La dipartita di Gigino Falconi.

Ha servito l’arte senza servirsene.

“L’arte abruzzese è in lutto per la scomparsa di un protagonista assoluto. Addio caro Gigino, la vita terrena è finita, l’arte della tua espressione vivrà in eterno”. Nella piccola chiesa del Santuario della Madonna dello Splendore a Giulianova, scroscia quello che sarà l’unico applauso durante le sobrie esequie del pittore Gigino Falconi, deceduto a 92 anni per una polmonite che domenica scorsa se l’è portato via. Dal pulpito è stato qualche giorno fa l’artista Sandro Melarangelo, col suo tipico basco blu calcato di sghembo, a rendere l‘estremo omaggio al pittore giuliese rinnovando il suo credo pittorico: “Era notevole, aveva grandi capacità espressive e si misurava con grandi artisti; particolare attenzione riservava alle figure femminili ritraendole con effetti plastici, con gli sfondi marini infiniti che lui vedeva nella sua città”.  

La bara di legno chiaro adagiata a pochi passi da una lunga linea di mare quasi di zinco, all’ora del pomeriggio, che si scontra con i mattoncini del convento, rievoca la sua vita artistica fatta di realismo lirico sospeso in un’atmosfera di “spaesamento metafisico”. “La sua pittura non si limita a riprodurre la realtà, ma la trasfigura attraverso il sogno e il mistero” annotano i critici.  

In chiesa svetta il gonfalone del Comune di Giulianova a due passi dai famigliari: la moglie Biancamaria Ronda e i figli Caterina, Domenico e Alessandro. Ma c’è una predominanza di uomini della cultura. Presente anche il poeta ed ex consigliere culturale all’ambasciata del Cairo, Dante Marianacci, che dal pulpito ha commemorato l’amico decantando i versi del Sommo Poeta e di Ungaretti in suo onore: “Grazie per la bellezza che hai dentro”, ha concluso il suo intervento. Il gallerista Nicola Rossi l’ha celebrato per la sua fedeltà: “Ha servito l’arte senza servirsene”; il collega Pasquale Limoncelli, colui che passeggiava con Pasolini, riferisce di una mostra che gli allestì nel lontano 1975 a Teramo al palazzo della sanità: “Da lì, fatto anche il suo nome ad Afredo Paglione, spiccò il volo”.  

Si mescola pudico agli altri l’ex direttore al Tg2 cultura della Rai, Gianni Gaspari. Il suo cardiologo Pietro Di Sabatino lo ricorda come uno refrattario alle visite: “Era molto fatalista, quando muoio muoio, chiosava, ma nella mostra di dicembre a Teramo lo folgorò una sorta di presentimento: questa è la mia ultima mostra, tagliò corto”. Tra le panche Lino Befacchia pare ieratico: è ad una spanna quasi di Ireneo Ianni, maestro della vetreria artistica che ha collaborato con Tommaso Cascella. Più in là altri artisti ed un critico d’arte, Giuseppe Bacci, che è stato il curatore di riferimento per molte mostre antologiche di Falconi, contribuendo a definire la lettura critica della sua opera, spesso descritta come intrisa di uno “spaesamento metafisico”.  

 Tra i rappresentanti istituzionali spiccavano l’assessore alla cultura Nausicaa Cameli e l’assessore al bilancio Paolo Giorgini, assieme ai teramani, il presidente del consiglio Alberto Melarangelo e l’assessore alla cultura Antonio Filipponi. Erano presenti anche l’ex senatore Antonio Franchi e l’ex presidente di Provincia, Claudio Ruffini. 

La figlia dell’artista, Caterina, ha annunciato che il padre serbava il desiderio di donare una parte delle sue opere alla Fondazione Tercas e al Comune di Giulianova. 

Infine, il poeta di Campli, Antonio Alleva, ricorda l’amico di famiglia così: “In lui uomo e artista si presentavano intimamente fusi, come capita nei rari casi in cui il fuoco interiore pungola e continuamente nutre l’interezza dell’anima. Succede così nella vita dei grandi artisti”. 

  • dal blog di Maurizio Di Biagio