La medicina nell’età ellenistica

Alessandro Magno impose il suo dominio dal Mediterraneo all’India, ma quando il regno macedone raggiunse la massima espansione, egli fu colto dalla morte. Il potere venne diviso fra i suoi generali e l’impero si scisse in numerosi regni, più importanti dei quali furono quello di Pergamo e quello tolemaico d’Egitto. Nacque allora la cultura ellenistica, come fusione tra quella greca e quella dei paesi conquistati dai macedoni. Il sapere dell’Ellade venne assimilato dagli studiosi dei diversi Paesi, che diedero vita a una nuova stagione culturale, l’“età ellenistica”, in cui, partendo dal nucleo comune della filosofia, si svilupparono numerosi ambiti scientifici autonomi.

Nel III° secolo a.C. si verificarono conquiste significative in campo scientifico e tecnologico. Tecnici e scienziati del tempo ritenevano che vi fosse un grande potenziale nello sfruttamento delle risorse e dei materiali e che dietro a queste possibilità esistessero leggi e principi della natura. Il merito principale dell’epoca ellenistica si può rintracciare nello sviluppo del metodo scientifico quale frutto dell’incrocio di due distinte tradizioni, quella greca e quella orientale. Gli studiosi di questo periodo furono in grado non solo di comprendere il valore e l’importanza della matematica babilonese o della medicina egiziana, ma di svilupparne tutte le conoscenze, unificandole e implementandole. La ricerca scientifica e la filosofia si erano sviluppate parallelamente, in quanto spesso curate da uno stesso studioso, come Aristotele (384- 322 a .C.), che, pur non essendo medico, diede un importante contributo allo sviluppo della medicina in qualità di fondatore e maestro del primo laboratorio biologico; nel Liceo aristotelico protagoniste indiscusse della ricerca scientifica erano state la biologia e la zoologia, e con Teofrasto anche la botanica e la psicologia descrittiva; la vita degli animali e delle piante era studiata con metodi scientifici quali l’osservazione, la dissezione anatomica e la comparazione dei vari organismi.

Si veniva affermando una razionalità medica antireligiosa e dissacrante che, con la sua attenzione al dato empirico del sintomo e il suo controllo razionale dell’esperienza, realizzava la concezione della scienza di Aristotele, anche se egli non includeva la medicina nelle scienze, ma la declassava a semplice tecnica, che opera senza conoscere le cause. Sebbene nelle sue ricerche sulle funzioni degli organi Aristotele sia incorso in alcuni errori poiché non praticava dissezioni sull’uomo, la sua opera costituisce una chiarificazione del problema dei rapporti tra la medicina e la filosofia con indubbi vantaggi per entrambe. Lo Stagirita, attraverso la pratica metodica della dissezione animale, contribuì ad ampliare le conoscenze zoologiche e botaniche e costruì una filosofia della natura che costituì la base del sapere scientifico posteriore per secoli. Egli sosteneva che i medici che posseggono la loro arte con maggiore consapevolezza teorica si rifanno per la medicina alla scienza della natura, e avviava i ricercatori a sviluppare una scienza prevalentemente teorica e “disinteressata”. I risultati raggiunti dai peripatetici furono utilizzati nel periodo ellenistico al fine di avere materiali utili per la medicina, la farmacologia e la tossicologia.

