{"id":20008,"date":"2026-10-15T17:49:30","date_gmt":"2026-10-15T15:49:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/?p=20008"},"modified":"2026-10-15T20:38:55","modified_gmt":"2026-10-15T18:38:55","slug":"melchiorre-delfico-e-le-favole-morali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropersonalista.it\/latenda\/2026\/10\/15\/melchiorre-delfico-e-le-favole-morali\/","title":{"rendered":"Melchiorre Delfico e le favole morali."},"content":{"rendered":"\n<p>Giulia Francia *.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo nel 1792 quando Alessio Tulli, storico e letterato, cugino e amico del Delfico, personaggio di spicco nel gruppo degli intellettuali teramani di fine Settecento, scrive una raccolta di \u201c<em>Favole Morali<\/em>\u201d. Lo spunto alla composizione dell\u2019opera, che il Tulli indirizza all\u2019educazione delle fanciulle teramane, si deve all\u2019approvazione, avvenuta l\u20198 settembre 1792, di una scuola pubblica promossa dalla Societ\u00e0 Patriottica teramana di cui egli fa parte, con la finalit\u00e0 \u201c<em>di leggere e scrivere e dei principi di Aritmetica e un convitto di educazione pe\u2019 i giovani destinati alle arti liberali e alle scienze\u201d<\/em>. Gli apologhi, che sono, oltre al prologo, in totale quarantotto, tante quante sono le famiglie che governano la citt\u00e0 di Teramo ( il cosiddetto quarantottismo ), tendono a dimostrare la bruttezza dei vizi e degli errori allora dominanti nella societ\u00e0, commessi anche dai preti e dai frati. In questo modo nasce il \u201c<em>Discorso sulle favole morali<\/em>\u201d del Delfico, scritto in forma di prefazione alla raccolta pubblicata dall\u2019amico, opera voluta per concorrere all\u2019educazione morale e intellettuale dei suoi concittadini. Conservato in due fascicoli presso l\u2019Archivio di Stato di Teramo, non presenta al suo interno evidenti divisioni ma dall\u2019andamento \u00e8 possibile suddividerlo in tre parti: una prima, in cui ricostruisce la storia della favola, una seconda, nella quale ne rivendica il carattere intellettualistico e una terza, nella quale ne sottolinea le capacit\u00e0 riformatrici in quel difficile momento politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il perch\u00e9 della scelta di un genere letterario come la favola per insegnare l\u2019educazione, o meglio la morale, ai giovani, risiede nel fatto che da sempre la favola, per l\u2019assenza di idee astratte, e non per il gusto della finzione o dell\u2019allegoria, risulta un ottimo mezzo per far ragionare le menti non esercitate al raziocinio. Il nome di \u201cfavola\u201d, infatti, si suole applicare, richiamandosi alle favole delle nostre culture, a narrazioni nelle quali intervengono animali o piante (talora anche uomini e dei), pi\u00f9 critiche, pi\u00f9 mature e pi\u00f9 realistiche delle fiabe o dei miti, volte a dare una soluzione pratica alle leggi spesso crudeli o ai pregiudizi che presiedono ai rapporti degli uomini tra loro e presuppongono una societ\u00e0 civilmente costituita. Infatti la favola presenta peraltro, come aspetto caratterizzante, un insegnamento, una morale ben definita. <em>\u201cAvendo quindi riconosciuto che nella vostra et\u00e0 pi\u00f9 tenera le operazioni dell\u2019immaginazione anticipano quelle della ragione, ho creduto che la prima possa servir di strada all\u2019altra, e insinuar cos\u00ec nelle giovani anime quei sentimenti e quei giudizi, i quali altrimenti nella vita non si acquistano, che alle spese della propria esperienza, de\u2019 pericoli, e spesso de\u2019 pi\u00f9 forti dispiaceri. Una provvista di verit\u00e0 morali vale allo spirito ed al cuore quanto alle macchine una provvista di materiali di sussistenza, per cui non ci troveremo nelle spiacevoli circostanze di cercar rimedi per i mali che si potevano prevenire, n\u00e9 di andar accattando consigli al momento, nel quale se ne trova il bisogno. Ho considerato similmente che siccome ogni coltura dello spirito contribuisce direttamente alla bellezza, da cui nasce la vera amabilit\u00e0, \u00e8 pi\u00f9 d\u2019effetto della Fisonomia, del carattere, e dei sentimenti abituali, che di quella regolarit\u00e0 disegno, ed armonia di parti, e di colorito, che costituisce la bellezza ideale della quale tanto pochi esemplari ci fornisce l\u2019avara Natura\u201d <sup>(1)<\/sup><\/em><sup>.