Nel XVI secolo le donne erano ancora confinate in un ruolo subordinato rispetto agli uomini: era loro vietato prestare testimonianza, esercitare la professione di notaio o segretario di cancelleria; se vedove di un feudatario o ereditiere dovevano nominare un proprio emissario per amministrare i beni; unica eccezione era la condizione delle donne dell’alta nobiltà, anche se spesso si trattava di una posizione formale, come fungere da reggente in nome del marito o del figlio; potevano però avere influenza sulla nomina delle cariche e godevano delle rendite, del prestigio e delle relazioni legate alla famiglia. Tuttavia nelle grandi monarchie, dove il potere era trasmesso per successione dinastica, potevano diventare regine: allora i matrimoni, le nascite, la vita quotidiana, diventavano un affare di alta politica; e se in monarchie come la Francia erano spesso reggenti, in Inghilterra per la prima volta, in assenza dell’erede maschio, le regine governarono con pieno diritto come Maria ed Elisabetta Tudor.
Le vicende delle regine Tudor si intrecciano con le trasformazioni religiose avvenute in seguito alla Riforma luterana e allo scisma anglicano che pose la chiesa inglese sotto l’autorità del re d’Inghilterra. Per poter sposare Anna Bolena Enrico VIII chiese al papa di sciogliere il suo matrimonio con Caterina d’Aragona, ma poiché il pontefice non volle acconsentire nel 1534 emanò l’Atto di Supremazia con il quale si staccò dalla Chiesa di Roma, attuando lo scisma senza eresia; in tal modo, pur non modificando la dottrina, pose la chiesa inglese sotto il suo potere. La subordinazione della chiesa al sovrano ebbe come conseguenza la soppressione dei monasteri i cui beni vennero incamerati dalla corona, che li diede in affitto o li vendette, favorendo la piccola nobiltà, i mercanti e gli agricoltori più agiati; inoltre venne imposto ai funzionari il giuramento di fedeltà al nuovo regime religioso, e coloro che non vollero piegarsi furono giustiziati (come Tommaso Moro).
Dal primo matrimonio era nata una figlia, Maria, estromessa dalla successione a favore prima di Elisabetta, e poi del figlio maschio, Edoardo. Dopo la morte di Enrico salì al trono Edoardo VI, nato dal matrimonio con la terza moglie Jane Seymour. Edoardo fu incoronato all’età di 9 anni e regnò dal 1547 al 1553 sotto la tutela del duca di Somerset, Edward Seymur, e dell’arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer, entrambi fautori della dottrina protestante; appunto per iniziativa di Cranmer venne adottato il Common Prayer Book, il libro delle preghiere comuni, che veniva a sostituire il messale romano e i testi cattolici. Nel 1544, date le condizioni di salute del giovane regnante – fragile e malaticcio – il Parlamento aveva reinserto Mary ed Elisabeth nella linea di successione dinastica dopo Edoardo, sebbene il re avesse designato come erede al trono la cugina Lady Jane Grey.
Alla morte del fratellastro, avvenuta quando era ancora minorenne, Mary contestò la successione di J. Grey e rivendicò il suo diritto alla successione, con l’appoggio del popolo e di molti uomini politici, e venne acclamata il 19 luglio 1553: in tal modo si realizzò per la prima volta in Inghilterra una monarchia femminile. Maria era nata nel 1516 dal matrimonio fra Enrico e Caterina d’Aragona, zia di Carlo V, fervente cattolica e molto amata dai sudditi. La principessa era stata una bambina precocissima: a 4 anni aveva intrattenuto una delegazione francese suonando il virginale (antecedente del clavicembalo), e a 7 anni era in grado di leggere i classici latini e i padri della chiesa (Girolamo e Agostino), sapeva scrivere in latino e conosceva il francese, lo spagnolo e il greco. Ma in seguito al matrimonio del padre con Anna Bolena venne esclusa dalla successione e privata del titolo di principessa con la legge di successione del 1534 a favore della figlia di Anna Bolena, Elisabeth, mentre a lei era assegnato il titolo di Lady Mary, come una qualsiasi dama di corte. Il divorzio dei genitori fu per Mary un grandissimo dolore, che le provocò depressione, emicranie e palpitazioni; da allora non vide più sua madre, che già nel 1530 era stata declassata a Principessa di Galles e allontanata dalla corte; non solo, le venne negato il permesso di vederla in punto di morte e di assistere al suo funerale. Alla nascita di Elisabetta il padre la mandò a servire nella corte della neonata, dove veniva insultata e umiliata. Solo ad opera della terza moglie di Enrico, Jane Seymur, Mary potè riconciliarsi con il padre e ottenere di essere reintegrata nei suoi titoli.
