{"id":19933,"date":"2026-09-03T19:20:17","date_gmt":"2026-09-03T17:20:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/?p=19933"},"modified":"2026-09-03T19:32:11","modified_gmt":"2026-09-03T17:32:11","slug":"la-religione-del-mio-tempo-a-me","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/2026\/09\/03\/la-religione-del-mio-tempo-a-me\/","title":{"rendered":"La religione del mio tempo. A me"},"content":{"rendered":"\n<p>Pier Paolo Pasolini.<\/p>\n\n\n\n<p>Voci: Loredana Maxia \u2013 Patrizia Sciarroni.  <\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Di Bonaventura. Ospitale delle Associazioni &#8211; Grottammare, &nbsp;Agosto 2026<\/p>\n\n\n\n<p>===========<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2026per il resto \u2013 che volete \u2013<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>sono vissuto dentro ad una lirica, come ogni ossesso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il volto ossuto del poeta ci viene incontro da quelle diapositive d\u2019epoca: sullo sfondo, le atroci periferie&nbsp;romane, e quel volto e quel corpo \u2013 anche sotto il lenzuolo insanguinato di quel novembre &#8211; sono il&nbsp;volto e il corpo di un testimone poetico del \u2018900.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cParlava col corpo\u201d dice Vincenzo: come quel ragazzo &#8211; di cui scrive Pasolini &#8211; che prende la parola in assemblea e il suo corpo di proletario parla per lui, ha su di s\u00e9 la storia del&nbsp;<em>popolo<\/em>&nbsp;\u2013 non della&nbsp;<em>massa<\/em>&nbsp;\u2013 e le dissonanze di un presente&nbsp;<em>abbandonato dal sole.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Col vero cuore sento che tu manchi \/ sole<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori campo la voce di Vincenzo, ai lati dello schermo le voci&nbsp;impareggiate,&nbsp;la sicura presenza scenica di Loredana e di Patrizia: il registro \u00e8 di intensit\u00e0 trattenuta, mai sopra le righe, penetra a fondo e cos\u00ec come nel movimento musicale il pathos \u00e8 tanto pi\u00f9 intenso quanto meno \u00e8 esplosivo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Abbiamo perso prima di tutto un poeta\u201d: \u00e8 Moravia nell\u2019orazione funebre per Pasolini; nelle diapositive, ai bordi della scena del crimine figure attonite fissate dalla Kodak nel raggelato bianco e nero che documenta l\u2019indicibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 Pasolini, soprattutto e sempre,&nbsp;fu&nbsp;Poeta.&nbsp;E testimone della storia e precursore dei tempi.&nbsp;Profeta del&nbsp;<em>genocidio culturale<\/em>&nbsp;e della tragedia del presente: nella&nbsp;<em>nuova preistoria<\/em>&nbsp;preparata dall&#8217;orrore neocapitalistico, egli annuncia nei versi l\u2019assoluta \u201cinutilit\u00e0\u201d della poesia: \u00e8 la mancanza di richiesta della poesia stessa, la pi\u00f9 lacerante definitiva certezza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tu splendi sopra un sogno, \/ buio sole.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si fa passione civile, la poesia del professor Pier Paolo, angelo caduto dai cieli friulani a Roma Ciampino &#8211; scuola di borgata, immigrati meridionali quasi esclusivamente dialettofoni &#8211; e sar\u00e0 passione carnale, di&nbsp;<em>ossesso<\/em>, per quella Roma di trascorsa bellezza e di ferite recenti, laboratorio di irreversibili mutazioni, in un mondo di cui il poeta coglie il \u201cdecadimento antropologico e lo svuotamento di moralit\u00e0 e significato della vita stessa\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci sono posti infami, dove madri e bambini \/ vivono in una polvere antica, in un fango di altre &nbsp;epoche<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il suo<em>&nbsp;j\u2019accuse&nbsp;<\/em>per l\u2019aridit\u00e0 che nasce fin dalle istituzioni, fin dalla religione &#8211;&nbsp;<em>Lo sapevi, peccare non significa fare il male \/ non fare il bene, questo significa peccare&nbsp;<\/em>(\u201cAd un papa<em>\u201d<\/em>) &#8211;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pio XII era morto da poco e nulla aveva fatto, come altri prima e dopo di lui, per alleviare marginalit\u00e0 e miseria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Durissima \u00e8 l&#8217;accusa, e gli scatena contro la muta della romana aristocrazia nera, completa di principe Barberini e nobili del Circolo della Caccia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco P.P.P.: &#8220;Non siete mai esistiti, vecchi pecoroni papalini: \/ ora un po&#8217; esistete perch\u00e9 un po&#8217; esiste Pasolini&#8221; (Nuovi epigrammi &#8211;&nbsp; XIII,&nbsp;&nbsp;1958, in La religione del mio tempo).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Spenta ormai \u2013 disperatamente \u2013&nbsp;<em>l\u2019acerba luce della Resistenza<\/em>&nbsp;nell&#8217;Italia che cambia a ritmi vorticosi, al suo posto c&#8217;\u00e8 un popolo sempre pi\u00f9 trasformato in massa, che&nbsp;<em>s\u2019assesta l\u00e0 dove il Nuovo Capitale vuole<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che resta al poeta \u00e8\u00a0<em>una nera rabbia di poesia nel petto; <\/em>ci\u00f2 che\u00a0resta \u00e8\u00a0<em>questo mio povero giardino tutto \/ di pietra per il quale ho comprato un oleandro e vasi di ogni specie di fiori;\u00a0<\/em>ci\u00f2 che\u00a0resta \u00e8\u00a0&#8211; utopia esistenziale e poetica<em>\u00a0&#8211; lo stupendo e immondo \/ sole dell\u2019Africa che illumina il mondo.