<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>Soggetto del Discorso \u00e8, per\u00f2, nello specifico la favola esopiana. Siamo intorno al V sec. d.C. quando si cominciano ad attribuire con una certa frequenza alcuni racconti ad Esopo, scrittore greco antico vissuto nel VI sec. a.C. all\u2019epoca di Creso e di Pisistrato. Le sue favole possono essere descritte come archetipiche e la definizione stessa di \u201cfavola\u201d \u00e8 basata su quella esopica. Il nucleo del genere \u00e8 costituito da brevi narrazioni simboliche, che si presentano come realmente successe e che hanno per protagonisti spesso, ma non sempre, animali, e talvolta includono aneddoti umani. Esse spiegano come \u00e8 in realt\u00e0 la vita umana, della quale danno una versione realistica e satirica: il forte s\u2019impone, l\u2019ignoranza \u00e8 castigata, certi apparati si rivelano senza sostanza, e via di questo passo. La favola implica direttamente o indirettamente un consiglio, un avvertimento o una minaccia in una circostanza concreta, ha quasi sempre un intento didascalico, educativo. Gli animali e le piante simboleggiano vari tipi umani: il leone il potente, la volpe l\u2019astuto, la scimmia l\u2019ambizioso, e cos\u00ec via. Come genere letterario trova asilo in ogni tempo ma si ripresenta pi\u00f9 prepotentemente nel \u2018700, il secolo del nostro Melchiorre.<\/p>\n\n\n\n<p>Rinasce cos\u00ec, in coincidenza con le dottrine razionalistiche e in quell\u2019et\u00e0 dell\u2019assolutismo ch\u2019era gi\u00e0 percorsa da aspirazioni a rinnovamenti civili e politici, l\u2019interessamento per la favola come genere letterario atto a esprimere con elegante mascheratura e a illustrare con semplice evidenza idee e principi anche contrastanti. Il Settecento fu veramente il secolo d\u2019oro della Favola. In Francia la riprende sul finire del secolo Jean-Pierre Claris de Florian (1792), in Germania la trattano F. von Hagedorn, C. F. Gellert e Gotthold Ephraim Lessing, che, avverso in generale alla Francia e in particolare a certe tendenze \u201clibertine\u201d del La Fontaine, vuole conferirle gravit\u00e0 morale; in Inghilterra John Gay; in Spagna Tomas de Iriarte e Felix Maria Samaniego. Anche in Russia i favolisti sono assai numerosi e l\u2019attivit\u00e0 dei maggiori si prolunga fino ai primi decenni dell\u2019Ottocento; tra questi ricordiamo Ivan Ivanovic Dmitriev, ministro della Giustizia di Alessandro I di Russia, e soprattutto Ivan Andreevic Krylov, giudicato il pi\u00f9 grande scrittore di favole russo. In Italia i migliori favolisti fioriscono nel sec. XVIII: Tommaso Crudeli, traduttore del La Fontaine; G. C. Passeroni, il gesuita Giambattista Roberti, Lorenzo Pignotti, Luigi Fiacchi, Aurelio de\u2019 Giorgi Bertola, che di favole \u00e8 autore e teorico, G. Gozzi e molti altri. Tutto questo nell\u2019et\u00e0 dei Lumi poich\u00e9 \u00e8 proprio durante l\u2019Illuminismo che risorge la morale. In ambito etico, la caratteristica saliente della riflessione illuministica \u00e8 il proposito di affrancare la morale da presupposti metafisico &#8211; teologici e di concepirla non tanto come indagine speculativa sugli astratti doveri umani quanto come accertamento empirico dei fini effettivamente perseguiti dagli individui e