Appello della Confraternita in visita a Teramo “Con L’Aquila capitale della cultura, posto d’onore alla gastronomia abruzzese”
La ricostruzione passa anche dalla tavola. L’Aquila ha inaugurato il suo anno da Capitale italiana della Cultura 2026. Un titolo che emoziona, che chiama a raccolta una memoria ferita e insieme una volontà ostinata di futuro. Ad aprire il calendario dei trecento eventi in trecento giorni, il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: un gesto solenne, ma anche un segnale chiarissimo. La ricostruzione post-terremoto non è solo un fatto edilizio o amministrativo. È un processo culturale, civile, identitario. Dentro questo orizzonte ampio, che tiene insieme pietre e persone, luoghi e visioni, c’è un elemento che rischia ancora di essere considerato accessorio e che invece è centrale: la cucina abruzzese.
La Confraternita Enogastronomica d’Abruzzo, in visita a Teramo, ha lanciato un appello con l’intervento del Gran Priore Marcello Martelli, durante la conviviale presso il ristorante “La Clessidra: “La cucina – ha sottolineato-non come folklore, non come cartolina. Ma come linguaggio profondo del territorio, come archivio vivente di saperi, come potente attrattore culturale. Per questo, oggi più che mai, è giusto rivolgere un appello al Consiglio Maggiore di questa nostra Confraternita Enogastronomica delle Terre d’Abruzzo. Fondata negli anni Sessanta proprio a L’Aquila da due figure cardine della cultura gastronomica italiana – Luigi Carnacina e Angelo de Victoriis Medori. Vorrei aggiungere anche il compianto Gianfranco Sciarra che, negli anni, ha dato un valido contributo di continuità. La Confraternita nasceva con una visione chiarissima: riconoscere alla cucina abruzzese una dignità culturale, storica e sociale. Non un semplice esercizio del gusto, ma una forma di civiltà. Quella visione è ancora attualissima. Anzi, è necessaria.
In un anno come il 2026, che chiama L’Aquila a raccontarsi al Paese e al mondo, la Confraternita può e deve farsi promotrice di un’iniziativa dedicata alla cucina abruzzese come valore identitario e leva di sviluppo. Un progetto che metta in dialogo tradizione e contemporaneità, memoria e innovazione, territori interni e nuove generazioni. Perché la cucina abruzzese è, in sé, una narrazione potente. È montagna e mare che si parlano. È transumanza, è economia pastorale, è resilienza. È la povertà che diventa ingegno, il poco che diventa sapore, la comunità che si riconosce attorno a un piatto condiviso. È un patrimonio che racconta la stessa storia della ricostruzione: resistere, adattarsi, rinascere. All’interno di L’Aquila Capitale della Cultura, immaginare un ciclo di eventi, incontri, laboratori, pubblicazioni, residenze culinarie, significa fare un’operazione culturale altissima. Significa dire che il cibo non è solo consumo, ma conoscenza, cultura. Che una ricetta è anche un documento storico. Che un prodotto locale è una mappa del territorio. La Confraternita, per storia e autorevolezza, ha tutte le carte in regola per partecipare a questo percorso. Non da sola, ma come storico strumento catalizzatore: coinvolgendo cuochi, studiosi, produttori, scuole alberghiere, università, comunità locali. Facendo della cucina un luogo di incontro, di racconto, di futuro. Se la ricostruzione è davvero il filo conduttore di questo anno straordinario, allora la tavola può esserne uno dei pilastri più solidi. Perché si ricostruisce anche così: restituendo valore a ciò che siamo sempre.