Partii per l’Isola il 3 maggio devastato dall’aver visto Adolescence, per quella scena finale del lungo pianto del padre incapace di capire e intervenire sul male che si impadroniva del figlio adolescente. Mi sembrava di aver visto in faccia in quella serie Netflix la mia condanna all’impotenza rispetto al male che colpiva Clara. Così decisi di usare quei due mesi di tv per dare una scossa tellurica, capendo che prima di tutto dovevo terremotare me stesso. Lo feci nella maniera più esplicita possibile e chiesi a Clara di seguirmi ripetendoci quattro parole: felicità è la lotta. In questo 2025 assurdo, terribilmente faticoso, in cui grazie a Dio ho avuto al fianco una moglie come Silvia che non ha ceduto e ha lottato ogni giorno pur versando ogni lacrima, ho raccolto mia figlia più volte da terra e caricandomela sulle spalle l’ho rialzata. Da combattente qual è lei ha accettato la sfida ed oggi è sorridente al centro del ring. Non è tutto risolto, ma tornato dall’Isola siamo riusciti a imprimere una svolta a questa storia che sembrava solo di dolore e ineluttabile condanna, ora quasi sei mesi dopo si rivede la luce.
Ai milioni di genitori che affrontano le fragilità dei loro figli voglio mandare un messaggio chiaro: aprite gli occhi, superate la fase della negazione del male, caricatevi la croce sulle spalle e non siate medici pietosi, fate squadra con professionisti all’altezza che esistono anche nel sistema sanitario pubblico e lottate, lottate, lottate. Anche se, ve lo dico subito, fa male: tanto male. Ma non c’è altra strada, se non la resa. E la resa, quando si tratta di figli, non è una possibilità. Siate genitori all’antica, severi e capaci di prendere decisioni anche dolorosissime ma necessarie. È l’unica strada per poter dire: avevo perso un figlio, l’ho ritrovato. E poi come figli siate grati.
Stasera mia madre entra nell’ottantesimo anno di età. È nata e cresciuta a Sydney, la porterò a cena fuori e saremo soli, io e lei. Non è mai successo. Parleremo dell’attentato a Bondi Beach, dei suoi acciacchi e di quest’anno così particolare che abbiamo vissuto. Ricorderemo mio padre e mia sorella che non ci sono più, forse senza dircelo. Ma guardandoci sapremo cos’è che ci ha reso tanto forti da sopportare tutto quello che la vita ci ha costretto a sopportare: l’essere genitore e figlio. È il legame più potente che esista ed è l’unica cosa, insieme alla morte, che accomuna ogni essere umano: siamo tutti figli. Siate figli grati e genitori forti, solo così si fronteggiano le fragilità degli adolescenti di oggi in cui il mondo, silenziosamente perché sono tabù, rischia di affogare.
Mario Adinolfi