Di fronte all’IA bisogna allarmarsi? Come mai gli scienziati invitano a rallentare? Di fronte all’intelligenza artificiale il cristiano non è chiamato a scegliere tra tecnofobia e tecnolatria, tra l’allarme apocalittico e l’entusiasmo acritico. È chiamato al discernimento. E proprio questo discernimento è ciò che in questi giorni stanno chiedendo, con toni inediti, gli stessi costruttori dell’IA. Fino a un anno fa a invocare una pausa erano filosofi, giuristi ed eticisti. Oggi a chiedere di rallentare sono i laboratori che guidano la corsa. Il 13 settembre 2026 il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha chiesto di rallentare deliberatamente i progressi nell’intelligenza artificiale di frontiera, avvertendo che le capacità stanno migliorando più rapidamente di quanto i ricercatori possano comprendere o controllare. Non un arresto totale, ma un rallentamento consapevole: “Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli”. La novità è che immediatamente due rivali storici hanno condiviso la posizione: il CEO di OpenAI Sam Altman e Elon Musk hanno espresso il loro sostegno alla proposta. Altman ha detto: “Condivido con Dario che dobbiamo rallentare la frontiera” per dare alla...
Di fronte all’IA bisogna allarmarsi? Come mai gli scienziati invitano a rallentare? Di fronte all’intelligenza artificiale il cristiano non è chiamato a scegliere tra tecnofobia e tecnolatria, tra l’allarme apocalittico e l’entusiasmo acritico. È chiamato al discernimento. E proprio questo discernimento è ciò che in questi giorni stanno chiedendo, con toni inediti, gli stessi costruttori dell’IA. Fino a un anno...











































