Donne e medicina: dal Cinquecento al Settecento

Dal Cinquecento e fino alla fine del Settecento alle donne era precluso l’accesso agli studi accademici di medicina, tranne pochissimi casi, per il persistere di una mentalità tradizionalmente pregiudiziale nei confronti del lavoro femminile in genere e delle professioni liberali in particolare. Nel secolo XVI, e ancor più in quello successivo, le donne ebbero meno spazio nell’ambito dell’arte medica; così a fronte di una maggiore professinalizzazione maschile, si assiste a una progressiva emarginazione delle donne. Nell’ambito medico l’attività delle donne era sempre limitata all’ostetricia e alla puericoltura, ma senza il supporto di studi teorici. La formazione avveniva in genere oralmente e in ambito familiare; le donne che esercitavano erano per lo più figlie o mogli di un medico, esercitavano senza un titolo e riuscivano a ottenere dalle autorità la licenza (la legittimità) di poter curare solo per chiara fama e dopo anni di esercizio. Le levatrici assistevano ai parti e si occupavano delle donne e dei neonati, la loro azione curativa si ispirava ai metodi tradizionali, basati sull’uso di prodotti naturali, erbe e piante. Si trattava di una medicina prevalentemente domestica: i rimedi erano unguenti e decotti fatti in casa con erbe, radici, fiori. Le curatrici empiriche erano molto presenti sul territorio; la loro opera si rivolgeva ai malati, in particolare donne e bambini e all’occorrenza anche ai maschi, e serviva a integrare il lavoro dei medici ufficiali. Somministravano le loro pozioni accompagnandole con formule, preghiere, parole del gergo religioso, spesso senza connessione.

La pubblicazione del Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe), aveva diffuso un clima di sospetto e acuito i sentimenti misogini, sempre presenti in una società patriarcale. Il libro, del 1484, stigmatizzava l’attività della donna come ginecologa e levatrice in base alla superstizione e al pregiudizio, e se la cura non aveva effetto la “curatrice” poteva essere accusata di stregoneria. La situazione per le donne si aggravò nel clima controriformistico, quando l’uso di rimedi empirici, spesso assimilati a pozioni misteriose, finiva per assimilare le guaritrici alle “streghe”. Non si hanno molte notizie di donne medico nel secolo XVI. Sappiamo che in Sicilia l’operato delle ostetriche era soggetto a sorveglianza e regolamentazione; con le Costitutiones del 1564 mentre si riconoscevano i titoli degli operatori sanitari (medici, ostetriche e speziali), venivano emanate delle norme contro gli abusi e contro l’attività di ciarlatani e speculatori. Ancora prima, nel 1544 era stato pubblicato il trattato di Trotula De passionibus mulierum, e altri manuali, come il trattato di ostetricia De partu hominis del 1513 o La commare o raccoglitrice (1596) del frate domenicano Mercurio. Si tratta di testi molto diffusi nell’ambiente medico, che servivano per istruire le ostetriche “empiriche” sull’anatomia femminile e sulle fasi del parto. In Francia si affermò una donna che diede un notevole impulso agli studi sulla ginecologia e la natalità. Louise Bourgeois Boursier (1563-1636) acquisì le prime nozioni di medicina e ginecologia dal marito barbiere-chirurgo e approfondì le sue conoscenze studiando il testo di Ambroise Paré. Fu la prima donna a pubblicare un testo medico Osservations diverses sur la sterilité, perte de fruict, feconditè, accoouchements et maladies des femmes, in cui descrisse l’anatomia femminile, individuò le anomalie del parto, studiò la tecnica del parto podalico, nonchè le cause dell’aborto e della sterilità. La fama acquisita curando le donne, nobili e popolane, le consentì di diventare, nel 1601, ostetrica personale di Maria de’ Medici e delle dame di corte. Luoise aiutò la regina nella nascita dei suoi figli, e fu ricompensata con notevoli somme di denaro e una pensione; alla regina dedicò il Manuale per l’insegnamento dell’ostetricia (1609), che aveva scritto perchè era convinta che fosse necessario istruire le levatrici per evitare pratiche pericolose per la donna e anche per il nascituro.

