Romanzo storico di resilienza.
Giulia Paola Di Nicola, 2025, Arsenio Edizioni, Martinsicuro (Te).
La spagnola non è una bella ragazza come suggerirebbe il titolo intrigante associato all’immagine di copertina, ma un brutto virus letale che seminò molti morti verso la fine della Prima Guerra Mondiale. Romanzo d’esordio ma non opera prima della docente universitaria di Sociologia ed Etica Sociale Giulia Paola Di Nicola, che ha già al suo attivo una nutrita produzione saggistica, coniuga la microstoria di una famiglia attraverso il Novecento con la grande Storia civile in un intreccio che lascia gli eventi sullo sfondo per porre in primo piano le vicende e i sentimenti delle persone. Romanzo storico, certamente, come lo definisce il sottotitolo, dove risaltano il coraggio di affrontare le difficoltà improvvise e inaspettate, la forza di superarle per non soccombere, la capacità di rigenerarsi in nuove forme con la fortezza d’animo e la speranza incrollabile. Doti che si possono sintetizzare nel termine resilienza, che infatti completa il sottotitolo. Romanzo d’amore, anche, secondo me, dove l’amore è da intendere nel senso più ampio che trascende i rapporti interpersonali, come religioso attaccamento ai legami di famiglia per andare oltre, a quelli dell’amicizia con l’aiuto reciproco, la solidarietà, la compassione nel senso etimologico di cum patior. Romanzo anche etico, dunque, per il messaggio che lancia soprattutto alle nuove generazioni, inserite in contesti sempre più dilaniati da guerre, contrasti sociali, precarietà di lavoro e liquidità di affetti. Ne consiglierei la lettura a tutti ma in particolare ai giovani per fornire loro modelli alternativi di solidità di valori.
I personaggi della famiglia sembrano tutti segnati da un destino crudele di sofferenza e morte, a partire da Alfonso, chiamato in guerra al Nord e costretto a lasciare la moglie e un figlio di appena un anno che muore per la spagnola, di cui anch’egli muore pochi mesi dopo. La moglie Filomena, incinta, affronta un viaggio disagiato per riportare a casa il marito, ma all’arrivo non trova Alfonso che, gravemente malato, per esaudire il suo ultimo desiderio, è stato trasportato verso casa. Filomena viene così a sapere che è morto durante il viaggio all’altezza delle Marche. Lei partorirà Nella ma sarà costretta ad affidarla, in punto di morte, alla sorella Italia che, a sua volta, dovrà affidarla alle suore di un collegio. Tanti altri personaggi “laterali” intrecciano le loro vicende con questi principali, nel doloroso tragitto dalla guerra alla ricostruzione del dopo-guerra, di cui l’Autrice ci dà conto facendoci seguire il loro percorso.
La narrazione si dipana soprattutto attraverso le figure femminili che sono le vere protagoniste dell’opera. Mi evoca un po’ un romanzo letto recentemente, Quando le montagne cantano di Phan Que Mai Nguyen (edito da Feltrinelli), dove la saga di una famiglia si svolge lungo il Novecento, in un Vietnam lacerato da carestie, guerre e rivoluzioni, attraverso l’avvicendamento di tre generazioni di donne forti, coraggiose e determinate. “Una storia potente e lirica insieme, che ci ricorda il valore dei legami familiari e gli ostacoli che siamo disposti a superare per rimanere accanto alle persone che amiamo”, com’è stata definita. Una valutazione critica che secondo me si attaglia anche a La figlia della spagnola, dove però la narrazione asciutta non cede al lirismo ma rende prevalente l’intento sociologico. Risalta infatti come fil rouge il ruolo delle donne di guida della società durante la Grande guerra con il loro lavoro, la loro funzione di custodi della famiglia, delle tradizioni, dei culti, degli affetti e della pietas. È un affresco iconico della donna come lavoratrice infaticabile, coraggiosa madre e moglie, che sa tessere anche legami forti di amicizia e condivisione ben al di là di quelli domestici o paesani. Sulla caparbietà di rimanere accanto alle persone che amiamo come invece accade nel romanzo citato sopra, prevale anzi quella di costruire rapporti basati sul vissuto solidale e fedele.
I valori e le psicologie dei personaggi non sono rappresentati con indugio e compiacimento descrittivo, ma attraverso i loro comportamenti e le azioni. La brevitas stilistica rende efficaci e quasi visive le immagini e le situazioni, che scorrono davanti ai nostri occhi come in rappresentazioni scenografiche, restituendoci espressionisticamente la concretezza e insieme la visionarietà di un mondo antico che non c’è più.
