La pace in vendita e la morte in spettacolo

Il potere senza il limite del diritto

Tre vicende della politica americana — il riavvicinamento energetico tra Trump e Putin, le sanzioni contro la Corte penale internazionale e la proposta di trasmettere in streaming un’esecuzione capitale — sollevano una stessa domanda: che cosa accade quando il potere considera il diritto un ostacolo e la dignità della persona una variabile secondaria?

La pace e il prezzo dell’energia. Dopo un colloquio con Putin, Trump ha annunciato un’intesa sul gasolio russo. Washington ha autorizzato temporaneamente alcune operazioni prima vietate dalle sanzioni, fino all’aprile 2027. La riduzione dei prezzi dei carburanti è un obiettivo comprensibile: riguarda famiglie e imprese. Ma ogni apertura economica verso Mosca, mentre prosegue la guerra in Ucraina, pone una domanda politica: quali impegni concreti sono stati ottenuti in cambio?

Zelensky ha criticato l’intesa, temendo che nuove entrate possano sostenere lo sforzo bellico russo. Ha però distinto una concessione unilaterale da un possibile allentamento delle sanzioni collegato a una tregua energetica effettiva. La differenza è essenziale. Dialogare con l’avversario è necessario; confondere un vantaggio commerciale con un passo verificabile verso la pace sarebbe pericoloso. Una tregua annunciata non basta, se gli attacchi continuano.

L’Unione Europea ha ribadito l’esigenza di mantenere la pressione sulla Russia. Le sanzioni non sono un fine e non sostituiscono la diplomazia; servono, semmai, a creare condizioni per un negoziato che non cancelli la voce del Paese aggredito. La pace non può essere semplicemente decisa sopra la testa delle popolazioni.

L’Aja e l’indipendenza del giudice. Le misure americane contro la Corte penale internazionale aprono un secondo fronte. Washington contesta che la Corte possa esercitare determinate competenze su cittadini di Stati non aderenti allo Statuto di Roma. È una controversia giuridica che merita attenzione. Ma la critica alla giurisdizione di un tribunale non dovrebbe tradursi in pressioni capaci di comprometterne l’indipendenza.

La Corte ha emesso mandati d’arresto anche nei confronti di Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu. Un mandato non è una condanna: la responsabilità si accerta attraverso prove, contraddittorio e garanzie. Proprio per questo i giudici devono poter operare senza intimidazioni. Se il diritto vale soltanto quando colpisce gli avversari, cessa di essere una regola comune e diventa un’appendice della forza.

La morte come spettacolo. Il progetto di trasmettere in streaming l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, condannato per la strage di Fort Hood del 2009, introduce una questione ancora diversa, ma non meno inquietante. L’annuncio ha suscitato proteste; la diretta non risulta una decisione irrevocabile. La gravità del delitto e il dolore delle vittime non sono in discussione. Proprio per rispetto delle vittime, però, la pena non dovrebbe trasformarsi in una rappresentazione pubblica della morte.

Anche chi sostiene la pena capitale dovrebbe interrogarsi sul significato di uno Stato che invita a guardare l’eliminazione di un condannato. La giustizia deve accertare responsabilità e tutelare la società; lo spettacolo rischia invece di alimentare curiosità morbosa, assuefazione e desiderio di vendetta. La dignità della persona non viene cancellata neppure dalla gravità della colpa.

Il limite personalista del potere. Queste vicende non sono equivalenti, ma rivelano una tensione comune. Nel primo caso la sorte di un popolo rischia di essere subordinata agli scambi economici; nel secondo l’autonomia del giudice agli interessi delle potenze; nel terzo il rispetto della persona all’esibizione della forza punitiva.

Il personalismo di Emmanuel Mounier e Jacques Maritain ci ricorda che la persona non è un mezzo al servizio dello Stato, del mercato o della propaganda. Paul Ricoeur lega la vita buona, «con e per gli altri», alle istituzioni giuste. Non basta dunque confidare nella volontà dei governanti: occorrono regole, controlli, tribunali indipendenti e accordi verificabili.

Il pericolo più sottile è abituarsi: ai bombardamenti che diventano statistiche, ai negoziati che escludono le vittime, ai giudici trattati come nemici, alla morte presentata come un evento mediatico. Una civiltà si misura invece dalla capacità di porre limiti alla propria potenza.

La pace non è una merce, la giustizia non è un intralcio, la morte non è uno spettacolo. Quando il potere dimentica questi confini, non diventa più forte: diventa meno umano.

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con Rassegna sitografica e stampa: ChatGPT.