L’illusione della vittoria e il nuovo disordine mondiale

Le guerre raramente finiscono quando vengono dichiarate concluse. Accade oggi in Medio Oriente, dove la tregua tra Iran e Israele appare più fragile che solida, sospesa tra violazioni, minacce e diffidenze reciproche. Accade in Ucraina, dove dopo anni di combattimenti nessuno sembra in grado di imporre una pace. E accade soprattutto nella percezione del potere mondiale, che esce profondamente modificata da questi conflitti.

Per decenni siamo stati abituati a considerare gli Stati Uniti come la potenza capace di determinare da sola gli equilibri internazionali. La superiorità militare americana appariva talmente schiacciante da rendere quasi inevitabile il successo politico delle sue iniziative. Oggi questa convinzione non è più così evidente.

Il confronto con l’Iran ne offre un esempio significativo. Nessuno può seriamente sostenere che Teheran abbia prevalso sul piano militare. Le infrastrutture iraniane hanno subito danni ingenti e l’economia del Paese continua a pagare un prezzo elevato. Eppure il regime è sopravvissuto, non è stato rovesciato, non ha rinunciato alla propria influenza regionale e continua a utilizzare la sua principale leva strategica: la capacità di condizionare la sicurezza energetica mondiale attraverso lo stretto di Hormuz.

In geopolitica, talvolta, sopravvivere equivale a vincere. L’Iran non ha sconfitto gli Stati Uniti, ma ha dimostrato di poter resistere alla pressione della maggiore potenza del pianeta senza essere piegato. È questa la ragione per cui in molti Paesi del Sud globale si è diffusa la percezione di una vittoria iraniana. Non una vittoria militare, ma una vittoria politica e simbolica.

Ancora più interessante è quanto sta accadendo nei rapporti tra Washington e Israele. Le tensioni emerse tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu mostrano una divergenza che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile. La Casa Bianca appare orientata a evitare un allargamento del conflitto, mentre il governo israeliano continua a considerare prioritario il contenimento militare dell’Iran e delle sue reti regionali.

Il Libano rappresenta il punto più delicato di questa contraddizione. Hezbollah resta un attore armato capace di destabilizzare l’intera regione e ogni operazione militare rischia di riaccendere un conflitto più ampio. Le pressioni americane per contenere l’escalation dimostrano che oggi Washington considera la stabilizzazione del Medio Oriente un obiettivo più urgente della ricerca di una vittoria totale.

È qui che emerge il vero interrogativo. Gli Stati Uniti restano una potenza militare senza rivali, ma riescono ancora a trasformare la loro superiorità in risultati politici duraturi? Dall’Afghanistan all’Iraq, fino alle crisi più recenti, la risposta appare meno scontata di un tempo. Non siamo di fronte a una “tigre di carta”, secondo la celebre espressione di Mao Zedong, ma certamente a una potenza che incontra crescenti difficoltà nel convertire la forza militare in ordine internazionale stabile.

Nel frattempo, un altro conflitto continua a ridisegnare gli equilibri mondiali. In Ucraina la guerra ha prodotto una sorpresa che pochi avevano previsto. Se la Russia mantiene una notevole capacità industriale e una grande profondità strategica, Kiev ha sviluppato una straordinaria capacità di innovazione tecnologica.

L’Ucraina non è più soltanto il Paese che riceve aiuti dall’Occidente. È diventata uno dei principali laboratori mondiali della guerra del XXI secolo. Droni, sistemi navali senza equipaggio, software di coordinamento operativo, reti di sensori intelligenti e applicazioni di intelligenza artificiale vengono progettati, sperimentati e perfezionati in tempi rapidissimi. Molte industrie militari europee e americane guardano oggi all’esperienza ucraina come a un modello di innovazione.

Paradossalmente, una nazione devastata dalla guerra sta acquisendo un patrimonio tecnologico che potrebbe trasformarla, nel lungo periodo, in un attore strategico di primo piano. La guerra ha impoverito il Paese, ma ne ha accelerato la modernizzazione tecnologica in misura impensabile solo pochi anni fa.

Questo elemento introduce una variabile nuova anche nel confronto con la Russia. Mosca può contare su risorse demografiche, territoriali ed energetiche superiori, ma si trova di fronte un avversario capace di innovare con una velocità che spesso sorprende gli stessi alleati occidentali. La partita resta aperta e nessuna delle due parti appare oggi in grado di ottenere una vittoria decisiva.

È probabile che il futuro dell’Ucraina assomigli meno alla pace e più a una lunga tregua armata, sul modello coreano: confini contestati, riarmo permanente, negoziati intermittenti e tensioni periodiche.

Se osserviamo insieme il Medio Oriente e l’Europa orientale, emerge un quadro comune. Non stiamo assistendo alla vittoria dell’Iran né alla sconfitta degli Stati Uniti. Non stiamo assistendo alla vittoria della Russia né a quella dell’Ucraina. Stiamo assistendo alla fine di un’epoca storica.

L’ordine internazionale nato dopo il 1991, fondato sulla centralità americana, lascia progressivamente spazio a un mondo più frammentato, multipolare e instabile. In questo nuovo scenario nessuno possiede una forza sufficiente per imporre da solo la pace, ma molti attori dispongono di risorse sufficienti per impedire agli altri di vincere.

Forse è questa la vera lezione dei conflitti contemporanei. La forza continua a contare, ma non basta più. Contano la resilienza, la capacità tecnologica, il controllo delle risorse strategiche, la tenuta delle società e la pazienza politica. Le guerre del nostro tempo non decidono soltanto chi è più forte. Ci mostrano soprattutto quanto sia diventato difficile trasformare la forza in un ordine stabile e condiviso.

Per questo il problema non è stabilire se l’Iran abbia vinto o se l’America abbia perso. Il problema è comprendere che il mondo nel quale una sola potenza poteva decidere l’esito dei conflitti sta rapidamente tramontando. E il nuovo ordine, almeno per ora, non si intravede ancora all’orizzonte.

Attilio Danese, con utilizzo della rassegna stampa e sitografica preparata da Chagpt24