Novembre a Pesto.

Ci furono le rose/

un tempo, gli asfodeli./

Ora passa nei cieli/

il cielo che rispose 

alla notte degli anni,/

alle paludi, ai morti./

Ci restano più forti/

del tempo questi inganni/

della dolce stagione./

E il povero che vede/

fermarsi sul suo piede/

il sole, già s’espone/

al suo sorriso cieco./

Felice si somiglia,/

balbetta con le ciglia/

il soliloquio greco./

Poi trova il freddo, stretto/

nelle stesse parole/

con cui si scalda il petto.

A non volere vuole/

il fondo del bicchiere./

La morte porge al nonno/

degli anni sul braciere/

di cenere quel sonno.


Alfonso Gatto