delle funzioni o pulsioni operanti in rapporto a tali fini. In sostanza vale la credenza che l\u2019intero agire dell\u2019uomo sia riconducibile alla ricerca naturale del piacere e all\u2019eliminazione del dolore. La cosiddetta morale, e la stessa politica, consistono primariamente in una valutazione razionale degli atti e comportamenti pi\u00f9 opportuni per conseguire tali obiettivi. E questo \u00e8, ad esempio, il pensiero dell\u2019inglese Bentham. Una parte considerevole dell\u2019illuminismo continentale svilupper\u00e0 concezioni morali non troppo dissimili da questa.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec in Italia Pietro Verri e Cesare Beccaria (pi\u00f9 celebre per la campagna, squisitamente illuministica, a favore dell\u2019abolizione della pena di morte, contenuta nel saggio <em>Dei delitti e delle pene<\/em>) esprimono considerazioni sul piacere e la felicit\u00e0 nelle quali un taglio di tipo empiristico &#8211; utilitaristico \u00e8 per pi\u00f9 versi presente. Ma il rischio di cadere in una morale utilitaristica \u00e8 frenato, sul versante opposto, dal filosofo Immanuel Kant. La morale che egli propone \u00e8 uno studio sul giusto agire degli uomini che non prescinde dalle regole dettate dalla ragione, ossia: l&#8217;etica, per essere giusta, deve seguire i percorsi della ragione. Un comportamento \u00e8 da considerare morale in modo categorico <em>&#8220;senza possibilit\u00e0 di smentita<\/em>&#8221; quando \u00e8 universalmente riconosciuto giusto in ogni momento e in ogni situazione umana. Questo comportamento diventa allora vincolante per la morale di tutti gli uomini, ed una sua mancata applicazione darebbe luogo a un\u2019azione immorale. L&#8217;idea \u00e8 che l&#8217;uomo possa farsi guidare dalla ragione non solamente nel campo delle scienze, ma anche nel campo della pratica morale. L&#8217;imperativo categorico che deve guidare l&#8217;uomo come necessit\u00e0 volontaria non \u00e8 una costrizione, ma un aderire ad una legge razionale che l&#8217;uomo stesso ha formulato per mezzo della propria ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per cui fra tesi avverse \u00e8 comunque ben visibile la larga diffusione del tema della morale: come agire secondo principi condivisi; ma nel \u2018700 anche la pedagogia, argomento che si riallaccia ancor pi\u00f9 a quello della favola come mezzo educativo, trova una crescita notevole. Basti pensare allo scrittore e filosofo svizzero Rousseau, che teorizz\u00f2 un programma pedagogico basato sul concetto di &#8220;educazione preventiva&#8221;, ossia di un&#8217;educazione che non inculca alcuna virt\u00f9, ma previene il vizio; non insegna la verit\u00e0, ma preserva dall&#8217;errore consentendo il libero sviluppo della personalit\u00e0. Pi\u00f9 in generale, comunque, l\u2019Illuminismo con la spinta verso l\u2019affermazione di principi fondamentali come quelli di libert\u00e0, di tolleranza, di cosmopolitismo, di giustizia, di uguaglianza, di laicit\u00e0, di diritti naturali o di felicit\u00e0, si presta come terreno pi\u00f9 che fertile per la crescita e la diffusione su larga scala della favola. E il Delfico, come molti altri illustri letterati e intellettuali all\u2019interno del circolo teramano, come appunto Alessio Tulli, in quanto uomo del suo tempo, riesce bene ad esprimersi e ad esprimere tutto il suo essere illuminista, anche in un campo meno conosciuto e apprezzato come quello della favolistica.<\/p>\n\n\n\n<p>1) dedica <em>Alle Nobili Donzelle<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>*Giulia Francia, alunna del Liceo Classico Melchiorre Delfico, frequentante la classe IIIC nell&#8217;anno scolastico 2008\/2009.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giulia Francia *. 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