(1542-1587)
Mary Stuart, regina di Scozia, è ricordata non tanto per la sua capacità di governo quanto piuttosto per la sua turbolenta vita sentimentale. Educata alla corte di Francia, parlava il francese, l’inglese e l’italiano, sapeva scrivere in greco e latino, suonava la viola e componeva poesie. Era bellissima e conservò la sua bellezza fino alla fine nonostante avesse contratto il vaiolo, infatti il suo aspetto non venne deturpato, come era successo alla cugina Elisabetta. Ha esercitato un grande fascino non solo sui contemporanei, ma anche sui numerosi artisti che ne hanno immortalato le vicende, facendone un’eroina romantica. Tanti sono stati i drammaturghi che hanno rappresentato nei loro drammi le vicende di questa regina, spesso modificando la verità storica: da Montchrestien (1604), a Vittorio Alfieri (1788), a Frederich Schiller (1800), via via fino al XX secolo; e anche tanti musicisti hanno celebrato la sua figura, come Gaetano Donizetti con un’opera ispirata al dramma di Schiller.
Come la vita delle regine Tudor anche quella di Mary Stuart si intreccia con le vicende politico-religiose, che agitarono l’Europa del Cinquecento. Maria nacque in Scozia nel castello di Linlithgow nel 1542 dal re Giacomo V Stuart e da Maria di Guisa (famiglia imparentata con il re di Francia). Dopo l’affermazione della Riforma protestante in Inghilterra si diffuse anche in Scozia una corrente riformista capeggiata da John Knox, che organizzò la chiesa su basi di partecipazione popolare, ispirandosi al modello del calvinismo ginevrino, e diede vita alla confessione presbiteriana; ma poichè il re era rimasto cattolico come pure una parte del popolo e dei nobili, si crearono le condizioni di una scissione politico-religiosa all’interno del Paese. A causa della prematura morte di Giacomo V, Maria di Guisa assunse la reggenza in nome della figlia Mary. Sebbene fosse cattolica e imparentata con la corte francese, Maria per evitare conflitti tra le fazioni protestante (filoinglese) e cattolica (filofrancese) concesse libertà di culto, ma si scatenò ugualmente una rivolta anticattolica, fomentata anche da Knox che inveiva contro quello che definiva il regime delle donne mostruoso e contro natura. Ma le tensioni politico-religiose non erano solo una questione interna alla Scozia, infatti la piccola Mary Stuart fu subito al centro delle ambizioni politiche dei regni vicini: da un lato l’Inghilterra di Enrico VIII, desideroso di annettere la Scozia tramite un’alleanza matrimoniale tra il figlio Edoardo e la principessa, dall’altra il re di Francia Enrico II, anch’egli deciso a concludere un accordo matrimoniale tra Mary e il figlio Francesco.
La reggente, per timore di un colpo di mano inglese, si nascose nel castello di Stirling e preparò l’incoronazione della figlia, che venne proclamata regina di Scozia il 9 settembre 1543, a soli 9 mesi. Enrico Tudor, con lo scopo di rapire Mary e imporre il matrimonio, attaccò la Scozia dando inizio a un conflitto definito brutale corteggiamento. Maria di Guisa, favorevole al matrimonio con il Delfino per motivi sia religiosi che familiari, nascose la bambina e, in seguito, la mandò in un monastero, insieme ad altre quattro bambine coetanee della regina e tutte chiamate Mary in modo da confondere gli eventuali rapitori. Una volta stipulato il trattato matrimoniale con il Delfino francese, Maria all’età di 5 anni fu mandata in Francia, dove ricevette un’educazione adeguata al suo rango. Le nozze furono celebrate nel 1558, ma il matrimonio durò poco, infatti Francesco II morì giovanissimo nel 1560 nel corso di un torneo per celebrare la pace di Cateau – Cambrésis, così Maria ritornò in patria, anche perché era sollecitata dai nobili scozzesi. Intanto mentre Maria viveva in Francia, in Scozia alla morte della reggente i nobili protestanti, detti puritani, proclamarono la Confessio Scotica, assunsero il controllo del regno, posero fuorilegge il cattolicesimo, decretarono la pena di morte per gli oppositori e incamerarono i beni ecclesiastici.
Tornata in Scozia nel 1561, per alcuni anni regnò in accordo con i Lords, sebbene questi fossero in maggioranza protestanti, ma il suo matrimonio con il cattolico lord Darnley (1565) da un lato provocò uno squilibrio tra le forze religiose e la nobiltà, dall’altro acuì il contrasto con la cugina Elisabetta, di cui Maria aveva contestato la legittimità al trono d’Inghilterra, rivendicandolo per sé. Il matrimonio, da cui nacque il figlio Giacomo, non fu felice; venne sospettata di avere una relazione con l’italiano Davide Rizzio, che venne assassinato dal marito davanti alla sua porta. L’anno successivo morì lo stesso Darnley – anche lui assassinato – e Mary sposò poco dopo il suo protetto Lord Bothwell, suscitando l’indignazione del Paese perché sospettato di aver assassinato Darnley: a causa dello scandalo Mary fu costretta ad abdicare in favore del figlio Giacomo VI e si rifugiò in Inghilterra. Qui divenne ben presto il simbolo antiprotestante per tutte le forze cattoliche: sebbene fosse confinata nel castello di Tutbury e messa sotto sorveglianza, entrò in rapporto con i gruppi dei cattolici e incontrò più volte gli ambasciatori dei Paesi cattolici. Nel 1570 la regina inglese venne scomunicata da Pio V con la bolla Regnans in excelsis, e ciò spinse alcuni nobili a organizzare un piano di fuga per la regina scozzese, che però non riuscì. Negli anni successivi vennero organizzati altri complotti contro Elisabetta, tutti sventati e seguiti dalla condanna dei congiurati, fino alla “congiura di Babington”, ordita nel 1586 da lord Babington per liberare Maria ed eliminare Elisabetta, in cui venne coinvolta la stessa Maria, sembra in accordo con la famiglia dei Guisa e la Spagna. La rivolta fu seguita da una violenta repressione contro gli insorti e Mary vene rinchiusa nel castello di Fotheringhay.
Mary Stuart fu processata per alto tradimento e giustiziata il 7 febbraio 1587.
Il suo corpo riposa nell’Abbazia di Westminster.