\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8&nbsp;nell&#8217;umanit\u00e0 di quell&#8217;Africa quasi estranea alla storia&nbsp;(<em>Africa! Unica mia \/ alternativa!<\/em>) si nascondono echi del mondo luminoso della sua giovinezza, del suo contadino Friuli&nbsp;e, nella &#8220;creaturalit\u00e0&#8221; di&nbsp;quei popoli, appare il vitalismo del &#8220;suo&#8221; sottoproletariato romano.<\/p>\n\n\n\n<p>Cadute le fedi, cadute le speranze rivoluzionarie, quel mondo di giovinezza&nbsp;in cui&nbsp;<em>ho saputo quello che dovevo essere \/ e quello che dovevo fare&nbsp;<\/em>\u00e8 l&#8217;orizzonte perduto,&nbsp;declinante verso un reale alienato e corrotto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il glicine<\/em>&nbsp;se ne fa emblema: rinasce di colpo in una notte &#8211;&nbsp;<em>furia della natura, dolcissima<\/em>&nbsp;&#8211; beffardo nell\u2019abbagliante fioritura che torna ad ogni primavera&nbsp;mentre non basta la vitalit\u00e0 dell\u2019aprile&nbsp;all&#8217;impotenza del poeta, alla coscienza&nbsp;che&nbsp;<em>In questo mondo colpevole, che solo compra e disprezza, \/ il pi\u00f9 colpevole sono io, inaridito dall\u2019amarezza<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il glicine stesso non fa che coprire i muri del quartiere dei ricchi,&nbsp;<em>d\u2019un quartiere che \u00e8 tomba di ogni passione:&nbsp;<\/em>ma \u00e8 verso questo suo ostinato fiorire che si tende il poeta, con furore, con nostalgia &#8211;&nbsp;<em>Felice \/ te, che sei solo amore, gemello vegetale &#8211;<\/em>perch\u00e9 la \u201cgioia dolorosa\u201d che d\u00e0 il vederlo nel suo eterno rifiorire \u00e8 \u201ccalco funereo\u201d della \u201creligiosa caducit\u00e0\u201d della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel sentirsi \u201csconfitto\u201d alla vista del glicine con la sua \u201cimpudica ingenuit\u00e0\u201d c\u2019\u00e8 tutto il senso di una lotta impari &#8211;&nbsp;<em>tra il corpo e la storia, c\u2019\u00e8 questa \/ musicalit\u00e0 che stona&nbsp;<\/em>&#8211; perno esistenziale e ideologico, senso profondo della sua poesia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8&nbsp;<em>morta un\u2019epoca della nostra esistenza, che in un mondo destinato a umiliare \/\/ fu luce morale e resistenza.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Profanata \u00e8 la stessa religione, corrotta&nbsp;<em>nei salotti vaticani, negli oratori, \/ nelle anticamere dei ministri, nei pulpiti: \/ forti di un popolo di servitori; <\/em>morta ogni passione autentica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Bruciare le istituzioni, \/ stupenda speranza per chi ora geme (\u2026).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Insaziata resta ancora la fame di vita, insaziata l\u2019esigenza di capire, di combattere vilt\u00e0 e ipocrisia (<em>Non gridino i cattolici alla grandezza \/ del passato, ricattatori),&nbsp;<\/em>di sfidare l&#8217;inautenticit\u00e0 di un mondo mercificato che contamina ogni fibra dell&#8217;essere, che sancisce la fine della poesia e della sua sacralit\u00e0 nel presente.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma<em>&nbsp;ho perduto le forze,&nbsp;<\/em>e chi finora ha parlato resta indietro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Solo quel glicine rinasce&nbsp;<em>prepotente, feroce<\/em>, &nbsp;ad ogni aprile, e si sporge&nbsp;<em>sopra i miei riaperti abissi&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2026Ed \u00e8 meglio morire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"641\" height=\"541\" src=\"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/P.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-19935\" srcset=\"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/P.png 641w, https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/P-300x253.png 300w, https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/P-580x490.png 580w\" sizes=\"(max-width: 641px) 100vw, 641px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>=============<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u2026Allora posso dire senz\u2019altro che il vero fascismo \u00e8 proprio questo potere della civilt\u00e0 dei consumi che sta distruggendo l\u2019Italia. (\u2026)&nbsp;\u00c8 stato una specie di incubo, in cui abbiamo visto l\u2019Italia intorno a noi distruggersi e sparire. (\u2026).&nbsp;&nbsp;Adesso,&nbsp;risvegliandoci forse&nbsp;da quest&#8217; incubo e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da fare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>(P.P.Pasolini in &nbsp;<em>La forma della citt\u00e0<\/em>&nbsp;\u2013 trascrizione da documentario Rai, 1974)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pier Paolo Pasolini. Voci: Loredana Maxia \u2013 Patrizia Sciarroni. Vincenzo Di Bonaventura. Ospitale delle Associazioni &#8211; Grottammare, &nbsp;Agosto 2026 =========== \u2026per il resto \u2013 che volete \u2013 sono vissuto dentro ad una lirica, come ogni ossesso. 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