo ha ordinato il matricidio? O a lui Oreste ha chiesto non \u201cse\u201d compierlo ma \u201ccome\u201d farlo?<br>La responsabilit\u00e0 non investirebbe in questo caso la divinit\u00e0 ma solo l\u2019uomo.<br>Sappiamo che non \u00e8 cos\u00ec, la tradizione del mito parla di ordine dato dal Dio e nel Prologo risulta molto evidente:<br>Sofocle, Elettra, prologo, 33-41<br>Oreste: Quando interrogai l\u2019oracolo di Delfi<br>Per conoscere in qual modo<br>potessi vendicarmi degli uccisori di mio padre,<br>Febo questo responso volle darmi:<br>\u201cSolo, disarmato, senza uomini al tuo fianco,<br>agendo di sorpresa, astutamente, c<\/p>\n\n\n\n<p>con un colpo di mano potrai cogliere<br>alfine la legittima vendetta.<br>Come in Eschilo, Apollo aveva comandato ad Oreste di eseguire la vendetta non apertamente, a mano armata, ma con la frode. Evidentemente il termine \u201cdisarmato\u201d si riferisce alla fase precedente l\u2019uccisione, quella cio\u00e8 dell\u2019inganno ordito da Oreste con il Pedagogo. Le armi, necessarie per compiere la vendetta, appariranno al momento opportuno. Di certo Sofocle aderisce alle norme del diritto attico secondo cui il figlio pu\u00f2 punire il genitore che si \u00e8 macchiato del sangue del coniuge.<br>Ci\u00f2 per\u00f2 nulla toglie al dovere di rispetto verso la madre che ha dato la vita. Ucciderla \u00e8 cosa assolutamente mostruosa e alla coscienza dei Greci gi\u00e0 nel V secolo l\u2019azione ripugnava.<br>Dunque come risolvere questa aporia?<br>L\u2019inespiabilit\u00e0 del gesto compiuto da Oreste con la complicit\u00e0 di Elettra \u00e8 innegabile, ma come pu\u00f2 Oreste uscirne senza sembrare un mostro snaturato? Il suo dovere \u00e8 ubbidire al Dio soddisfacendo lo spirito paterno e riparando l\u2019ingiustizia, ma la sua azione, nonch\u00e9 necessaria, resta comunque penosa e perfino ripugnante.<br>Era necessario che il poeta rendesse tollerabile con la sua arte la dura necessit\u00e0 del matricidio.<br>Il teatro di Sofocle pone al centro la tragica condizione dell\u2019eroe, la sua presenza nel mondo in cui \u00e8 costretto ad agire e patire.<br>Nulla lo assolve se non il suo eroico vivere all\u2019interno di scelte tragiche. <br>Sofocle affida al ritratto di Clitemestra l\u2019incarico di fornire elementi probatori che possano in qualche modo dimostrare la giusta ragione della sua morte: nelle parole dei vari personaggi e in quelle che lei stessa pronuncia quando \u00e8 sulla scena, appare come donna in cui \u00e8 morto qualsiasi elemento di umanit\u00e0 e non manca occasione in tutto lo sviluppo del dramma per dimostrarlo.<br>Oreste ed Elettra sono assolti dalla stessa malvagit\u00e0 e immoralit\u00e0 di Clitemestra che ha perso, con il suo comportamento, ogni diritto al rispetto dei figli e si \u00e8 autocondannata a morte. Mosso dalla necessit\u00e0 di far capire le motivazioni del gesto orrendo e dare alle soluzioni drammaturgiche le giuste angolazioni, Sofocle elabora un testo di cristallina complessit\u00e0, pone sulla<br>scena l\u2019intricato sviluppo di relazioni umane difficili, tortuose, esito di vicende straordinarie che di ognuno rivelano passioni, desideri, pulsioni oscure, fragilit\u00e0 e paure.<br>Eppure Elettra non \u00e8 un dramma psicologico, bench\u00e8 scavi a fondo nella psiche dei personaggi.<br>E\u2019 piuttosto il dramma della <em>Dike<\/em>, della giustizia, strettamente connessa con la religiosit\u00e0 e il senso morale del mondo greco.<br>Il matricidio \u00e8 una tragica e dolorosa necessit\u00e0, la madre snaturata ha gravemente condizionato la vita dei figli, ha costretto Oreste bambino all\u2019esilio, ne ha usurpato i beni espropriandolo del diritto alla successione, ha offeso la natura di Elettra privandola della gioia di essere donna, e, soprattutto, ha tolto loro un padre amato profondamente.<br>Quale giuria non assolverebbe i due fratelli?<br>Sofocle condensa cos\u00ec le problematiche presenti nei testi di Eschilo ed Euripide, dove restavano margini di ambiguit\u00e0.<br>Il matricidio \u00e8 stato l\u2019attuazione di una suprema esigenza di giustizia.<br>Essa si configura cos\u00ec come il principio assoluto del vivere civile, il dovere primo dell\u2019uomo, il faro di civilt\u00e0 garantito dagli Dei e sancito dalle leggi degli uomini.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>INDICE<br>Dal tramonto dell\u2019epica al problema etico nella tragedia<br>Protagonisti<br>Lettura del testo (parti scelte)<br>Il problema etico del matricidio<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal tramonto dell\u2019epica al problema etico nella tragedia Per capire l\u2019Elettra di Sofocle, tragedia di straordinaria complessit\u00e0 e purissima poesia, bisogna partire da lontano, dal tempo dell\u2019epica.Il mito degli Atridi \u00e8 paradigmatico per seguire lo sviluppo del pensiero greco nel passaggio dall\u2019epica alla tragedia. 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