Nel corso del III secolo a.C. il centro della scienza greca divenne Alessandria d’Egitto, sede di una famosa scuola di medicina e di una ricchissima biblioteca; qui gli studi medici progredirono enormemente perché già da secoli si faceva uso di pratiche funerarie che prevedevano la dissezione dell’uomo come preparazione alla mummificazione. In tal modo la tecnica dell’esame sul cadavere acquistò importanza non solo come dissezione, ma quale momento fondamentale dell’attività del medico. Contemporaneamente alla scuola empirica, in Alessandria si diffusero anche la scuola dogmatica, che era la continuazione della scuola d’Ippocrate, e la scuola metodica. Ad Alessandria Erofilo eseguì la prima dissezione pubblica di cui si ha notizia ed Erasistrato compì importanti studi sull’anatomia, tuttavia i seguaci di questi scienziati si divisero in molte sette in conflitto fra loro; il gruppo più importante fu quello degli empirici, che basavano la propria dottrina sull’esperienza effettuata per prove ed errori. Gli empirici erano chirurghi e farmacologi eccellenti; e fu appunto un loro seguace, Mitridate VI, che sviluppò il concetto di induzione della tolleranza ai veleni con la loro somministrazione a piccole dosi crescenti. Secondo la scuola empirica l’attività del medico comprendeva tre momenti fondamentali: l’anamnesi, l’autopsia (intesa come ispezione, visita diretta del medico sul malato) e la diagnosi. Questa scuola aveva dei principi che precorrono da vicino quelli attuali, anche se fallì per l’impossibilità concreta di fare una diagnosi accurata e, di conseguenza, istituire una terapia adeguata, a causa delle ancora scarse cognizioni sulle malattie in loro possesso. La medicina ellenistica si differenzia da quella ippocratica, la quale sia sul piano teorico che pratico, era basata sul concetto di malattia e sull’osservazione dei fenomeni visibili all’esterno; il medico era dedito alla formulazione della diagnosi e alla ricerca delle terapie: infatti non conoscendo l’interno del corpo umano, tentava di ricostruire i fenomeni interni, invisibili, per analogia con i fenomeni esterni. Nell’età ellenistica si modificò strutturalmente la scienza medica, che non privilegiava più lo studio esteriore della malattia, ma la comprensione degli elementi della salute. Si affermava la figura del medico scienziato e ricercatore, autore di trattati in cui esprimeva il frutto della ricerca, si costituivano nuove e più approfondite conoscenze anatomo-fisiologiche ottenute mediante la dissezione del corpo umano.

Ad Alessandria sono vissuti due grandi scienziati, Erofilo ed Erasistrato, fondatori della scuola medica alessandrina. Erofilo (circa 335 a.C. – circa 280 a.C.), originario di Calcedonia, si trasferì ad Alessandria, occupandosi di patologia, diagnostica e terapeutica. Egli fu il primo a basare le sue conclusioni sulla dissezione del corpo umano; secondo Tertulliano, oltre a sezionare cadaveri, avrebbe anche praticato la vivisezione di condannati. Egli basava la fisiologia su quattro forze: la nutritiva con sede nell’apparato digerente e nel fegato; la calorifica con sede nel cuore; la pensante nel cervello; la sensitiva nel sistema nervoso; inoltre diede un grande contributo allo studio del sistema nervoso, avendo scoperto la connessione fra cervello e nervi; distinse tendini e nervi, nervi motori e sensori; individuò nel cervello il centro del sistema nervoso e la sede dell’intelligenza. Partendo da Prassagora di Cos, descrisse le cavità del cuore e le valvole, e la differenza tra vene ed arterie; studiò per primo la frequenza del battito del polso, avendo notato sia la correlazione tra frequenza del battito e temperatura corporea, sia la variazione della frequenza media con l’età. Studiò l’occhio ed inventò il nome di retina. Formulò per primo una descrizione del fegato e dell’apparato digerente, distinguendo alcuni tratti dell’intestino e dando loro i nomi in uso ancora oggi, come digiuno e duodeno. Erofilo introdusse anche una nuova terminologia per descrivere le strutture anatomiche da lui scoperte; molti dei termini introdotti da lui sono usati ancora nella terminologia anatomica. Le sue opere sono andate perdute, ma sono conosciute per le citazioni di Galeno e altri studiosi.

Erasistrato di Chio (330 a.C. Isola di Chio – ca. 250 a.C), lavorò come medico reale al servizio di Seleuco I Nicatore e, insieme a Erofilo, fondò la scuola medica di Alessandria d’Egitto. Egli, richiamandosi a Democrito, considerava gli atomi come i costituenti essenziali del corpo e riteneva che essi fossero resi vitali dall’aria esterna (il pneuma) che circola attraverso le arterie. Anche Erasistrato riteneva che i nervi fossero collegati al cervello, organo dal quale si dipartono i nervi motori e sensori. Egli pensava anche che le arterie muovessero uno “spirito animale” dal cuore servendosi dell’aria fornita dai polmoni. Erasistrato con Erofilo ha il merito di aver effettuato le prime autopsie e di aver praticato anche laparatomie, inoltre ha riconosciuto per primo che le arterie sono dei vasi che trasportano sangue, al contrario di quanto affermato da Aristotele, secondo il quale le arterie trasportavano pneuma, in forza della sua concezione dell’impossibilità di grandi vuoti nel corpo; riteneva inoltre che le malattie derivassero dall’alterazione del rapporto sangue-pneuma. Anche lui diede molta importanza allo studio del polso, al concetto di temperatura del corpo, ecc, ma le sue scoperte e intuizioni sono poi cadute nell’oblio per molto tempo.