Una volta insediata sul trono, non avendo esperienza di governo si circondò di consiglieri fidati e spesso si rivolse per consigli al cugino Carlo V. La politica di Maria si incentrò subito sulla questione religiosa. Sotto il regno di Edoardo i suoi tutori avevano sostituito completamente la dottrina anglicana (originariamente rimasta simile al cattolicesimo) con il credo protestante di ispirazione calvinista. Con questa riforma la monarchia si collocava pienamente in ambito protestante: erano aboliti tutti i sacramenti, tranne battesimo e cena, ma era negata la transustanziazione, era consentito il matrimonio dei preti, veniva abolito il culto delle immagini. La politica religiosa della regina fu volta alla restaurazione del cattolicesimo, con l’appoggio del papa Giulio III, che per sostenere la sua azione inviò a Londra il cardinale Reginald Pole, nominato arcivescovo di Canterbury, mentre l’arcivescovo Stephen Gardiner divenne lord Cancelliere e attuò una politica repressiva verso i protestanti e gli oppositori politici.
Per consolidare la sua politica religiosa nel 1554 sposò Filippo, Infante di Spagna, fra l’ostilità dei protestanti e le reazioni della Francia che temeva di essere accerchiata con l’unione di Spagna e Inghilterra. Il matrimonio era stato possibile grazie al voto favorevole del Parlamento e alla dispensa papale, dato che Maria (di 38 anni) era cugina di Filippo (27 anni). Ci fu anche una rivolta armata, che venne domata nel sangue, mentre Elisabetta veniva imprigionata, anche se liberata poco dopo: la repressione causò l’esecuzione capitale di circa 280 oppositori e valse alla regina il soprannome di Bloody, sanguinaria. Maria, dopo che il Parlamento aveva approvato la restaurazione del cattolicesimo, aveva garantito che i beni ecclesiastici sarebbero rimasti ai nuovi possessori, ma le decime e le annate ecclesiastiche furono di nuovo inviate a Roma, sotto la spinta di Filippo. Inoltre per iniziativa del vescovo Edmund Bonner iniziò la caccia agli eretici.
Il matrimonio non fu felice sia perchè mentre lei era innamorata del marito, Filippo, che l’aveva sposata per interesse su consiglio del padre, non la sopportava, la evitava e si assentava spesso dall’Inghilterra; ma anche perchè in base all’accordo prematrimoniale Filippo era riconosciuto “re d’Inghilterra per la durata della vita della regina” senza la possibilità di prendere decisioni a nome proprio. Filippo cercò di influire sulla politica di Maria soprattutto dopo essere succeduto al padre come re di Spagna. Nel 1557 riprese la guerra contro la Francia e convinse Maria a intervenire nella guerra, ma per l’Inghilterra fu un grave insuccesso, infatti i francesi conquistarono la città di Calais ancora in mano inglese, così l’Inghilterra perse l’ultimo baluardo sul continente.
Maria morì pochi mesi dopo probabilmente a causa di un tumore ovarico, senza aver avuto eredi, e Filippo in base al contratto prematrimoniale dovette lasciare la corte inglese, senza poter attuare il sogno di unificare le due maggiori potenze marittime del tempo.
