di Margherita Spampinato, con Marco Fiore (Nico) ,
Aurora Quattrocchi (Gela)
Il cinema suscita ricordi diversi in ogni stagione. Se penso al cinema e all’estate mi tornano in mente epoche lontane, quelle dell’adolescenza e dei primissimi anni della giovinezza, quando cinema estivo voleva dire l’arena all’aperto, con le sedie arrugginite, il cielo stellato sulla testa, le patatine in mano acquistate alla bancarella all’ingresso, prima di fare i biglietti. I film che venivano proiettati non erano certo di prima visione, ma l’arena aveva in sé una magia incantatrice. Basta
pensare alla scena del film di Emma Dante “Le sorelle Macaluso”, ambientata nell’arena “La Sirenetta” di Palermo con la colonna sonora “Meravigliosa creatura” della Nannini per rivivere quell’epoca lontana in cui il cinema d’estate era appunto l’arena. Oggi molti cinema all’aperto vengono allestiti in estate nelle piazze di città e paesi, ma le arene vere e proprie vanno
scomparendo: troppo appetibili come aree edificabili gli spazi in cui erano costruite. Così per molti il cinema d’estate è diventato anche sedersi davanti alla tv con il condizionatore acceso per via del caldo rovente e magari scoprire un film che ti sorprende e ti commuove.
A me è capitato con “Gioia mia”, opera prima della regista palermitana Margherita Spampinato, un film piccolo,
delicato, a tratti struggente. È una storia di formazione: Nico, bambino di undici anni, abituato alla città e a tutto quello che è moderno – cellulare innanzitutto – “orfano” dell’amata babysitter Violetta che sta per sposarsi – viene affidato dai genitori impegnati nel proprio lavoro a un’anziana parente, una zia che vive in una non meglio specificata cittadina di mare siciliana, nella realtà la splendida Trapani. Due mondi vengono così a confronto: la lentezza delle estati di un tempo
avvolge la vita del ragazzino che però mal sopporta questa nuova situazione: niente cellulare perché in casa non c’è wifi, poca tv, cibi tradizionali dal sapore insolito che all’inizio Nico non vuole neanche assaggiare. La vecchia zia (una splendida Aurora Quattrocchi, tanto naturale che non sembra nemmeno recitare) vive in un antico palazzo abitato d’estate solo da nonne e nipoti. Gela, la zia, praticamente sequestrando il cellulare al ragazzino, lo costringe a giocare in cortile con gli
altri bambini e da qui comincia la scoperta dell’amicizia, delle superstizioni e leggende locali, delle “prove di coraggio” e infine dei segreti della vecchia custoditi gelosamente in una scatola nascosta su un armadio. Senza svelare altro, basta dire che alla fine tra il ragazzo e la zia nasce un’imprevedibile intesa fatta di sguardi, ironia, litigi e sorrisi che porteranno i due a comprendersi e a fidarsi l’uno dell’altra. Nico scoprirà anche i primi turbamenti adolescenziali di una simpatia che
non è ancora amore e la gioia di sentirsi libero pure, anzi, soprattutto, in compagnia di altri.
Un film “Gioia mia” che ricorda un certo cinema del passato, registi come Comencini o De Sica, attenti al mondo dei bambini e alla loro formazione. Un film garbato, essenziale, che fa sorridere e commuovere. Da vedere!
È disponibile su Netflix.
