Ci furono le rose/
un tempo, gli asfodeli./
Ora passa nei cieli/
il cielo che rispose
alla notte degli anni,/
alle paludi, ai morti./
Ci restano più forti/
del tempo questi inganni/
della dolce stagione./
E il povero che vede/
fermarsi sul suo piede/
il sole, già s’espone/
al suo sorriso cieco./
Felice si somiglia,/
balbetta con le ciglia/
il soliloquio greco./
Poi trova il freddo, stretto/
nelle stesse parole/
con cui si scalda il petto.
A non volere vuole/
il fondo del bicchiere./
La morte porge al nonno/
degli anni sul braciere/
di cenere quel sonno.
Alfonso Gatto