Nel corso del secolo XVII l’attività delle donne in campo medico si svolse prevalentemente nell’anonimato; sappiamo che le ostertiche erano sia cristiane che ebree, ma di loro non sono conservati i nomi; bisogna arrivare al Settecento per trovare delle figure femminili che riuscirono a imporsi nell’ambito della medicina (sempre come ginecologhe e ostetriche). In Francia si distinse Marie Anne Victorine Gillain Boivin (1773-1841). Nata in una famiglia agiata, venne aiutata negli studi dalle suore della Visitazione; durante la rivoluzione si trasferì presso una zia e cominciò a dedicarsi allo studio dell’anatomia e della ginecologia presso l’Hotel-Dieu, dove, una volta diventata levatrice, si dedicò alla cura delle partorienti. Alla morte del marito Louis Boivin, fu ammessa alla scuola per ostetriche; conseguito il diploma, si dedicò alla cura delle partorienti e successivamente ottenne di fondare una scuola per ostetriche a Port Royal. La sua opera si colloca all’avanguardia sia per l’atteggiamento scientifico con cui praticava la sua professione sia per l’invenzione del pelvimetro (per misurare le dimensioni interne del bacino) e dello speculum uteri (per auscultare il battito del feto). Al suo primo trattato Mémorial de l’art des accochements, dotato di numerose illustrazioni, seguirono altri scritti, che ebbero larghissima diffusione non solo in Francia, ma anche in Germania e in Italia. Fu insignita della medaglia d’oro al merito civile da Guglielmo III di Prussia (1814), fu membro onorario della Società Reale di scienze mediche di Bordeaux, ricevette la laurea honoris causa in medicina dall’università di Marburgo, le fu dedicato un cratere sul pianeta Venere. Morì in povertà. dopo aver rifiutato incarichi prestigiosi, nel 1841.

In Italia una figura di grande rilievo fu Anna Morandi Manzolini. Nata a Bologna nel 1714, inizialmente studiò disegno e scultura, poi studiò anatomia con il professore di anatomia Giovanni Manzolini, che divenne suo marito e con il quale collaborò per circa tre anni. Quando il marito si ammalò, Anna ottenne il permesso di insegnare al suo posto e alla morte di lui (1775) fu nominata “docente di anatomia”. Donna di singolare talento e molto abile nella scultura, divenne modellatrice (ceroplastica): realizzava modelli in cera degli organi che dissezionava, ma la sua attività non si limitava alla rappresentazione morfologica degli organi perchè ne descriveva anche la funzionalità, coniugando la pratica anatomica con lo studio teorico. Oltre le lezioni per gli studenti, teneva anche dei corsi presso la sua abitazione sui modelli in ceroplastica. Le sue creazioni descrivono lo scheletro, l’apparato genitale maschile, la mano e l’occhio; in particolare individuò la posizione del muscolo obliquo inferiore dell’occhio. Ricevette numerosi riconoscimenti e anche l’invito a recarsi presso la corte di Russia e di altri paesi. A lei è stato dedicato il Cratere Manzolini sul pianeta Venere.

Sempre in Italia, emerse anche la figura di Maria Carolina dalle Donne (1778-1842). Di precocissimo ingegno, venne affidata da bambina a uno zio, don Giacomo dalle Donne che abitava a Medicina presso Bologna, il quale ne curò l’educazione e l’avviò allo studio delle discipline umanistiche e della musica. Molto brillante nello studio, sapeva scrivere in latino e componeva poesie, ma provava interesse anche per le discipline scientifiche. Studiò anatomia e chirurgia con il chirurgo e patologo Rodati e poi, con Tarsisio Riviera, anatomia, fisiologia, chirurgia e ostetricia. Nel 1799 chiese di conseguire la “laurea dottorale” e a 21 anni tenne una discussione su testi di Aristotele e di Ippocrate, dopo aver discusso anche le obiezioni dei cattedratici presenti, così le fu conferito il dottorato in Filosofia e Medicina. Aiutata da una sovvenzione del conte Prospero Ranuzzi Cospi, potè studiare la struttura degli apparati e dei singoli organi e si interessò alle norme igieniche e alla dietologia. Compose alcuni trattati su diversi aspetti della ginecologia: ricordiamo Ex anatomia et Phisiologia, un trattato sulla neonatologia, uno studio sulle pratiche e le terapie in uso, corredato di consigli pratici. Nel 1804 venne creata una scuola di Ostetricia, che venne affidata a lei; quando la scuola venne chiusa per mancanza dei fondi per la gestione, ottenne di tenere lezioni presso la sua abitazione. Ebbe un importante riconoscimento: fu nominata “Accademica Benedettina soprannumeraria” (straordinaria) all’Ordine dei Benedettini Accademici, l’Accademia fondata da papa Benedetto XIV. Morì nel 1841.